Meno comunioni a Palermo, e chiese vuote per la preparazione ai sacramenti. La riforma dell’iniziazione cristiana voluta dalla Curia arcivescovile sta provocando una profonda spaccatura tra la comunità ecclesiale e parte del commercio cittadino. La decisione di unificare e prolungare da due a cinque anni il percorso catechistico che porta i ragazzi a ricevere la prima comunione e la cresima ha infatti congelato le cerimonie, creando un vuoto organizzativo che si protrarrà fino al 2029 e che sta già mettendo in difficoltà l’economia collegata.
Di fronte al Palazzo arcivescovile si è svolta ieri una manifestazione promossa da Confimprese Palermo insieme al Comitato Fede, Economia e Comunità. Circa centocinquanta persone tra fiorai, fotografi, ristoratori, titolari di negozi di confetti e bomboniere si sono radunate in via Bonello per dare voce al proprio disagio. Durante il sit-in, caratterizzato da momenti di preghiera con la recita a voce alta del Padre Nostro e da un’azione simbolica in cui alcuni partecipanti si sono incatenati gridando la parola “dialogo”, sono stati esposti cartelli con citazioni di papa Francesco, papa Benedetto XVI e dello stesso arcivescovo Corrado Lorefice. L’obiettivo era sollecitare un canale di comunicazione diretta con i vertici della diocesi.
I numeri dell’impatto economico forniti dalle associazioni testimoniano una situazione di forte sofferenza. Giovanni Felice, presidente di Confimprese Palermo, ha evidenziato come in città si celebrassero abitualmente circa 3.500 comunioni all’anno. Se inizialmente le stime del calo di fatturato per l’indotto si attestavano intorno ai 20 milioni di euro, le ultime rilevazioni indicano una perdita ben più consistente, quantificabile in circa 30 milioni di euro annui, con contrazioni degli incassi per le singole aziende che oscillano tra il 30 e il 50 per cento.
Per superare questa fase transitoria, Confimprese ha avanzato la proposta di intensificare la frequenza delle lezioni di catechismo, portandole a due incontri settimanali anziché uno o uno ogni quindici giorni, riducendo così la durata complessiva del percorso senza sacrificare i contenuti della preparazione.
Dal settore dell’intrattenimento e del commercio arrivano ulteriori appelli, come quelli relativi alla preoccupazione per i necessari licenziamenti del personale, oltre alla volontà di 250 manifestanti di proseguire nella protesta. In molti hanno dichiarato di non voler contestare l’insegnamento della Chiesa, ma di ricercare una soluzione condivisa che salvaguardi la sostenibilità delle proprie famiglie.
La risposta della diocesi resta tuttavia rigida. Il consiglio pastorale ha ribadito che il progetto di formazione cristiana non subirà variazioni dettate da esigenze economiche o di parte, trovando anche il sostegno istituzionale di altre sigle di categoria come Confesercenti, Cna, Confcommercio, Casartigiani e Confartigianato, che hanno ritenuto di esprimere vicinanza all’operato dell’arcivescovo.
L’auspicio è che Monsignor Corrado Lorefice possa concedere nei prossimi giorni la disponibilità a un incontro pastorale e istituzionale, aprendo finalmente un tavolo di confronto con i rappresentanti dei lavoratori per valutare soluzioni integrative capaci di contemperare le esigenze della formazione spirituale dei giovani con la tutela sociale ed economica della comunità locale.