EURO DIGITALE: COS’È E PERCHÈ È UNA QUESTIONE POLITICA

di Elena Mandarà

Lo scorso 23 giugno, il Parlamento europeo ha dato un primo voto favorevole al regolamento che dovrebbe disciplinare l’euro digitale, una proposta avanzata dalla Commissione europea nel 2023, e che porterebbe all’introduzione di una moneta digitale equiparabile a quella fisica e valida per pagamenti in tutti i Paesi dell’Unione Europea.

L’iter legislativo per la definitiva approvazione della proposta è ancora lungo e, secondo le previsioni della Banca Centrale Europea, affinché l’euro digitale entri a pieno regime nel 2029, l’approvazione del regolamento dovrebbe avvenire entro la fine di quest’anno. La fase legislativa sarà infatti seguita dall’avvio di un progetto pilota, che dovrebbe partire nella seconda metà del 2027, per giungere gradualmente alla definitiva integrazione dell’euro digitale nel mercato europeo.

Ma cos’è l’euro digitale e perché l’Unione Europea ha deciso di puntare su questo progetto?

Alla base della proposta della Commissione c’è l’idea che, in un contesto in cui i pagamenti digitali sono sempre più diffusi, l’assenza di strumenti di pagamento europei utilizzabili allo stesso modo in tutti i Paesi rappresenta un punto di debolezza per l’Unione Europea e il mercato unico.

I sistemi di pagamento maggiormente diffusi in questo momento, infatti, sono gestiti per lo più da fornitori non europei (soprattutto statunitensi), contribuendo a creare quella forma di “dipendenza nei servizi” dell’Unione, di cui spesso si parla soprattutto con riferimento ai servizi digitali.

Si tratta, ancora una volta, di una questione di sovranità. Il fatto che la proposta sia arrivata nel 2023, dopo l’esperienza del Covid e lo scoppio della guerra in Ucraina – le prime delle tante destabilizzazioni che abbiamo vissuto negli ultimi anni – non è sorprendente. È solo sintomo della direzione verso cui stiamo andando, e lo è ancora di più il fatto che l’iter di approvazione del regolamento si sia sbloccato realmente solo adesso, a distanza di tre anni, in un momento di innegabile tensione fra Unione Europea e Stati Uniti.

La soluzione proposta dalla Commissione europea è quella di affiancare alla moneta fisica attualmente esistente anche una moneta digitale, che potrebbe essere utilizzata indistintamente in tutti i Paesi dell’Unione per tutti i tipi di pagamenti, anche fra persone fisiche.

Ai dubbi sollevati da chi vede nell’euro digitale il rischio di tracciamento di tutti i pagamenti e una potenziale violazione della privacy, la Commissione risponde che l’euro digitale garantirebbe livelli di anonimato molto simili a quelli della moneta effettiva, con possibilità di tracciamento solo da parte dei prestatori di servizi soggetti alla regolamentazione sull’antiriciclaggio. Questo sarebbe confermato dal fatto che i pagamenti potrebbero essere fatti anche in assenza di una connessione Internet, e in questo caso soltanto pagatore e beneficiario sarebbero a conoscenza delle informazioni sul pagamento, come avviene normalmente con gli scambi di denaro fra privati.

La possibilità di procedere ai pagamenti anche in assenza di una connessione Internet solleva anche il tema della sicurezza. Gli attuali circuiti di pagamento digitali sono infatti soggetti al rischio di attacchi informatici, che invece sarebbero molto limitati nel caso di una soluzione offline.

Nella prospettiva della Commissione e della BCE, l’euro digitale sarebbe vantaggioso sia per i consumatori, che non pagherebbero commissioni, sia per gli esercenti, che riceverebbero pagamenti immediati anche se fatti in via digitale. Inoltre, i prestatori di servizi europei avrebbero a disposizione un nuovo mercato su cui muoversi, rafforzando un settore in cui, ad oggi, l’Unione Europea è ancora debole rispetto ad altri Paesi.

Tutti questi aspetti, uniti al discorso sulla sovranità, fanno supporre che ci sarà un reale impegno da parte delle istituzioni europee per cercare di arrivare all’approvazione del regolamento entro i tempi previsti, e dare il via alla fase di attuazione. La fase più complessa sarà quella davanti al Consiglio, dove sono rappresentati i governi dei singoli Stati Membri ed è più probabile ci siano stalli dovuti a visioni diverse di carattere politico.