Le primarie restano l’orizzonte per definire la leadership del campo largo nell’isola, ma attorno al tavolo delle trattative il clima si è fatto incandescente. Nel pieno di questo percorso già di per sé complesso e frammentato, il Partito Democratico sta tentando con ogni forza di ricucire le profonde spaccature interne per arrivare alle urne dei gazebo con una posizione solida e condivisa. La priorità assoluta per il gruppo dirigente dem è diventata quella di individuare una figura di altissimo profilo per la corsa alla presidenza della Regione, un profilo capace non soltanto di raccogliere il massimo dei consensi nell’ambito della coalizione, ma anche di rappresentare un’alternativa forte e indiscutibile rispetto alle ambizioni di Ismaele La Vardera.
Sulla candidatura del fondatore del movimento Controcorrente, infatti, la leadership del Nazareno avrebbe ormai deciso di calare una scure definitiva. Una scelta maturata al culmine di una serie di passaggi politici azzardati e culminata negli avvenimenti dell’ultima convention organizzata ad Agrigento. In quell’occasione, l’ex Iena non si è limitato a mettere in scena un duro scontro con il primo cittadino del capoluogo eletto tre mesi fa sotto la sua egida, ma si è reso anche protagonista di un contropiede politico giudicato imperdonabile dai vertici dem.
Durante il suo intervento nella città dei templi, La Vardera si è infatti spinto ben oltre i margini della prudenza tattica, dichiarando in modo aperto e senza alcuna riserva che, in un’ipotetica sfida diretta per la guida del campo largo nazionale, la sua preferenza andrebbe incondizionatamente al leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte anziché alla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein. Una presa di posizione netta, scandita senza esitazioni di sorta, che ha spalancato le porte all‘irritazione dello stato maggiore dem sia a Roma che sul territorio regionale.
Per la dirigenza del Partito Democratico si è trattato di un vero e proprio affronto politico, un passaggio del tutto inaccettabile per chi aspirava a vestire i panni del candidato unitario dell’intero schieramento progressista. Il ragionamento che circola con insistenza all’interno delle stanze del partito è semplice: non è possibile offrire copertura e sostegno a una figura che, pur chiedendo di rappresentare la coalizione, sceglie di disconoscere e ridimensionare il peso politico della principale forza riformista dell’alleanza e della sua guida nazionale.
Questa sortita ha dunque accelerato la decisione dei vertici dem di porre una barriera invalicabile alla sua corsa. Il potenziale veto del partito nazionale trasforma l’isolamento di La Vardera in un dato di fatto con cui l’intero tavolo politico dovrà fare i conti. In questo contesto, il leader di Controcorrente finisce per pagare caro l’eccesso di spregiudicatezza e l’aggressività mediatica che, anziché allargare il raggio dei suoi consensi, hanno finito per compromettere irrimediabilmente la fiducia dei suoi potenziali alleati.
Per affrontare questa turbolenta fase e sanare le profonde spaccature che continuano a lacerare i democratici in Sicilia, il vertice nazionale dem sta valutando un cambio di assetto gestionale. L’ipotesi concreta sui tavoli romani è l’istituzione di un direttorio straordinario, una struttura collegiale composta da cinque o sette esponenti di provata esperienza. Questo nuovo organismo avrebbe il compito di affiancare l’attuale segretario Anthony Barbagallo, determinandone nei fatti un incisivo depotenziamento. Sarebbe infatti questa cabina di regia ad assumere la piena responsabilità politica sulla linea della forza politica nell’isola, prendendo in mano le redini delle trattative per le future alleanze e stabilendo i criteri decisivi per la selezione delle candidature sia per l’Assemblea Regionale Siciliana che per i seggi nazionali.