All’Ospedale Civico di Palermo la burocrazia ha finalmente trovato il modo di abbattere i tempi d’attesa, non per le visite medico diagnostiche, ma per l’esito dei concorsi. Quando la massima efficienza amministrativa incontra la tecnologia, il risultato supera la più spinta immaginazione dei commediografi. Recentemente, la direzione ha deciso di indire un atteso bando interno destinato ad assegnare una trentina di prestigiosi e ben retribuiti incarichi di altissima professionalità, fermi al palo da circa un lustro. Fin qui nulla di strano, se non fosse che, apprendiamo dalle pagine di Repubblica, insieme all’atto ufficiale di indizione della selezione è comparso sulla rete un provvidenziale e chiarificatore foglio di calcolo. Un file Excel di rara trasparenza, rimasto generosamente a disposizione degli utenti web per diverse ore, nel quale in alcuni casi la casella riservata al futuro vincitore non era affatto vuota, bensì già accuratamente compilata.
L’inattesa premonizione digitale ha fatto rapidamente il giro delle app di messaggistica istantanea di camici bianchi e personale sanitario, sollevando un polverone di proporzioni memorabili tra i corridoi della struttura palermitana. Leggendo quel formidabile documento di preveggenza contabile, chiunque avrebbe potuto scoprire in anteprima a chi fossero destinati alcuni ruoli chiave nei vari ambiti specialistici. Tra i profili segnalati con chirurgica precisione spicca, per esempio, quello di Luca Lagalla, collocato nel settore della pediatria e forte di una parentela particolarmente illustre nella mappa politica essendo figlio del sindaco della città.
Non da meno risulta la posizione riservata a Francesco Buonasorte, figura di rilievo della rappresentanza sindacale interna, indicato senza troppi misteri come il prescelto per coordinare il settore dell’anestesia e della rianimazione nel complesso multispecialistico con centro ustioni, così come quella di Giuseppe Paviglianiti, proveniente dallo stesso mondo della rappresentanza sindacale e destinato all’ecografia pediatrica e di urgenza. Tra una pediatria d’eccellenza e un’area critica, l’elenco dei fortunati eletti procedeva con l’accuratezza di un consuntivo a cose fatte estendendosi ad altri specialisti che, a dirla tutta, da anni già svolgevano sul campo quelle medesime mansioni per le quali si doveva teoricamente gareggiare.
Di fronte al diffondersi della notizia e all’inevitabile sconcerto generale, le alte sfere dell’azienda sanitaria si sono viste costrette a correre ai ripari ritirando in tutta fretta il bando attraverso il classico istituto dell’autotutela. La giustificazione implicita sembra suggerire che si sia trattato soltanto di un disguido informatico o di una sfortunata bozza diffusa per errore, ma il sapore di una ratifica preventivamente confezionata per sanare situazioni pregresse è rimasto impresso nella memoria collettiva.
Alcune sigle sindacali hanno prontamente manifestato forte sdegno di fronte a quello che considerano un ennesimo capitolo amaro della gestione della sanità regionale, promettendo di vigilare attentamente sugli sviluppi e di coinvolgere le autorità di governo e gli organi preposti se tali anomalie dovessero essere confermate. Il tutto con un pizzico di irresistibile ironia, se si considera che proprio dal caloroso mondo della rappresentanza sindacale interna provengono almeno due dei nomi indicati nel fatidico elenco.