Il caso politico e giuridico che sta agitando la Sicilia è giunto ormai a un punto di svolta. La Regione Siciliana ha avviato formalmente la procedura amministrativa per decretare la rimozione di Leonardo Burgio, il sindaco di Serradifalco recentemente rieletto per la terza volta consecutiva alla guida del comune nisseno, a fronte di una chiara disposizione regionale che impedisce un terzo mandato al sindaco di un comune con una popolazione superiore ai 5.000 abitanti.
SINDACO SERRADIFALCO
L’assessora regionale alle Autonomie Locali, Elisa Ingala, ha infatti notificato al primo cittadino una diffida perentoria, concedendogli 10 giorni per rassegnare le dimissioni prima che scatti il provvedimento definitivo da parte del Presidente della Regione.
La questione ha infiammato il dibattito politico regionale, creando profonde spaccature e accesi confronti soprattutto tra i banchi del centrodestra, in particolare tra Mpa e Lega.
La linea difensiva del sindaco, sostenuta con forza anche dai dodici consiglieri comunali eletti nella lista a lui collegata si basa su una sentenza della Corte Costituzionale del 19 febbraio scorso che ha annullato una norma della Regione Val d’Aosta che tratta materia simile, ma che in ogni caso non comporta l’annullamento della norma siciliana.
In verità però la sicurezza del sindaco si basava probabilmente anche su un altro argomento. La dichiarazione di ineleggibilità di un sindaco eletto seppur ineleggibile spetta al Consiglio Comunale. Se questo non accade, un qualsiasi cittadino può promuovere il ricorso davanti al Tribunale Civile. Un percorso lungo e che comunque non prevedeva un ruolo diretto della Regione che per ineleggibilità non ha il potere di rimuovere il sindaco.
Ma la Regione non ha agito soltanto contestando l’ineleggibilità, bensì inserendola nel contesto di una grave e persistente (e ovviamente consapevole) violazione di legge, motivo che consente la rimozione da parte del Presidente della Regione.
Una decisione geniale sul piano giuridico amministrativo, e difficilmente contestabile.
Burgio di certo non si dimetterà nei dieci giorni che l’assessora Ingala gli ha concesso per farlo, ma dopo la rimozione da parte del Presidente Schifani e l’invio del commissario al Comune di Serradifalco toccherà a lui ricorrere dinanzi al Tar al quale chiedere di inviare gli atti alla Corte Costituzionale.
Da quel momento si aprirà inevitabilmente un lungo e complesso braccio di ferro legale davanti alla giustizia amministrativa e lì difficilmente saranno consentite altre furbizie.
Intanto Serradifalco si ritroverà senza sindaco e anche senza giunta che decadrà automaticamente insieme a lui.