Il rapporto di Bankitalia “L’Economia della Sicilia”, presentato ieri mattina nella sede di Palermo della Banca d’Italia, delinea una svolta epocale per la Sicilia. I dati macroeconomici riferiti al bilancio consuntivo del 2025 certificano una trasformazione che supera la dimensione della semplice fiammata congiunturale, offrendo l’immagine di un territorio capace di invertire una tendenza regressiva pluridecennale. L’isola si lascia alle spalle lo spettro dell’arretramento e mette a segno una crescita del PIL dello 0,6%, un valore che consolida la tendenza espansiva avviata nel post-pandemia, e si posiziona su un livello superiore rispetto alla media registrata nel resto d’Italia. Questa performance esprime una robusta capacità di tenuta del tessuto produttivo isolano nel quadro di una complessiva e persistente incertezza internazionale.
Alla base di questa accelerazione si colloca l’andamento del mercato del lavoro, il cui consolidamento ha offerto un supporto decisivo al bilancio delle famiglie. Il reddito dei nuclei familiari siciliani ha registrato un incremento del 2,6% a valori correnti. Nonostante la pressione esercitata dalla ripresa dell’inflazione, attestatasi mediamente all’1,4% a causa dei rincari della componente energetica e dei beni di consumo, il potere d’acquisto reale è aumentato dell’1%, spingendo la spesa per i consumi interni sullo stesso ritmo di crescita della media nazionale.
Si tratta di un dinamismo che trova un riscontro diretto nelle statistiche sull’occupazione, cresciuta nell’ultimo anno dello 0,9%. Se osservato in una prospettiva di medio termine, il mercato del lavoro siciliano mostra un progresso straordinario, con un aumento totale degli occupati pari all’11% nel periodo compreso tra il 2021 e il 2025, un risultato che riduce la distanza storica con i principali distretti produttivi del Paese.
I risultati raggiunti dagli ultimi esecutivi regionali, guidati prima da Nello Musumeci e successivamente da Renato Schifani, appaiono inconfutabili e stanno progressivamente modificando il corso storico della Sicilia, trasformandola da area assistita a polo attrattivo per gli investimenti privati nel bacino del Mediterraneo, una traiettoria di sviluppo che — come evidenziato dal vicedirettore generale della Banca d’Italia Gian Luca Trequattrini — potrebbe portare l’Isola a diventare il luogo del Mediterraneo “più conveniente dove investire, innovare e produrre”. Schifani ha rivendicato con forza la solidità di questo percorso storico, sottolineando che “la Sicilia in questi ultimi anni ha voltato pagina e sta vivendo una stagione di dinamismo e sviluppo che rafforza l’immagine di territorio affidabile e capace di accompagnare la crescita del proprio sistema produttivo”.
L’elemento più macroscopico di questa inversione di tendenza è rappresentato dallo straordinario risanamento delle finanze pubbliche della Regione Siciliana. Attraverso la gestione contabile rigorosa e lungimirante del Presidente Schifani e dell’assessore all’Economia Alessandro Dagnino, l’amministrazione ha completato il piano di rientro dal disavanzo strutturale di 7 miliardi di euro ereditato dal governo Crocetta, con un quadro generale nel 2017 caratterizzato da una fortissima tensione finanziaria, con i conti pubblici regionali costantemente in bilico e un rischio concreto di default finanziario.
L’esercizio finanziario si è chiuso con un avanzo di bilancio superiore ai 2 miliardi di euro, una cifra che secondo le proiezioni correnti potrebbe toccare i 5 miliardi nel prossimo futuro. Questa ritrovata stabilità finanziaria ha permesso di liberare risorse fresche da destinare alla spesa per investimenti in conto capitale, cresciuta del 30% nell’ultimo anno, agendo così da potente moltiplicatore economico per l’intero territorio.
