ANCORA RACKET ALLO ZEN

di Redazione

Non si ferma l’ondata di intimidazioni nel quartiere Zen di Palermo, dove il racket delle estorsioni continua a colpire senza sosta le attività commerciali.

Gli ultimi due episodi hanno preso di mira due barbieri a pochissima distanza l’uno dall’altro: il salone “Barbiere dello Zen” in via Ludovico Bianchini e il negozio “Total No Limits Look” in via Luigi Einaudi.

In entrambi i casi, la tecnica utilizzata è stata identica. Davanti alle saracinesche è stata lasciata una bottiglia piena di benzina insieme a un biglietto con una esplicita richiesta estorsiva di 5.000 euro. Pochi giorni prima, una sorte analoga era toccata al titolare del bar “Cherì”, confermando un clima di forte tensione che da mesi interessa la fascia costiera compresa nel mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo.

La strategia del terrore in questa zona della città si fa sempre più aggressiva. Prima dei barbieri, infatti, si erano già registrati gravissimi avvertimenti, come le sventagliate di kalashnikov contro una pizzeria e contro la sede dell’azienda di autonoleggio Sicily by Car.

Le indagini della squadra mobile e della scientifica proseguono a ritmo serrato, cercando di fare luce su una rete criminale che sembra non essersi indebolita nemmeno dopo l’arresto, avvenuto l’11 giugno, di otto giovani residenti nei padiglioni dello Zen 2, considerati dalle autorità i principali esecutori delle intimidazioni.

Gli inquirenti sospettano che dietro questa recrudescenza ci sia la guida di figure di rilievo della criminalità organizzata scarcerate di recente, come Calogero Lo Piccolo, Giuseppe Biondino e Giuseppe Serio.

Le bottiglie incendiarie e le sparatorie potrebbero quindi essere non solo una pressione per imporre il pizzo, ma anche il segnale di una profonda riorganizzazione o di uno scontro interno in corso per il controllo del territorio.