“Il giudice ragazzino” e la lotta contro la mafia

Il 21 settembre di 36 anni fa veniva ucciso dalla mafia a soli 37 anni in un agguato il giudice Rosario Livatino. Percorreva senza alcuna scorta la strada che da Canicattì porta ad Agrigento guidando lui stesso la sua vecchia Ford Fiesta. Ha rappresentato per il suo impegno concreto, infaticabile ma mai urlato contro la mafia nel suo lavoro di magistrato un esempio al quale bisogna sempre fare riferimento. La sua fede religiosa lo sosteneva in questo straordinario senso del dovere che lo ha portato alla morte. La Chiesa lo ha proclamato Beato riconoscendo il suo martirio avvenuto “in odio alla fede”.
Notiziario La Nazione Siciliana del 22 settembre 2026
La sinistra in Sicilia va in mille pezzi

Mirello Crisafulli, sindaco Pd di Enna, lancia la bomba all’interno della sinistra siciliana e determina le condizioni affinchè l’alleanza vada in mille pezzi. La proposta esplosiva è quella di candidare Cateno De Luca alla Presidenza della Regione per la sinistra sostenendo che solo così possono determinarsi le condizioni per superare il centrodestra. Subito fa sua la proposta il palermitano Davide Faraone, capogruppo di Italia Viva alla Camera. Lo scontro esploderà nelle prossime ore con quelle parti della coalizione che vedono De Luca come uno dei principali avversari, come Alleanza Verdi Sinistra e La Vardera che ha già annunciato di essere candidato a prescindere.
Notiziario La Nazione Siciliana del 22 settembre 2026
Schifani convoca i capigruppo sulla manovra

Il Presidente Schifani ha convocato per oggi i capigruppo della maggioranza alla presenza anche del Presidente dell’Ars per definire il percorso di approvazione del disegno di legge ‘Coesione e crescita’. Consapevole del rischio di slittamento dei tempi, Schifani ha però manifestato la volontà che venga approvato entro il mese di ottobre e la sua contrarietà ad un’ipotesi di unificazione con la legge di stabiltà. L’incontro di oggi probabilmente quindi servirà ad imprimere un’accelerazione alla presentazione degli emendamenti per circa 200 milioni da parte dei gruppi parlamentari della maggioranza.
Notiziario La Nazione Siciliana del 22 settembre 2026
Palermo, comunioni e cresime nella polemica

Una vera e propria guerra sta contrapponendo un’intera filiera produttiva e la Curia di Palermo, retta dall’arcivescovo Corrado Lorefice. La decisione della Curia di accorpare in un unico percorso di cinque anni prime comunioni e cresime ha messo in ginocchio centinaia di famiglie che si basavano sui tradizionali momenti di festività legati soprattutto alle comunioni: fotografi, fiorai, pasticceri, ristoratori, negozi di abbigliamento e così via. Confimprese aveva organizzato per oggi una protesta davanti all’arcivescovato, sospesa per il tentativo di mediazione del sindaco Lagalla che ha scritto ieri una lettera a Lorefice chiedendo di individuare una soluzione.
Notiziario La Nazione Siciliana del 22 settembre 2026
Partinico, morti madre e figlio per esalazioni killer

Una tragedia a Partinico dovuta ad esalazioni provenienti da una cisterna di un’azienda agricola. Una donna di 37 anni e il figlio di 22, titolari dell’azienda, sono stati trovati morti all’interno di una cisterna allocata dentro un garage dove prima si era calato il figlio per prendere delle reti per la raccolta delle olive e poi la madre che non lo aveva visto tornare. Probabilmente i residui organici dell’annata precedente avevano reso l’ambiente privo di ossigeno e saturo di anidride carbonica. Il giovane era diventato padre da pochi mesi.
Notiziario La Nazione Siciliana del 22 settembre 2026
La mafia catanese e Tik Tok

Scordatevi l’idea della mafia che alla spietatezza aggiunge anche il silenzio. Adesso i clan mafiosi si insultano persino su Tik Tok. Nelle ultime settimane a Catania si susseguono account anonimi che costruiscono con l’intelligenza artificiale post di esaltazione per il proprio clan e di offesa nei confronti dei clan rivali. La guerra tra quelli di Monte Po e i cursoti milanesi non è fatta solo di sparatorie, ma anche di sfottò sui social. Pare che anche in carcere i capimafia si siano posti il problema di come chiudere le vicende tra i due clan, ma neanche loro sembrano esserci riusciti.