La spinta si è concentrata in modo strategico sulla modernizzazione infrastrutturale e sul potenziamento dei settori chiave. La crescita economica è stata trainata in particolar modo dal comparto delle costruzioni, dove l’apertura dei cantieri per le grandi opere pubbliche finanziate tramite il PNRR e i fondi europei di coesione ha ampiamente compensato il rallentamento dell’edilizia residenziale privata. Questa dinamica ha generato ricadute positive sulle aziende della filiera, incrementando la nascita di imprese ad alta intensità occupazionale.
Parallelamente, il settore industriale ha mostrato segnali di vivacità, sostenuto da una decisa ripresa delle esportazioni nei comparti non petroliferi. A trainare le vendite oltreconfine sono state le eccellenze della cantieristica navale, dell’agroalimentare di qualità e dell’elettronica avanzata, mercati che hanno bilanciato la contrazione del 23,4% subita dall’export petrolifero, penalizzato dalla flessione dei volumi scambiati e dalla volatilità delle quotazioni internazionali.
Un ulteriore elemento di novità è costituito dalla profonda trasformazione tecnologica delle imprese siciliane, che dimostrano un’inattesa reattività nell’adozione dei nuovi modelli digitali. La quota di aziende che utilizzano stabilmente sistemi di intelligenza artificiale nei propri processi produttivi è salita al 19%, trovando applicazione soprattutto nella digitalizzazione degli adempimenti contabili, nella gestione burocratica e nell’ottimizzazione delle relazioni commerciali con clienti e fornitori.
Questo processo di modernizzazione ha beneficiato della decisiva ripresa del canale del credito. Per la prima volta dopo oltre un biennio di contrazione, i prestiti bancari alle imprese sono tornati ad espandersi, segnando un aumento del 3,4% su base annua. L’accesso ai finanziamenti è stato agevolato da una progressiva riduzione del costo del denaro, con il tasso annuo effettivo globale sui nuovi investimenti sceso al 5%, mentre la qualità complessiva del credito si è mantenuta su livelli storicamente elevati, testimoniata da una parallela riduzione del tasso di deterioramento dei vecchi prestiti.
Questi segnali di ripresa si confrontano tuttavia con storici nodi strutturali di lungo periodo, dinamiche globali che i recenti indicatori dimostrano comunque di voler aggredire. Il tasso di disoccupazione, in costante discesa fino al 12,2%, evidenzia il progressivo riassorbimento delle sacche storiche di inattività e di disoccupazione di lunga durata. Questo percorso di stabilizzazione del mercato del lavoro contrasta una tendenza demografica sfavorevole che sconta gli effetti dell’invecchiamento della popolazione e di una contrazione dei residenti del 2,1% rispetto al 2019. Si tratta di un fenomeno ereditato dal passato, che ha ridotto la popolazione in età lavorativa del 4,4% a causa delle migrazioni giovanili, ma che oggi la Sicilia affronta da una posizione di ritrovata forza economica, invertendo la percezione stessa del territorio e ponendo le basi per trattenere le migliori professionalità.
Per contrastare questo fenomeno e valorizzare il capitale umano giovanile, il Governo Schifani ha attivato interventi specifici per oltre 650 milioni di euro nel triennio, puntando su sgravi contributivi per le nuove assunzioni e sulla promozione di modalità lavorative innovative come il South Working. L’obiettivo strategico resta quello di trasformare la transizione energetica e i progetti legati alle fonti rinnovabili in leve permanenti di sviluppo, sfruttando la naturale vocazione dell’isola, che detiene il più alto potenziale nazionale nel settore.
La sfida per i prossimi anni consisterà nel dare continuità alle riforme amministrative avviate, garantendo tempi certi e procedure semplificate per le autorizzazioni alle imprese. In questo scenario, il completamento delle grandi reti di collegamento ferroviario tra i principali centri urbani e la realizzazione del collegamento stabile con il continente assumono un’importanza cruciale per l’integrazione dell’Isola. Forte della sua ritrovata affidabilità finanziaria, la Sicilia consolida così lo sviluppo attuale, trasformando i successi di bilancio in un benessere economico diffuso e duraturo per tutta la cittadinanza.