Legge dirigenza regionale a due fasce, ma non mancano le polemiche

di Redazione

L’iter della proposta di legge sulla riforma della dirigenza della Regione Siciliana si avvia verso le battute finali, ma il percorso dell’aula è tutt’altro che in discesa. Il testo base della riforma è stato più volte modificato e oggi punta a una semplificazione burocratica: ridurre le attuali fasce dirigenziali da tre a due. Una transizione che prevede l’assorbimento automatico dei 665 dirigenti della terza fascia all’interno della seconda.

Se l’obiettivo dichiarato è quello di snellire la macchina amministrativa, a scatenare un acceso scontro politico è il meccanismo di accesso alla qualifica superiore. Sulla carta, la riforma stabilisce che il salto nella neonata prima fascia debba avvenire tramite un concorso pubblico volto a selezionare un nucleo ristretto di professionisti. Tuttavia, un comma successivo introduce un’eccezione in “fase di prima applicazione” che rischia di svuotare la norma.

La clausola prevede infatti l’iscrizione di diritto in prima fascia per 33 dirigenti che sono già a capo dei dipartimenti, o che lo sono stati per almeno un quinquennio. Coincidenza vuole che le postazioni di vertice alla Regione siano proprio 33: blindare questi ruoli per via legislativa significa, nei fatti, sbarrare la strada a tutti gli altri 632 colleghi esclusi dal beneficio.

Questa apparente sanatoria ha creato una spaccatura politica molto più profonda di quanto non appaia dalle note ufficiali e dai primi voti favorevoli in commissione. Le critiche più aspre sono arrivate dal deputato di Forza Italia Marco Intravaia, che ha apertamente contestato il provvedimento. Secondo i detrattori, il testo così concepito non solo viola i principi di merito e trasparenza, ma congela l’attuale assetto burocratico della Regione, negando qualsiasi reale dinamismo e accessibilità ai ruoli di comando.