Mentre il centrodestra mostra le prime crepe, il centrosinistra siciliano tenta l’accelerazione decisiva per la presidenza della Regione puntando sulla carta delle primarie.
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A farsi promotore di questa mossa è il segretario regionale del PD, Anthony Barbagallo, che nel fine settimana ha ottenuto il via libera quasi unanime della direzione del suo partito con ben 104 voti favorevoli.
Per Barbagallo si tratta di una strategia a doppio fine: scuotere gli alleati del campo largo e, al contempo, blindare la propria leadership contro le correnti interne che sono tornate a chiederne a gran voce le dimissioni.
L’appello alle urne dei gazebo ha già trovato una sponda importante in Fabio Giambrone, leader regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, secondo cui la consultazione popolare è l’unica via d’uscita logica di fronte alle molteplici candidature sul tavolo.
Tuttavia, compattare la coalizione rimane un’impresa complessa. All’interno del Movimento 5 Stelle si consuma infatti un confronto silenzioso, dove il nome di Nuccio Di Paola sembra ormai prevalere su quello di Giuseppe Antoci per la guida della Regione.
A complicare ulteriormente i giochi c’è la variabile Ismaele La Vardera. Con la sua candidatura lanciata in anticipo a inizio anno, il deputato regionale ha confermato di non voler fare alcun passo indietro.
La sua corsa autonoma e la sua strategia al rialzo rischiano di frammentare l’elettorato di centrosinistra, trasformando le primarie in un’arma a doppio taglio che potrebbe finire per avvantaggiare proprio la sua proposta più populista.