PISTOLE FABBRICATE A CATANIA CON STAMPANTE 3D

di Redazione

Armi con stampante 3D, sostanze stupefacenti di ogni tipo e una contabilità meticolosa custodita su un taccuino. Era questo il materiale nascosto nel garage e nella camera da letto di un giovane disoccupato a San Giovanni La Punta, centro alle porte del capoluogo etneo.

L’operazione condotta dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Catania ha permesso di portare alla luce un’attività clandestina articolata e complessa, capace di spaziare dalla tecnologia più avanzata nel campo della fabbricazione illegale di armamenti fino allo spaccio di droghe classiche e sintetiche.

Tutto ha avuto inizio nell’ambito dei controlli sul territorio condotti dalla polizia per contrastare l’aumento dei reati legati al possesso d’armi nella provincia catanese. Insospettiti da alcuni movimenti e forte di attività informative sul campo, gli agenti si sono presentati presso l’abitazione del ventisettenne, già noto alle forze dell’ordine per precedenti nel settore della droga. La perquisizione dei locali, eseguita con l’indispensabile supporto delle unità cinofile, ha spalancato le porte su uno scenario tanto inquietante quanto moderno.

Nel garage dell’immobile, l’indagato aveva allestito una vera e propria officina di precisione. Al centro della struttura spiccava una stampante 3D professionale a resina, ancora collegata a un supporto di memoria informatica. All’interno del dispositivo USB, i tecnici della polizia scientifica hanno rintracciato numerosi progetti e schemi tecnici destinati alla realizzazione di componenti meccanici per pistole.

Accanto alla stampante, gli investigatori hanno rinvenuto flaconi di resine polimeriche liquide, adatte alla creazione di oggetti ad alta resistenza termica e meccanica, unitamente a vari contenitori contenenti pezzi già realizzati. Si tratta delle componenti primarie per le cosiddette “Gost guns”, pistole fantasma privi di numero di matricola del tutto invisibili ai tradizionali canali di tracciamento e identificazione.

L’ispezione del garage ha portato al sequestro anche di una pistola lanciarazzi con sistema di sparo frontale di calibro 22, completa di caricatore, un accessorio per il lancio di segnalatori luminosi e diverse dozzine di cartucce a salve. Se completate con gli appropriati rinforzi e con i giusti congegni meccanici in metallo, le parti modellate in resina possono trasformarsi in strumenti capaci di fare fuoco.

Questo genere di attività, chiarisce a La Sicilia il capo della Mobile Emanuele Fattori, non rappresenta un caso isolato o un’improvvisazione estemporanea, ma si inserisce in un solco ben definito. L’accessibilità di software dedicati, reperibili attraverso le pieghe del web e in particolar modo nei circuiti del dark web, consente infatti di mettere in piedi vere e proprie linee d’assemblaggio. Una tendenza ormai consolidata e nota alle forze dell’ordine.

Oltre alla produzione di armi, l’indagato gestiva un mercato di droghe. Gli agenti hanno infatti scovato occultato nell’abitazione un assortimento variegato di sostanze stupefacenti. Tra i reperti posti sotto sequestro figurano ketamina, hashish, marijuana, cristalli di MDMA e persino un esiguo quantitativo di “jungle spice”, sostanza allucinogena di origine vegetale ma lavorata chimicamente.

Il quadro si completa con il rinvenimento di due coltelli con la lama sporca di canapa, oltre cinquemila euro in contanti divisi in tagli differenti, e di un’agendina su cui il giovane annotava con precisione le somme incassate e i nomi degli acquirenti.

A seguito delle evidenze emerse, la magistratura ha convalidato il fermo dell’uomo con l’accusa di detenzione illegale di armi e spaccio di stupefacenti, disponendone il trasferimento in carcere in attesa del processo.