La privatizzazione della Sac, la società di gestione dell’Aeroporto di Catania che controlla anche lo scalo di Comiso, ha innescato una serie di reazioni a catena che vedono ora anche la Lega schierata su posizioni di forte critica. Questo posizionamento crea non poco stupore nei corridoi della politica regionale, poiché si salda idealmente con la linea già tracciata dagli autonomisti del Movimento per l’Autonomia all’Ars e nel corso del consiglio comunale straordinario tenutosi a Catania all’inizio di questo mese.
Entrambe le forze politiche godono di un radicamento territoriale profondo e diffuso proprio nelle aree direttamente servite dalle due infrastrutture aeroportuali, ed è un fatto insolito assistere a una convergenza così netta tra la Lega e gli autonomisti di Raffaele Lombardo, specialmente se si considera che tale asse si contrappone frontalmente alle determinazioni assunte dalla Camera di Commercio del Sud-Est Sicilia. L’ente camerale detiene infatti una quota superiore al 60% della proprietà della Sac, ed è attualmente guidato da un commissario straordinario, Antonio Belcuore, designato direttamente dal governatore Renato Schifani nel gennaio del 2023.
La dura presa di posizione della Lega, espressa dal segretario regionale Nino Germanà, accende i riflettori sui meccanismi che stanno guidando la cessione delle quote pubbliche a soggetti privati. L’allarme principale riguarda la possibilità che l’intera operazione finisca per penalizzare la sfera pubblica a causa di una valutazione patrimoniale della società ritenuta “frettolosa e solitaria”.
Secondo l’analisi dei leghisti, la Camera di Commercio starebbe portando avanti un percorso solitario, sfruttando una condizione di gestione straordinaria che si protrae ormai da oltre un triennio. Una lungaggine temporale che, secondo l’esponente del Carroccio, andrebbe oltre i limiti e le finalità previste dalle normative vigenti, le quali dovrebbero circoscrivere i poteri commissariali alla gestione ordinaria e all’approvazione dei bilanci.
Il sospetto sollevato descrive uno scenario in cui determinati ambienti politici sfrutterebbero l’eccezionalità del commissariamento per mantenere una forte influenza sulla cabina di regia dei due scali. Le critiche si estendono anche alle dinamiche interne delle società controllate, come la Sac Service, dove si contesta la mancanza di adeguate procedure di selezione comparativa per le assunzioni, le consulenze e gli atti di gestione.
Questa offensiva della Lega si aggancia temporalmente e idealmente al documento programmatico presentato dal gruppo consiliare dell’Mpa a Palazzo degli Elefanti durante la seduta straordinaria del Comune di Catania dello scorso 5 giugno. In quell’occasione, i rappresentanti autonomisti avevano chiarito di non muovere da un pregiudizio ideologico contrario all’ingresso di partner industriali privati, riconoscendone il potenziale in termini di investimenti e sviluppo. Tuttavia, avevano posto una serie di condizioni stringenti e irrinunciabili per salvaguardare il patrimonio collettivo della Sicilia orientale.
I punti fermi degli autonomisti coincidono in gran parte con le perplessità sollevate in ambito leghista. In primo luogo, l’Mpa contesta la scelta di procedere verso la vendita della maggioranza azionaria senza aver prima definito e reso pubblica una stima indipendente sul valore reale della Sac, un passaggio ritenuto fondamentale per fissare un prezzo minimo a tutela del pubblico. A ciò si aggiunge la richiesta di totale trasparenza sui poteri decisionali esercitati dal consiglio di amministrazione e dall’amministratore delegato, oltre alla necessità di svelare i dettagli del piano industriale collegato alla cessione.
Di fronte a un quadro così frammentato e denso di incognite, sia la Lega che il Movimento per l’Autonomia sostengono di fatto che forse sia giunto il momento di pigiare sul freno. La privatizzazione di un asset così nevralgico non può trasformarsi in una corsa contro il tempo guidata da gestioni straordinarie. Una sosta tecnica per una ponderata riflessione non rappresenterebbe un passo indietro, bensì un atto di responsabilità necessario per ricucire lo strappo con il territorio e per garantire che il futuro dello scalo risponda a criteri di oggettiva convenienza pubblica, trasparenza finanziaria e stabilità sociale per l’intera Sicilia orientale.