RIVOLTA NEL CARCERE DI MESSINA

di Antonino Piscitello

Sei agenti di polizia penitenziaria feriti, compreso il comandante del reparto. È il bilancio dei gravi disordini avvenuti la mattina del 6 luglio all’interno della casa circondariale di Gazzi, a Messina, a soli tre giorni da un’analoga aggressione registrata nello stesso istituto.

La ricostruzione della dinamica si concentra su quattro detenuti sottoposti al regime di sorveglianza particolare. Secondo quanto riferito dal sindacato di categoria SINAPPE, i reclusi hanno sfruttato una fase di vulnerabilità logistica della struttura, ovvero il momento del rientro dai passeggi all’aperto in concomitanza con i turni delle telefonate. In quegli istanti, il gruppo ha accerchiato l’ispettore di servizio nell’ufficio della Sorveglianza Generale, aggredendolo fisicamente. Per ostacolare l’intervento dei soccorsi e guadagnare tempo, i quattro hanno svuotato alcuni estintori, saturando i corridoi di fumo e polvere chimica.

Il comandante del reparto è accorso immediatamente per coordinare le operazioni di sicurezza, ma è stato a sua volta preso a calci dai detenuti. La situazione è tornata sotto controllo solo grazie al supporto di altri agenti di pattuglia, che sono riusciti a isolare i responsabili e a ricondurli nelle celle, impedendo che la protesta si estendesse ad altre sezioni del carcere. Al termine dell’intervento, i sei agenti coinvolti hanno dovuto ricorrere alle cure del personale medico.

Sulla vicenda è intervenuto Giovanni Spanò, vice segretario regionale del SINAPPE, che ha definito l’episodio «gravissimo». Secondo Spanò, si tratta di «un episodio di inaudita gravità, che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più drammatiche».

Il sindacalista ha evidenziato la reazione del personale in servizio: «Solo grazie al tempestivo, coraggioso e professionale intervento degli ulteriori agenti accorsi sul posto è stato possibile, con non poche difficoltà, contenere la situazione, ripristinare l’ordine e ricondurre i detenuti all’interno delle rispettive camere detentive».

L’episodio riaccende il dibattito sulle condizioni di lavoro negli istituti penitenziari siciliani e sulle garanzie di sicurezza per chi vi opera. Spanò chiede interventi strutturali e urgenti: «Quanto accaduto nella casa circondariale di Messina rappresenta l’ennesimo episodio di violenza ai danni del personale di polizia penitenziaria, costretto quotidianamente a operare in condizioni sempre più difficili, rischiose e non più tollerabili. La circostanza che a essere fisicamente aggredito sia stato anche il comandante di reparto rende l’episodio ulteriormente più grave e impone una riflessione immediata sulla tenuta complessiva della sicurezza all’interno dell’istituto».

Mentre l’amministrazione e la magistratura avviano le verifiche per definire le responsabilità penali e disciplinari dei singoli detenuti, il sindacato chiede provvedimenti immediati. La richiesta prioritaria riguarda l’allontanamento definitivo dei quattro detenuti dal penitenziario messinese, ritenendo la loro permanenza a Gazzi del tutto incompatibile con le necessarie condizioni di sicurezza e gestione interna.