I fatti sono abbastanza chiari: tre rapinatori entrano nella gioielleria di Mario Roggero, puntano la pistola e un coltello sul gioielliere, sulla moglie e sulla figlia e rubano gioielli per oltre 300.000 euro. Il gioielliere è alla settima rapina subita e, come sa chiunque sia nel settore, non c’è assicurazione che tenga. Ogni rapina è una tragedia economica. I ladri scappano con la refurtiva. Il gioielliere li insegue con una pistola. Ne uccide due e ne ferisce gravemente un terzo.
Comincia la trafila giudiziaria. In primo grado il gioielliere è condannato a 17 anni. In secondo grado la pena è ridotta a 14 anni e nove mesi, confermati, come si sa, dalla Cassazione. Roggero è anche condannato a risarcire 750.000 euro ai familiari dei rapinatori (e questo appare davvero incredibile).
La vicenda vista dalle aule di giustizia è abbastanza semplice: Roggero non era più in pericolo, i ladri erano scappati (con il frutto del suo lavoro, è vero, ma non puoi certo paragonare qualche gioiello con una vita o addirittura due). Ha quindi compiuto due omicidi e un tentato omicidio.
Prima considerazione: Roggero è stato giudicato in tre gradi di giudizio e la condanna era inevitabile.
Ora però provate a immedesimarvi e a scendere da quello scranno o a chiudere il vostro ombrellone. Provate a pensarvi dentro quella gioielleria, con vostra moglie e vostra figlia e pensate alle sei rapine precedenti e alle difficoltà che vi hanno lasciato, senza parlare della paura e dello stress senza fine. E osservate quei tre delinquenti che puntano una pistola in testa e un coltello alla gola a voi e ai vostri cari. E guardateli che prendono il frutto del vostro lavoro (300.000 euro che probabilmente l’assicurazione non vi rifonderà). E pensate al terrore e alla rabbia che si mischiano nella vostra testa. E guardateli andare via con la vostra roba (che è la vostra vita). Pensate alla pistola nel cassetto. Non ragionate e fate quello che non dovreste fare. Ma siete governati dall’ira e da una paura senza limiti. Uscite fuori, li vedete e sparate. Gli occhi si appannano, il cuore vi batte a mille. Forse sapete che state sbagliando, ma non siete di certo in grado di intendere e di volere.
Seconda considerazione: Una condanna a 14 anni e nove mesi appare eccessiva a chi si immedesima e guarda la vicenda da un punto di vista semplicemente umano. Ma i giudici non sono tenuti ad immedesimarsi, ma soltanto a fare rispettare la legge e certamente da questo punto di vista avranno provato a tenere conto di tutto.
E adesso rileggete velocemente quei commenti sui social nei quali alternativamente Roggero appare come un killer sanguinario oppure come un vendicatore dei torti subiti. C’è in quei commenti, da entrambe le parti, una rabbia figlia soltanto di certezze fuori luogo.
Terza considerazione: Roggero è un brav’uomo che faceva il proprio lavoro e ha incontrato per la sua strada dei delinquenti senza scrupoli reagendo nel modo peggiore. Deve essere quindi condannato come prevede il nostro ordinamento ma non si può non tenere conto di tutto questo, anche nel giudizio e soprattutto nei toni che ognuno di noi utilizza, in qualsiasi modo la pensiamo sulla vicenda.
La moglie di Roggero ha chiesto la grazia al capo dello Stato. In tanti si sono uniti a questa richiesta. Lo ha fatto anche il ministro della giustizia. Subito i social sono esplosi e divisi tra chi ritiene che Roggero non meriti la grazie e chi pensa invece il contrario.
Quarta ed ultima considerazione: la grazia è clemenza, non sentenza, e darla spetta soltanto alla coscienza del Presidente della Repubblica che può decidere di concederla in modo parziale, totale o di non concederla per nulla. Ma chiedere clemenza è un diritto che spetta a tutti e tutti hanno il dovere di rispettare questo diritto. Ci associamo senz’altro alla richiesta di grazia.
P.S. Ci associamo senz’altro alla richiesta di grazia.