LA VARDERA ALL’ARS PRETENDE PRIVILEGI E FA LA VITTIMA

di Redazione

Ismaele La Vardera ha deciso che le regole della democrazia costituiscono un intralcio trascurabile, un orpello formale da travolgere a colpi di dirette social, post indignati e blitz a beneficio di telecamera. L’occupazione della commissione Bilancio dell’Assemblea Regionale Siciliana da parte dell’ex iena e dei suoi sodali rappresenta l’ennesima ed esplicita deriva di una politica ridotta a puro spettacolo, dove il rispetto delle istituzioni viene continuamente sacrificato sull’altare della demagogia più becera e del populismo d’accatto. In questa storiella di barricate urlate e vittimismo, una verità emerge con cristallina chiarezza: al leader di Controcorrente non interessa minimamente il funzionamento delle istituzioni regionali, pretende semplicemente una poltrona, la vuole subito e in palese deroga al regolamento dell’Ars.

Per comprendere la pretestuosità di questa messinscena, occorre fare un passo indietro e riavvolgere il nastro della politica palermitana. Il gruppo parlamentare Controcorrente nasce soltanto due mesi fa. La sua natura è quella di una compagine frammentata e palesemente eterogenea, assemblata da transfughi di altri gruppi attraverso una manovra di trasformismo parlamentare. Accanto al fondatore, giunto all’Ars grazie all’elezione nelle liste di Sud chiama Nord di Cateno De Luca, troviamo Josè Marano e Carlo Gilistro, scappati dal Movimento 5 Stelle, Alessandro De Leo, approdato in questa nuova avventura abbandonando i ranghi di Forza Italia e prima ancora di Sud chiama Nord. Una formazione nata ieri che pretende oggi di dettare legge nel parlamento più antico del mondo, ignorando deliberatamente il fatto che i sistemi democratici si reggono proprio sull’osservanza rigorosa delle norme e dei regolamenti interni, i quali rappresentano il principale baluardo a tutela della collettività e della legalità parlamentare.

Le regole vigenti all’Ars sono chiarissime e non lasciano spazio a interpretazioni di comodo. La commissione Bilancio è composta da tredici deputati, designati dai singoli capigruppo parlamentari in modo da rispettare la proporzione della consistenza numerica dei vari gruppi presenti nell’aula di Sala d’Ercole. Attualmente, l’organismo vede sette componenti assegnati alla maggioranza di centrodestra, due alla compagine di Sud chiama Nord, uno al gruppo misto e tre all’opposizione di sinistra. Per l’esattezza, la pattuglia del cosiddetto Campo Largo è formata da Nuccio Di Paola per il Movimento 5 Stelle, e da Antonello Cracolici insieme a Sebastiano Venezia per il Partito Democratico.

Per consentire l’ingresso rapido di un rappresentante di Controcorrente all’interno della commissione dove si decidono i destinatari delle risorse regionali, un deputato dovrebbe rassegnare le dimissioni e cedergli il posto. Ma chi dovrebbe fargli spazio? La maggioranza di centrodestra che governa la Regione non ha alcun motivo politico per sacrificare un proprio scranno. Non potrebbe neanche volendo perché non avrebbe più l’obbligatoria maggioranza. Allo stesso modo, appare difficile che a farsi da parte sia Sud chiama Nord o la deputata del gruppo misto. L’unica alternativa imporrebbe dunque un sacrificio proprio all’interno delle fila del Campo Largo.

Ed è qui che lo show di La Vardera diventa surreale. Nuccio Di Paola rappresenta l’unico esponente pentastellato presente in commissione Bilancio ed è, al contempo, il segretario regionale del partito a cui la neonata formazione ha appena sfilato due deputati, consumando uno strappo proprio nel momento in cui il Campo Largo siciliano si apprestava a riunirsi per la prima storica seduta di confronto sui programmi e sulle candidature in vista delle elezioni regionali del 2027. Chiedere a Di Paola di cedere la propria poltrona a chi ha lavorato per indebolirlo equivale a una barzelletta.

Non migliore appare la prospettiva sul fronte del Partito Democratico. I due esponenti dem dovrebbero fare spazio a un deputato verso il quale la segretaria nazionale Elly Schlein ha sostanzialmente apposto un veto invalicabile circa una sua ipotetica candidatura alla presidenza della Regione, come peraltro confermato dalla totale assenza di smentite dopo le esplicite richieste di chiarimento avanzate dallo stesso leader di Controcorrente.

L’unica strada conforme al regolamento richiederebbe un accordo complessivo tra tutti i capigruppo dell’Ars per ridisegnare e ricalcolare la composizione di tutte le commissioni permanenti. Si parla di un lavoro complesso che coinvolgerebbe le sei commissioni legislative, la commissione per l’Esame delle attività dell’Unione Europea, le tre commissioni istituzionali e le due speciali. I componenti di tali organi vengono infatti nominati garantendo una rappresentanza proporzionale che rispecchi in linea generale la forza numerica dei vari gruppi nell’intero arco parlamentare. Ma la procedura richiede tempo, mediazione, rispetto dell’istituzione, e non può certamente essere espletata in questa delicata fase.

Tutto questo a La Vardera non interessa. Il deputato bypassa la politica istituzionale preferendo allestire un vero e proprio live-show a beneficio dei suoi canali social, trasformando un luogo di lavoro parlamentare nel teatro di una protesta strumentale. La pretesa di scavalcare regolamenti e buonsenso dimostra una totale assenza di cultura delle istituzioni atteso, peraltro, che a La Vardera e ai suoi non è certo vietato di partecipare alle sedute della commissione con l’unico limite, evidente, di non poter votare. Le norme, le prassi consolidate, non possono essere modificate a colpi di dirette social o ultimatum urlati davanti alle telecamere degli smartphone. La democrazia vive di regole condivise e rigide, e chi pensa di sostituire il diritto con la demagogia e lo show a favore di pubblico dimostra solo di non essere all’altezza del ruolo che i cittadini gli hanno affidato.