NINO MARTOGLIO: LA CARRIERA, LE OPERE E L’EREDITÀ CULTURALE

di Antonino Piscitello

Il 15 settembre 1921 moriva a Catania all’età di cinquant’anni Nino Martoglio, regista, drammaturgo, poeta e giornalista nato a Belpasso nel 1870. La sua attività ha rappresentato un punto di svolta per la modernizzazione del teatro dialettale siciliano e per la circolazione della cultura dell’isola a livello nazionale tra la fine dell’Ottocento e i primi vent’anni del Novecento.

Dopo avere completato gli studi presso il Regio Istituto Nautico di Catania e ottenuto il titolo di capitano di lungo corso, Martoglio scelse di non proseguire la carriera marittima. Iniziò a lavorare come giornalista nella redazione della Gazzetta di Catania, quotidiano fondato dal padre Luigi. Nel 1889, prima di compiere vent’anni, fondò il settimanale satirico e culturale D’Artagnan. La testata diventò un luogo di confronto per gli intellettuali del tempo, pubblicando testi in prosa e in versi sia in lingua italiana sia in dialetto siciliano. Tra i collaboratori del giornale figurarono autori come Luigi Pirandello, Luigi Capuana e Giovanni Verga.

Nel 1899 Martoglio pubblicò la sua raccolta poetica principale, Centona. I versi in dialetto siciliano descrivono con precisione analitica la vita popolare catanese, i tipi umani e le dinamiche sociali dell’epoca. L’opera ricevette l’apprezzamento di Capuana e di Pirandello, il quale curò la prefazione delle edizioni successive, evidenziando il valore espressivo e il rigore linguistico della scrittura di Martoglio.

All’interno di Centona è presente il componimento L’amuri, strutturato come un dialogo tra madre e figlia:

– Mamma, chi veni a diri ‘nnamuratu?
– … Vôldiri… un omu ca si fa l’amuri.
– E amuri chi vôldiri? – … E’ un gran piccatu:
è ‘na bugia di l’omu tradituri!
– Mamma… ‘un è tantu giustu ‘ssu dittatu…
ca tradimenti non nn’ha fattu, Turi!
– Turiddu?…E chi ti dissi, ‘ssu sfurcatu?
– Mi dissi… ca pi mia muria d’amuri!
– Ah, ‘stu birbanti!… E tu, chi ci dicisti?…
– Nenti!… Lu taliai ccu l’occhi storti…
– E poi? – Mi nni trasii tutta affruntata!…
– Povira figghia mia! Bonu facisti!
E… lu cori? – Mi batti forti forti!…
– Chissu è l’amuri, figghia scialarata!

Nei primi anni del Novecento Martoglio promosse la formazione di compagnie teatrali nate per portare il teatro in lingua siciliana nei principali teatri italiani. Questa attività organizzativa mise in luce il talento di attori come Angelo Musco e Giovanni Grasso. Tra i suoi testi teatrali più noti vi sono San Giuvanni Decullatu del 1908 e L’aria del continente del 1915, opere che vennero poi tradotte e adattate anche in diversi dialetti regionali del centro e del nord Italia.

Dal 1913 l’autore estese la propria attività al cinema muto, lavorando come sceneggiatore e regista per la casa di produzione Morgana Film. Nel 1914 diresse Sperduti nel buio, tratto dall’opera di Roberto Bracco. Il film è riconosciuto dalla storiografia cinematografica come uno dei primi esperimenti di realismo visivo e un precursore del neorealismo italiano. L’unica copia conosciuta della pellicola, custodita presso la cineteca del Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma, fu asportata dalle truppe tedesche nell’autunno del 1943 e non è mai stata ritrovata.

Negli stessi anni si consolidò la collaborazione artistica con Luigi Pirandello. I due autori scrissero insieme le commedie ‘A vilanza e Cappiddazzu paga tuttu. Il costante incoraggiamento di Martoglio fu un fattore decisivo nello spingere Pirandello a dedicarsi alla scrittura per il teatro.

La vita di Martoglio si interruppe il 15 settembre 1921. L’autore morì all’età di 50 anni a causa di una caduta all’interno del vano ascensore, ancora in costruzione e privo di protezioni, presso l’Ospedale Vittorio Emanuele di Catania, dove si era recato per far visita al figlio ricoverato. La Sicilia perse così uno dei suoi autori più capaci di trasformare la cultura dell’isola in poesia, teatro e cinema.

L’impatto di Nino Martoglio sulla storia culturale siciliana risiede nella sua capacità di collegare l’espressività popolare dell’isola con i circuiti nazionali dello spettacolo e dell’editoria. Martoglio non si limitò a raccogliere elementi del folclore locale, ma strutturò quello che veniva considerato un dialetto in una lingua teatrale e letteraria autonoma, capace di superare i limiti della macchietta comica e di rappresentare la complessità sociale.

Dal punto di vista storico, la sua figura ha operato su più livelli. Nel giornalismo ha creato, attraverso la rivista D’Artagnan, uno spazio di discussione capace di riunire Verga, Capuana e Pirandello. Nel teatro ha codificato un repertorio e ha avviato al professionismo attori di primo piano, svolgendo al contempo un ruolo di stimolo fondamentale per l’ingresso di Pirandello nella drammaturgia. Nel cinema, infine, ha applicato i criteri del verismo al linguaggio dell’immagine in movimento. Il suo lavoro ha dimostrato che la cultura regionale poteva interfacciarsi con i linguaggi artistici moderni senza perdere la propria specificità.