CONTROCORRENTE, DALL’ARROGANZA ALL’IPOCRISIA

di Redazione

La politica siciliana offre spesso spettacoli teatrali dove il copione viene stracciato un minuto dopo l’inizio del secondo atto. L’ultimo capitolo di questa saga trasformista vede come protagonisti Ismaele La Vardera e il neonato movimento Controcorrente, saliti alla ribalta per un tempismo che oscilla pericolosamente tra l’arroganza e l’ipocrisia. Il neonato gruppo all’Assemblea Regionale Siciliana, presentato ieri a Palazzo Reale, si ritrova già al centro di una polemica che ne mina la credibilità, svelando le fragilità di un progetto che si professa alternativo ma che sembra ricalcare i peggiori vizi della vecchia gestione del potere.

Tra le fila di questa nuova componente, oltre al fondatore, si muovono figure come Alessandro De Leo — messinese eletto con Sud Chiama Nord di Cateno De Luca, che sulla sua pagina Facebook mostra ancora il vessillo di Forza Italia, partito dove si era fermato giusto il tempo di riordinare le idee e perdere le amministrative — e Carlo Gilistro, che nel rendere pubblico il suo cambiacasacca ha dichiarato: «Ho scelto di non tradire me stesso…».

Il caso che invece sta agitando gli smartphone del mondo pentastellato e oltre porta la firma di Patrizio Cinque. L’ex sindaco di Bagheria e candidato alle ultime elezioni europee per il Movimento Cinque Stelle ha infatti ripescato dal web un vecchio video di Josè Marano. La parlamentare regionale, fresca di addio al M5S per accasarsi proprio sotto le insegne della creatura di La Vardera e che sarà capogruppo all’Ars, si ritrova oggi vittima del suo stesso passato digitale. In quel filmato, Marano tuonava con veemenza contro i parlamentari che abbandonavano il movimento d’origine per conservare lo scranno, stigmatizzando la loro mancanza di coerenza morale che si palesava proprio nel rifiuto di rassegnare le dimissioni. Un boomerang comunicativo perfetto che mette a nudo la distanza tra le prediche del passato e le poltrone del presente.

Mentre la base grillina mastica amaro di fronte a questa giravolta, Ismaele La Vardera ha deciso di alzare ulteriormente la posta in gioco, muovendosi all’interno della sinistra con una spocchia che molti alleati giudicano ormai intollerabile. L’ex iena ha lanciato un vero e proprio ultimatum al tavolo del campo largo, autoincensandosi come l’unica figura spendibile per la guida della Regione. Le sue dichiarazioni non lasciano spazio alle sfumature e suonano come uno schiaffo a chi cerca faticosamente di costruire una coalizione plurale.

La Vardera ha espresso chiaramente il suo rifiuto a farsi logorare dalle lungaggini delle trattative, liquidando con sufficienza i profili dei potenziali alleati e bocciando senza appello i nomi di Antonello Cracolici, Presidente della Commissione regionale Antimafia, e Nuccio Di Paola, segretario pentastellato in Sicilia, considerati non competitivi per la vittoria.

Questo mix di ambizione personale e spregiudicatezza tattica rischia però di isolare Controcorrente prima ancora che il movimento riesca a strutturarsi sul territorio. La pretesa di imporre una candidatura unica attraverso i media, demolendo al contempo figure significative della sinistra e dei cinquestelle siciliani, viene percepita come un’operazione di puro egocentrismo. Un «atteggiamento — dice il vocabolario Treccani — di chi tende a porre sé stesso al centro di ogni evento, per cui la propria percezione delle cose e i proprî giudizî assumono un valore pressoché assoluto».

Il tentativo di accreditarsi come il logoro nuovo che avanza si scontra frontalmente con la realtà di un gruppo parlamentare che si riempie grazie ai transfughi di altri partiti, e che avrà a disposizione — è bene ricordarlo — soldi, assunzioni e spazi. Chi oggi siede sui banchi dell’opposizione criticando i metodi altrui farebbe bene a ricordare che la memoria della rete non cancella le vecchie posizioni. Di fronte a tanta superbia e a conversioni così repentine, l’unica risposta sensata per salvare la dignità delle istituzioni sarebbe quella di fare un passo indietro e applicare a sé stessi quei severi moniti un tempo riservati agli avversari, ricordando l’invito della stessa deputata catanese che esortava a non accampare scuse: «state zitti, almeno».