SCHIFANI VOLA NEI SONDAGGI

di Redazione

L’istituto demoscopico Noto Sondaggi ha stilato la nuova classifica dei governatori italiani per Il Sole 24 Ore, collocando il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, all’ottavo posto a livello nazionale. La rilevazione attribuisce al presidente un consenso pari al 56%, un dato che lo fa svettare al primo posto in Italia per crescita dal giorno delle elezioni, registrando un incremento del 13,9% rispetto al voto del 25 settembre 2022. Questo verdetto premia l’azione amministrativa del governo regionale e corrisponde ai risultati economici dell’isola, che nei mesi scorsi avevano ricevuto riscontri positivi da parte di istituti bancari, centri studi e agenzie di valutazione finanziaria.

Questo scenario, tuttavia, ci costringe a riflettere su altre rilevazioni recenti, sollevando seri dubbi sulla reale affidabilità degli strumenti di misurazione del consenso degli istituti che le avevano condotte.

Appena due mesi fa, a metà maggio, un’indagine condotta da Swg per conto dell’Ansa presentava infatti una realtà capovolta, relegando il presidente della Regione Siciliana in fondo alla classifica dei governatori con un indice di gradimento bloccato al 25%.

Un simile abisso statistico, pari a ben trentuno punti percentuali di differenza, risulta del tutto inspiegabile se si analizza il brevissimo arco temporale che separa i due verdetti. Nelle ultime settimane non si sono certo registrati nella cronaca dell’isola eventi politici così dirompenti o riforme strutturali così radicali da poter giustificare un balzo in avanti o un crollo di tali proporzioni.

La situazione si fa ancora più complessa se si allarga lo sguardo agli anni passati, dimostrando che non si tratta di un errore isolato ma di una discrepanza sistematica e ripetitiva. Dodici mesi fa si era riproposto lo stesso identico copione, con l’istituto Noto che assegnava al presidente siciliano una popolarità del 56,5% a fronte del 25% rilevato da Swg. Andando ancora più a ritroso nel tempo, le due rilevazioni hanno continuato a viaggiare su binari paralleli e inavvicinabili. Nel corso della primavera precedente, la forbice vedeva Schifani al 58% per la prima agenzia e al 27% per la seconda, mentre nell’anno d’esordio della legislatura i dati si attestavano rispettivamente al 53% e al 26%.

Noi ci fidiamo di più del sondaggio di due giorni fa del Sole 24 Ore nel quale il consenso corrisponde ai risultati che il governo ha prodotto in questi anni, ma, è proprio nel momento in cui il sondaggio corrisponde alle nostre valutazioni, che vorremmo sollevare il problema.

Un cortocircuito metodologico come quello rappresentato dai diversi sondaggi rischia di trasformare tutto in uno strumento di confusione. Poiché i dati diffusi hanno la capacità accertata di orientare le opinioni dei cittadini, condizionare le scelte di investitori e influenzare gli equilibri politici, non è più possibile tollerare oscillazioni così macroscopiche basate solo sul marchio dell’istituto che firma la ricerca. È diventato ormai necessario pretendere l’intervento di un’autorità di verifica indipendente e autorevole, sul modello delle grandi agenzie di fact-checking, che possa certificare la trasparenza dei campioni e dei metodi di intervista, garantendo che i risultati offerti all’opinione pubblica siano reali e verificabili.

Nel frattempo, la Sicilia si gode i benefici concreti derivanti dall’azione del governo Schifani che certamente danno un senso all’importante risultato pubblicato due giorni fa da Il Sole 24 Ore, il principale quotidiano economico, politico e finanziario italiano. La corrispondenza tra la crescita dei dati economici, occupazionali e di bilancio dell’isola e l’aumento di consenso offre una fotografia speculare dello stato della Regione, e questo autorevole riconoscimento rappresenta intanto una cartina di tornasole del lavoro svolto.