EVASIONE AD AUGUSTA: ALLARME NELLE CARCERI

di Redazione

L’evasione di un recluso ad alta sicurezza dalla casa di reclusione di Augusta ha scatenato una vasta operazione di ricerca in tutto il territorio siciliano. Il fuggiasco è Marco D’Angelo, trentottenne originario di Messina, che si trovava ristretto nell’istituto di Piano Ippolito per scontare una condanna definitiva a undici anni e otto mesi di reclusione per traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, con una data di fine pena fissata per il febbraio del 2031. A carico dell’uomo figurano anche diversi procedimenti penali ancora aperti, tra cui accuse per reati contro il patrimonio legati a vari episodi di furto e un processo per una rapina messa a segno nel 2015 a Villafranca Tirrena, nel messinese.

La dinamica dell’accaduto rivela dettagli che pongono interrogativi sull’efficacia delle misure di sicurezza interne all’istituto. Il detenuto ricopriva l’incarico di addetto al servizio di sopravvitto, una mansione che comporta la gestione e la consegna dei beni alimentari e di conforto che la popolazione carceraria può acquistare nello spaccio interno. Questo specifico compito garantiva all’uomo una libertà di movimento superiore a quella di altri reclusi, e una buona conoscenza delle routine quotidiane della struttura, dei passaggi chiave e dei cambi di turno del personale di vigilanza.

Sfruttando queste informazioni e approfittando di un momento favorevole durante la rotazione dei turni del pomeriggio, l’uomo è riuscito a superare le barriere di protezione interne e a scavalcare il muro di cinta. L’allarme ufficiale è scattato soltanto diverse ore dopo l’effettivo allontanamento, intorno alle diciannove, quando gli agenti si sono resi conto della sua assenza durante le verifiche di routine. Gli inquirenti ipotizzano che la fuga sia stata pianificata con accuratezza e non escludono la presenza di complici all’esterno del perimetro carcerario pronti a fornire un mezzo di trasporto per facilitare l’allontanamento.

Mentre le forze dell’ordine presidiano il territorio per rintracciare il fuggitivo, la situazione della sicurezza penitenziaria nella provincia presenta ulteriori elementi di criticità. Presso la casa circondariale di Cavadonna, a Siracusa, si sono verificati gravi disordini all’interno del blocco venti dove era in corso da diversi giorni uno sciopero della fame promosso da un gruppo di reclusi italiani per protestare contro le condizioni della struttura.

La tensione latente è sfociata in una violentissima colluttazione che ha visto contrapposti detenuti locali e un gruppo di ristretti di nazionalità straniera. Il bilancio degli scontri annovera circa dieci feriti tra la popolazione carceraria, tra cui un uomo trasportato d’urgenza in ospedale per una ferita da arma da taglio, oltre alle medicazioni effettuate nell’infermeria dell’istituto per lesioni di minore entità e ai malori accusati da due agenti della polizia penitenziaria intervenuti per sedare i disordini.

Tali disordini si inseriscono in un contesto di forte tensione che aveva già visto un grave antecedente il 23 agosto scorso, quando una trentina di detenuti aveva dato vita all’occupazione del blocco dieci dello stesso istituto. In quell’occasione i reclusi erano riusciti a sottrarre le chiavi a un agente e a fare irruzione in varie aree della struttura, danneggiando le suppellettili dell’infermeria e provocando il ferimento di un operatore.

Un’emergenza durata circa cinque ore che aveva costretto ad attingere d’urgenza a rinforzi provenienti dai penitenziari di Noto, Caltagirone, Augusta e Ragusa per affiancare gli agenti in servizio. Gli esponenti del sindacato di polizia penitenziaria avevano denunciato la momentanea perdita del controllo di un intero reparto da parte dello Stato, evidenziando come lo spostamento temporaneo di personale finisca solo per trasferire le carenze d’organico da un istituto all’altro all’interno di una struttura che ospita oltre settecento detenuti su poco più di cinquecento posti regolamentari.

Gli episodi registrati nel Siracusano hanno riacceso il dibattito sulle condizioni complessive del sistema penitenziario. I rappresentanti sindacali del settore sottolineano come tali eventi siano la conseguenza diretta di criticità strutturali non più rinviabili, evidenziando come le strutture presentino un tasso di affollamento ben superiore alla capienza regolamentare, a fronte di una pianta organica del personale di vigilanza fortemente sottodimensionata rispetto alle esigenze operative quotidiane.

Le organizzazioni di categoria evidenziano il costante e prolungato stress a cui sono sottoposti i lavoratori degli istituti di pena, sollecitando interventi governativi immediati orientati alla deflazione della presenza detentiva, al potenziamento degli organici e all’ammodernamento delle dotazioni tecnologiche di sicurezza.