L’ultima campagna di controlli dell’INPS Sicilia, ribattezzata Black day, ha restituito una fotografia nitida delle irregolarità sul lavoro nell’isola.
Nel periodo tra il 15 e il 28 settembre, gli ispettori previdenziali, guidati dal direttore regionale Sergio Saltalamacchia, hanno passato al setaccio decine di attività commerciali. Le verifiche sono state condotte insieme all’Ispettorato Nazionale del Lavoro, alla Guardia di Finanza e ai Carabinieri con il loro nucleo specializzato NIL.
Le ispezioni non hanno riguardato soltanto i tre centri urbani principali – Palermo, Catania e Messina -, ma si sono estese anche a località più piccole e a forte affluenza commerciale come Gela, Modica e San Vito Lo Capo. In totale sono state controllate 48 aziende, concentrandosi su settori dove il contatto con il pubblico è continuo e il ricambio del personale è frequente: negozi di abbigliamento, grandi magazzini, panifici, autolavaggi, punti vendita di casalinghi e bar.
Dai riscontri sul posto e dall’incrocio dei dati sono emersi 52 lavoratori irregolari, tra dipendenti assunti senza alcuna comunicazione preventiva e lavoratori autonomi impiegati fuori dai criteri di legge. I numeri parlano chiaro: solo 16 aziende su 48 sono risultate in regola. Significa che oltre il 66% delle attività controllate presentava violazioni, con una media di più di un lavoratore in nero per ogni struttura ispezionata.
Rispetto alle campagne precedenti è emerso un dato diverso: tra i 52 lavoratori non registrati non figurava alcun beneficiario dell’Assegno di inclusione (ADI). Per le imprese sanzionate sono scattate subito le procedure per il recupero dei contributi evasi e le multe previste dalla legge, oltre alla possibile sospensione dell’attività per le realtà col maggior numero di infrazioni.
Un tasso di irregolarità così alto mostra quanto sia urgente concentrare le ispezioni nei settori a più alto rischio per la sicurezza e l’incolumità dei lavoratori. Campi come l’edilizia, l’agricoltura, la logistica e l’industria manifatturiera richiedono un presidio costante: operare senza contratto in questi ambiti significa lavorare senza tutele, senza formazione sui rischi fisici e senza alcuna copertura assicurativa contro gli infortuni sul lavoro.
Sia chiaro: gli imprenditori disonesti esistono ed è doveroso perseguirli senza esitazioni. Chi sceglie deliberatamente di impiegare personale in nero per ridurre i costi, massimizzare i profitti e fare concorrenza sleale alle aziende rispettose delle regole commette un illecito grave che danneggia l’intera società. Tuttavia, ridurre l’intero fenomeno del lavoro sommerso soltanto alla malafede di singoli soggetti sarebbe una lettura parziale. Accanto alla speculazione esiste infatti una causa strutturale profonda, rappresentata dal peso del cuneo fiscale, che in Italia supera il 45% del costo del lavoro. Per garantire a un dipendente uno stipendio netto di circa 1.500 euro al mese (pari a circa 20.000 euro netti l’anno), un’azienda deve sostenere una spesa complessiva che sfiora i 35.000 euro all’anno, considerando contributi previdenziali INPS, assicurazione INAIL e accantonamento del TFR.
In un contesto del genere può anche innescarsi, alle volte, un meccanismo distorto ma abbastanza frequente in cui il datore di lavoro e il dipendente stringono un accordo informale: evitando imposte e contributi, l’impresa riesce a garantire al lavoratore uno stipendio in contanti ben più alto rispetto a quello che potrebbe offrirgli a parità di budget con un contratto regolare. È il sintomo di un sistema che si è guastato da ormai diversi decenni.
Per uscire da questa situazione serve una strategia chiara: bisogna abbassare il costo del lavoro e ridurre la pressione fiscale sui contratti, affiancando a questa misura controlli più severi per punire chi continua a violare la legge. Ovviamente non siamo in grado e non spetta a noi indicare soluzioni, ma l’unica certezza è che il problema va affrontato e va affrontato alla svelta. Perché senza un intervento strutturaleo l’intero sistema economico rischia concretamente di andare incontro a un collasso progressivo.
inps sicilia aziende irregolari inps sicilia aziende irregolari .