L’eruzione dell’Etna continua a paralizzare lo scalo di Catania, dove la cenere proiettata dai crateri sommitali ha costretto le autorità aeronautiche a prolungare il blocco di arrivi e partenze. La situazione al Vincenzo Bellini di Fontanarossa rimane estremamente complessa, con un bilancio che sfiora i settecento voli cancellati o dirottati verso altre aerostazioni e oltre centomila passeggeri rimasti bloccati nel cuore della stagione turistica estiva. La nube vulcanica, spinta dalle correnti d’aria verso i quadranti meridionali, ha esteso i suoi effetti ben oltre i confini regionali, spingendosi fino a Malta e alle coste libiche, rendendo impossibile la prosecuzione delle consuete attività di volo in piena sicurezza.
In questo contesto critico, con l’aeroporto chiuso fino alle 2 di stanotte, le istituzioni dell’Isola stanno profondendo ogni sforzo possibile per fronteggiare un evento imprevedibile e straordinario. La Regione Siciliana si trova a operare ai limiti delle proprie competenze, muovendosi con determinazione per far fronte alle necessità immediate della popolazione e dei turisti. Sebbene la gestione del traffico aereo spetti unicamente all’Enac e alle compagnie aeree, l’amministrazione regionale sta dimostrando nei fatti che la Regione fa ciò che può e ciò che può sta facendo per contenere i disagi.
A guidare la risposta all’emergenza è Palazzo d’Orléans, con il governatore Renato Schifani che ha dichiarato: «Stiamo responsabilmente facendo il massimo per alleviare i disagi dei viaggiatori dovuti alla chiusura dell’aeroporto di Catania a causa della cenere dell’Etna. Restano ferme le competenze delle compagnie aeree per quanto riguarda l’operatività dei voli e la doverosa assistenza ai passeggeri. La Regione, pur non avendo prerogative sulla gestione del traffico aereo, ha scelto di intervenire collaborando con le società di gestione aeroportuale con collegamenti straordinari e attivando la Protezione civile».
Il piano d’intervento approntato coinvolge in modo sinergico diversi apparati operativi e di soccorso. Da un lato, l’assessorato alle Infrastrutture e alla mobilità ha disposto un sensibile potenziamento dei servizi di trasporto pubblico su ferro e su gomma, garantendo vetture aggiuntive lungo le direttrici principali che collegano Catania a Palermo, Comiso, Trapani, Siracusa e Agrigento. Per agevolare la mobilità dei passeggeri dirottati sullo scalo palermitano di Punta Raisi, è stata prevista anche la gratuità dei convogli ferroviari ordinari verso la capitale dell’Isola per chiunque esibisca un biglietto aereo per Catania. Dall’altro lato, la Protezione civile regionale ha dispiegato decine di volontari organizzati in turni continui all’interno dei vari aeroporti siciliani, allestendo punti d’accoglienza e gazebo per la distribuzione gratuita di acqua potabile e fornendo assistenza informativa aggiornata sui mezzi di trasporto attivi.
Sul fronte delle polemiche politiche, scoppiate a seguito dei ritardi e della riprogrammazione dei voli negli scali alternativi di Palermo, Trapani e Comiso, è arrivata la giusta presa di posizione di Luca Sbardella, commissario regionale di Fratelli d’Italia in Sicilia, che ha espresso ferma contrarietà alle critiche rivolte agli organi di gestione aeroportuale affermando: «Leggo con una certa sorpresa l’attacco sferrato in queste ore contro la governance di SAC. Mi chiedo se chi lo ha scritto abbia davvero verificato i fatti prima di parlare di “fallimento”. Certo la situazione non è facile, ma in un momento di emergenza come questo piuttosto che sciacallaggi politici ci aspettavamo più solidarietà nei confronti di chi sta facendo sforzi sovrumani per garantire assistenza ai cittadini e ai passeggeri coinvolti». Sbardella ha difeso l’operato del personale sul campo e delle società di gestione come GESAP (Palermo) ed AIRGEST (Trapani), sottolineando la reattività di un sistema organizzativo sottoposto a una pressione eccezionale nel periodo di maggior afflusso dell’anno.
Sul dibattito relativo alla vulnerabilità strutturale del sistema dei trasporti isolano è intervenuto anche il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, il quale ha riproposto il tema della collocazione geografica dello scalo di Fontanarossa rispetto alla presenza dell’Etna, richiamando l’attenzione sulla costante fragilità dell’infrastruttura di fronte ai frequenti fenomeni di emissione di ceneri vulcaniche.
Mentre l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia conferma l’impossibilità di stabilire con precisione quando l’attività eruttiva del vulcano giungerà a conclusione, la macchina dell’assistenza regionale continua a lavorare a pieno ritmo per garantire supporto, mobilità e sicurezza a quanti si trovano ad affrontare questa difficile parentesi logistica.