Se doveste spiegare il moto browniano a dei bambini, basterebbe far loro osservare una goccia di inchiostro rilasciata dentro un bicchiere d’acqua pura. Invece di rimanere unita o scendere in linea retta, la goccia si allarga immediatamente in una molteplicità di particelle che cominciano a vagare in ogni direzione, urtandosi e senza mai seguire un percorso logico o prevedibile. Ognuna si disperde nel liquido in modo del tutto casuale, scontrandosi con le molecole circostanti senza mai ritrovare una forma comune. È la fotografia esatta di ciò che sta accadendo nel Campo Largo siciliano, diluito in un dinamismo caotico in cui ciascun protagonista o presunto tale procede per conto proprio, schivando gli alleati e moltiplicando i punti di rottura.
A scatenare l’ultimo azzardo è stato il sindaco di Enna, Mirello Crisafulli, che dalla Festa dell’Unità di Villarosa ha lanciato una proposta destinata a far saltare per aria i già precari equilibri della coalizione. Crisafulli ha indicato apertamente Cateno De Luca come l’unico profilo in grado di guidare l’alleanza alle prossime elezioni regionali: “Bisogna avere il coraggio di andare oltre il centrosinistra storico. Questo significa che Cateno De Luca deve essere candidato a presidente della Regione siciliana. È l’unico che può portare voti che non sono del centrosinistra. E se spostiamo voti che non sono del centrosinistra, ci mettiamo nelle condizioni di vincere”.
Un’apertura che ha trovato la sponda immediata e persino entusiasta di un suo storico avversario politico, il capogruppo di Italia Viva alla Camera Davide Faraone. Il deputato renziano si è fiondato sulla proposta di Crisafulli, cogliendo l’occasione per stroncare senza mezzi termini le velleità di Ismaele La Vardera: “La Vardera si candida sempre da solo. Parte, annuncia: “Mi candido”. Poi si gira verso la coalizione e chiede se per caso qualcuno vuole fermarlo. Se dovessi scegliere tra i due sceglierei De Luca tutta la vita”.
L’uscita di Faraone ha generato la replica dell’ex Iena, che ha liquidato l’attacco sostenendo che ogni affondo nei suoi confronti finisce unicamente per fargli guadagnare punti nei sondaggi. Ma al di là delle schermaglie, il profilo di La Vardera appare ormai del tutto smarrito nel pieno di un delirio di grandezza. Il deputato di Controcorrente ha infatti avviato una campagna propagandistica dal tono grottesco che recita “Fuori i mercanti dal tempio, Ismaele presidente”, paragonandosi senza troppi pudori a Gesù di Nazaret e scegliendo di farsi chiamare unicamente con il nome di battesimo, esattamente come accadeva intorno all’anno zero, quando i cognomi non esistevano.
A frenare le ambizioni dell’ex Iena e al contempo a sbarrare la strada a Cateno De Luca sono stati i vertici di Alleanza Verdi e Sinistra. Pierpaolo Montalto e Fabio Giambrone sono intervenuti per stroncare le fughe in avanti e i tentativi di abboccamento con il sindaco di Taormina: “Caro Ismaele, da soli non si va da nessuna parte ma il campo progressista la deve smettere di perdere tempo. I numeri parlano chiaro: per sconfiggere il centrodestra il campo progressista deve essere unito. Per essere uniti, davanti a più legittimate candidature, le primarie sono l’unica strada possibile”. Un richiamo netto, accompagnato dall’altolà a chi tenta di spalancare le porte a forze esterne, accusate di essere in perenne trattativa elettorale solo per alzare il prezzo per un’alleanza con il centrodestra.
Nondimeno, il tentativo di sdoganare il sindaco di Taormina dentro l’alveo dem non si limita alle sole sollecitazioni di Crisafulli. All’interno del Partito Democratico sono diversi i dirigenti che tifano per una saldatura con Sud chiama Nord. A questo proposito è impossibile non pensare a Nello Dipasquale, figura di primo piano e referente di peso nell’Assemblea Regionale Siciliana, che con Cateno De Luca vanta un rapporto basato su una solida reciprocità. Dal canto suo, De Luca si gode lo scompiglio creato lasciando parlare il suo coordinatore regionale Danilo Lo Giudice, il quale ha fatto sapere che il tempo per allargare la coalizione sta per scadere.
Un quadro già precario che rischia di esplodere del tutto al vertice di coalizione fissato per il 24 settembre al Centro Pio La Torre di Palermo. Il Movimento 5 Stelle si presenterà infatti al tavolo forte del programma appena votato a Milano nella kermesse di Nova: un pacchetto di punti identitari e rigidi approvato dagli iscritti, inevitabilmente destinato a risultare divisivo rispetto alle alchimie dem, alle fughe in avanti di La Vardera e allo stop di AVS.
Già nelle prossime ore sono attese nuove dichiarazioni e ulteriori prese di posizione destinate ad accentuare ancora di più divisioni e divergenze. Proprio come avviene nel moto browniano, ogni nuovo urto non farà che aumentare il disordine generale, confermando una volta di più che il Campo Largo è solo un’illusione.