La Sicilia accelera e si posiziona ai vertici della classifica economica nazionale, staccando in diversi settori persino le aree storicamente più produttive della penisola. I nuovi dati elaborati congiuntamente dall’Osservatorio economico di Unioncamere Sicilia e dal Centro Studi delle Camere di commercio “Guglielmo Tagliacarne” delineano un quadro macroeconomico estremamente positivo per la regione, che sembra aver intrapreso un percorso di solida e duratura espansione.
L’analisi periodica focalizzata sul primo trimestre del 2026 non lascia spazio a dubbi: in ben otto indicatori su dieci le performance dell’Isola risultano superiori alla media complessiva del Paese. Si tratta di un risultato particolarmente significativo se inserito in un contesto generale italiano che vede dodici territori regionali chiudere i primi tre mesi dell’anno con un saldo negativo, e che testimonia la straordinaria vitalità del tessuto produttivo siciliano.
La spinta principale a questa importante crescita arriva dalla demografia delle imprese. Nel periodo compreso tra gennaio e marzo, il territorio isolano ha fatto registrare il terzo incremento percentuale più marcato d’Italia per quanto riguarda le aziende attive (0,15%), posizionandosi contemporaneamente al quarto posto assoluto a livello puramente numerico. Il saldo netto calcolato tra le nuove iscrizioni ai registri camerali e la cessazione delle attività ha raggiunto la quota positiva di 638 unità.
Si tratta di una cifra che assume un peso specifico rilevante se confrontata con il dato dell’intera nazione, fermo ad appena 690 imprese complessive, o con quello della Lombardia che, pur disponendo di un tessuto imprenditoriale immensamente più vasto di quello siciliano, si è attestata su un saldo di 722 unità. La base occupazionale legata a questo dinamismo aziendale ha così raggiunto nell’isola la quota rilevante di 1.189.632 addetti regolari.
Ad attrarre l’attenzione degli esperti è soprattutto la tipologia di imprese che stanno guidando questa profonda trasformazione economica. Il comparto più reattivo e dinamico è senza dubbio quello collegato all’innovazione tecnologica. In questo settore specifico si sono contate ben 3.545 nuove iscrizioni a fronte di 600 cancellazioni, generando un saldo attivo record di 2.945 realtà imprenditoriali.
Notevole anche la crescita delle startup innovative, la cui consistenza è aumentata del 10,6%, un dato che si pone in netta e felice controtendenza rispetto alla contrazione del 3,5% registrata su base nazionale. Parallelamente, si rileva il raddoppio del settore dell‘energia e la notevole tenuta del comparto immobiliare, dei servizi di alloggio legati ai flussi turistici e delle attività di programmazione informatica, a cui si aggiunge la crescita del 7,1% delle imprese del terzo settore.
Questo fermento del sistema imprenditoriale si riflette in modo diretto e tangibile sul mercato del lavoro e sulle finanze delle famiglie. Tra il 2024 e il 2025 il numero totale degli occupati in regione è salito dello 0,9%, superando lo 0,8% della media nazionale e consolidando un incremento complessivo che dal 2021 a oggi tocca il 10,3%. Anche le assunzioni nelle aziende extra-agricole mostrano un andamento positivo dello 0,4%, mentre l’Italia fa segnare un calo dello 0,8%.
Sul fronte del risparmio e del credito si riscontrano ulteriori segnali di fiducia. I depositi bancari e il risparmio postale dei cittadini sono aumentati del 4,7% nel corso del 2025, mentre i prestiti concessi alle imprese sono saliti del 3%, sfidando apertamente la generale tendenza al credit crunch (la crisi del credito) che sta penalizzando il resto della penisola. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici risulta aumentato del 14,8% rispetto al 2021, trainato dai redditi da lavoro dipendente.
Il presidente di Unioncamere Sicilia, Giuseppe Pace, ha espresso grande soddisfazione per i dati emersi dal monitoraggio dell’Osservatorio e dell’Istituto Tagliacarne, sottolineando l’importanza delle strategie adottate. Secondo Pace, questi ottimi risultati rappresentano l’effetto visibile e concreto delle politiche economiche introdotte dal governo regionale guidato da Renato Schifani. Il governatore ha impostato l’azione amministrativa sul sostegno all’economia reale, offrendo alle aziende strumenti strutturali anziché contributi assistenziali a pioggia, favorendo la competitività e gli investimenti infrastrutturali anche attraverso bandi e misure gestite da istituti di credito regionali. Le rilevazioni statistiche confermano dunque che la scommessa sulla transizione energetica, sull’innovazione e sul rilancio dei settori chiave dell’Isola sta portando i frutti sperati.