Il Campo Largo siciliano si ritrova davanti al bivio della maturità politica, ma il percorso verso le elezioni regionali del prossimo anno rischia di trasformarsi in un labirinto di personalismi. La consapevolezza che l’unica strada percorribile sia quella di costruire una coalizione il più possibile estesa e inclusiva, capace di raccogliere forze che vanno dai partiti tradizionali alle reti civiche territoriali, si scontra sistematicamente con l’ingombrante presenza dei protagonismi individuali.
Questa prima fase preelettorale si sta infatti caratterizzando per una forte spinta ai personalismi, una tendenza a mettere i propri destini individuali davanti alla sintesi collettiva che finirà per logorare l’alleanza prima ancora che la campagna elettorale entri nel vivo. Il primo a rompere gli indugi e a dettare le proprie condizioni è stato il coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle, Nuccio Di Paola, il quale si è dichiarato pronto a correre per la Presidenza della Regione. Una mossa che spariglia le carte ma che, allo stesso tempo, tradisce il desiderio di voler decidere il proprio destino, le regole del gioco e le scelte degli altri alleati.
Di Paola, temendo di non poter prevalere, ha infatti espresso una netta contrarietà alle primarie di coalizione, giudicando l’esperienza del passato come un fattore di divisione piuttosto che di unità. Nel suo disegno strategico, la leadership dovrebbe essere individuata attraverso una sintesi squisitamente politica e non tramite le urne dei gazebo. Non solo: il leader pentastellato ha già delineato una propria strategia collaterale che prevede la nascita di una seconda lista, di stampo prettamente civico e amministrativo, destinata ad affiancare quella ufficiale del movimento, coinvolgendo diverse realtà locali e sindaci dell’isola.
Questa postura egemone si riflette anche nelle indicazioni fornite agli alleati più recalcitranti. Di Paola ha infatti proposto un vero e proprio schema di compensazione territoriale a Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente, invitandolo a rinunciare alle proprie velleità per Palazzo d’Orleans in favore di una candidatura per la guida del Comune di Palermo, che beneficerebbe, dice lui, del supporto dell’intero schieramento progressista. Un invito che evidenzia ulteriormente la tendenza dei singoli attori a voler gestire e incanalare i destini politici altrui.
Dal canto suo, La Vardera non sembra intenzionato a subire passivamente le decisioni dei partner di coalizione, avendo già manifestato forti resistenze ai tentativi di mediazione che chiedevano un suo passo indietro e lasciando aperta, semmai, la sola porta delle primarie come strumento di legittimazione democratica. La Vardera sa che deve tenere alta la tensione su di sé in vista di un probabile accordo che lo vedrebbe delocalizzato da Palazzo d’Orleans. Le ambizioni personali, dunque, continuano a incrociarsi e a sovrapporsi, rendendo complicata la ricerca di un baricentro condiviso.
In questo quadro già frammentato, la posizione del Partito Democratico rimane la vera incognita del tavolo progressista. I democratici dell’isola appaiono costantemente frenati da una profonda spaccatura interna, incapaci di trovare un punto di incontro stabile tra la segreteria regionale e le correnti interne. Questo stallo si muove parallelamente alle ambizioni della leadership: a margine delle dinamiche del partito si colloca infatti il segretario Antony Barbagallo, il quale tuttavia non rinuncia affatto all’idea di poter essere lui il candidato ideale alla presidenza per l’intera coalizione.
Una pretesa che deve fare i conti con gli equilibri interni, dove Antonello Cracolici, presidente della Commissione parlamentare antimafia regionale, sta bene attento a ciò che succede, osservando l’evoluzione degli eventi in silenzio e pronto ad approfittare del momento qualora il gioco politico possa improvvisamente volgersi a suo vantaggio. Una strategia di vigile attesa, questa, condivisa specularmente anche da Giuseppe Antoci, parlamentare del Movimento 5 Stelle e presidente della Commissione politica DMED del Parlamento Europeo, altrettanto pronto a cogliere l’attimo favorevole e a sfruttare gli eventuali passi falsi altrui.
Nonostante le tensioni e il proliferare di agende personali, la macchina organizzativa tenta comunque di darsi un metodo e una tempistica. Il campo largo ha infatti già fissato un incontro per lunedì prossimo alle ore 18 a Palermo, un appuntamento in cui tutte le forze politiche cercheranno un confronto diretto.
La sfida del prossimo anno richiederebbe un drastico cambio di marcia. Per sperare di essere competitivi, i protagonisti dello schieramento progressista, che alle elezioni del 2022 si presentarono frammentati su tre diversi candidati alla presidenza, dovranno dimostrare di saper declinare i propri desiderata al plurale. E superare il proprio egocentrismo non è certo lo sport al quale sono abituati.