NEL RICORDO DI DAOUDA DIANE

di Redazione

Quattro anni fa, il 2 luglio del 2022, spariva nel nulla ad Acate il sindacalista ivoriano Daouda Diane. A 37 anni, Daouda non era solo un mediatore culturale stimato, ma anche un uomo che viveva sulla propria pelle le contraddizioni del mercato del lavoro siciliano, lavorando in nero presso un cementificio della zona. Quella mattina, come ogni altro giorno, si era recato verso il luogo di lavoro.

Poche ore prima di svanire, Daouda aveva inviato dei video ai propri familiari e conoscenti: immagini scarne ma terribili che denunciavano le condizioni di estrema precarietà e l’assenza totale di sicurezza in quel sito produttivo. “Qui il lavoro è morte”, sembrava gridare il suo silenzio mentre filmava i macchinari. Da allora, il suo telefono si è spento e di lui non è rimasta alcuna traccia. Nonostante le indagini per omicidio e occultamento di cadavere, il muro di omertà che circonda la vicenda non è ancora crollato.

Daouda ha lasciato in Costa d’Avorio una moglie e un figlio che all’epoca aveva solo 7 anni, arrivato in Italia con la speranza di costruire un futuro dignitoso e finito vittima di un sistema di sfruttamento brutale.

La sua scomparsa non è solo un caso di cronaca, ma una ferita aperta per l’intera Sicilia, che non può e non deve tollerare la “lupara bianca” ai danni di chi rivendica dignità e diritti. Chiedere giustizia per Daouda Diane significa lottare affinché nessun altro lavoratore debba sparire nel silenzio dell’indifferenza e dell’illegalità.

Le circostanze non lasciano spazio a dubbi: è stato ucciso, vittima di una violenza brutale che ha cercato di cancellarne persino il ricordo non facendone mai ritrovare il corpo.

Questa assenza è una ferita aperta nel cuore della Sicilia, un’isola che non può e non deve tollerare simili atti di barbarie, né lasciare che il tempo ne sbiadisca la memoria. Noi ci opponiamo con fermezza all’indifferenza e continuiamo a pretendere verità e giustizia per una persona che era approdata nel nostro Paese spinta da una speranza pulita: quella di vivere del proprio lavoro e di costruire un futuro dignitoso. La sua scomparsa non è solo una tragedia, è anche un’offesa ai valori di civiltà che la nostra terra è chiamata a difendere.