GAY PRIDE, OSTENTAZIONE E CARICATURA DI UN DIRITTO

di Rino Piscitello

Sappiamo che il tema è delicato e rischia di suscitare polemiche aggiuntive, ma del gay pride di Palermo sentiamo proprio il bisogno di parlare.

La premessa forse indispensabile è che riteniamo l’omofobia alla stessa stregua del razzismo e la libertà sessuale una scelta non sindacabile dell’individuo.

Crediamo però che non possano esserci zone franche da critiche e riflessioni e quindi vogliamo esprimere il nostro pensiero.

Due sono le considerazioni principali che vogliamo fare: la prima riguarda l’immagine e la seconda il programma.

Siamo convinti che ogni area della società non riconosciuta adeguatamente o messa ai margini ha il diritto e quasi il dovere di rivendicare con orgoglio la propria identità e quindi preziosi e utilissimi si sono rivelati negli anni i primi gay pride che hanno in qualche modo sdoganato diritti e libertà che la società italiana non aveva metabolizzato.

Le prime eccentricità e i primi eccessi erano giustificati dalla sfida necessaria a quell’orribile bacchettonismo della tolleranza che più o meno diceva: “va tutto bene, basta che stiano lontani da me”.

Ma adesso che molti passi in avanti sono stati fatti, gli eccessi piuttosto che il riconoscimento di un diritto, rischiano di portarne con sé una raffigurazione caricaturale e quindi paradossalmente di determinare un’immagine quasi carnevalesca e smodata che rischia di trasformarsi in nuovi pregiudizi.

La sfida di chi rivendica i propri diritti non può che essere la richiesta del riconoscimento della normalità della propria diversità come di quella di ciascuno. L’accentuazione esasperata della diversità ci sembra invece che contenga in nuce un rifiuto dell’uguaglianza sostanziale che rischia di trasformarsi in ghetto.

La seconda considerazione è sul programma.

Chi combatte contro l’omofobia ha due strade, entrambe legittime.

La prima, quella che condividiamo ed auspichiamo, è rivolgersi a tutte le forze sociali e politiche di ogni area sostenendo che i diritti e le libertà devono attraversare trasversalmente progressisti e conservatori e tutti devono confrontarsi con le richieste del movimento anti omofobo. Contro nessuno quindi, e chiedendo a tutti di confrontarsi.

La seconda strada è quella di schierarsi a priori con un’area politica contro un’altra sostenendo che l’altra è naturalmente contraria ai diritti e alle libertà. È a nostro parere una linea perdente ed estremista oltre che sostanzialmente non vera e finisce per alienare consensi piuttosto che conquistarne. La linea insensata che aliena aree intere dei mondi cattolico, conservatore e liberale. Non la condividiamo, ma è una posizione legittima che porta però inevitabilmente alcune conseguenze sul piano della coerenza.

Se ti schieri e nel tuo programma insulti una parte politica, non puoi chiedere il patrocinio di un governo cittadino gestito da quella parte politica. Il nodo non è quindi se Lagalla doveva o non doveva dare il patrocinio della città al gay pride. Il nodo è che un movimento non ipocrita e coerente nella sua intransigenza, quel patrocinio non avrebbe dovuto chiederlo mai.

P.S. Abbiamo ritenuto, oggi che il Gay Pride attraverserà le strade di Palermo, ripubblicare l’articolo di un anno fa del nostro direttore che sollevò un dibattito e anche qualche polemica. Vogliamo solo aggiungere che la difesa dei diritti universali come quello alla libertà sessuale è un dovere di tutti, ma non riteniamo che questo possa comprendere la gravidanza surrogata che, a nostro parere, essendo una forma di mercificazione,  è, di fatto, una forma di sfruttamento del corpo femminile, in particolare delle donne che versano in uno stato di povertà.