SALMONELLA DAI POMODORINI DI GELA NELLE SCUOLE DELLA VAL TROMPIA

di Antonino Piscitello

La Procura di Brescia ha aperto un fascicolo d’indagine con l’ipotesi di reato di lesioni colpose, al momento a carico di ignoti, per fare luce sulle cause dell’epidemia di salmonellosi che ha colpito le scuole dell’infanzia, gli asili nido e le primarie della Val Trompia.

I casi accertati tra alunni e personale impiegato nei refettori hanno raggiunto quota 120, concentrandosi prevalentemente nei territori comunali di Gardone Val Trompia, Concesio, Marcheno e nell’area cittadina di Buffalora.

I primi contagi si sono manifestati a metà settembre con un quadro clinico caratterizzato da febbre alta, emesi, dolori addominali acuti e gastroenterite. La gravità dei sintomi in una quindicina di bambini ha reso necessario il ricovero immediato nei reparti pediatrici degli Spedali Civili di Brescia e della Fondazione Poliambulanza. La maggior parte dei piccoli pazienti è stata dimessa a seguito del miglioramento dei parametri clinici, mentre per altri la degenza si è protratta per diversi giorni a scopo precauzionale.

L’attività investigativa, delegata dalla magistratura ai Carabinieri del NAS, si focalizza sulla ricostruzione della filiera alimentare della refezione scolastica. L’attenzione degli inquirenti è rivolta in particolare a una fornitura di pomodorini ciliegini coltivati e confezionati nella Piana di Gela, in Sicilia. Un lotto specifico di questo prodotto era stato oggetto, il 23 settembre, di un provvedimento di richiamo dal mercato disposto dal Ministero della Salute per riscontrata presenza di salmonella.

Dal punto di vista tecnico e sanitario, gli esperti dell’Ats di Brescia spiegano che il semplice lavaggio dei prodotti ortofrutticoli freschi può risultare inefficace nei casi in cui il batterio sia penetrato all’interno della polpa del frutto. Questo fenomeno può verificarsi nelle fasi di coltivazione, irrigazione, raccolta o stoccaggio, oppure a causa di anomalie nella conservazione termica lungo la catena di trasporto. L’ipotesi che sia stato questo ortaggio a veicolare l’infezione resta tuttavia da confermare sul piano analitico attraverso la comparazione genetica del ceppo batterico.

Per questa ragione, i NAS e i tecnici delle agenzie sanitarie locali dell’Ats di Brescia e dell’Asp di Caltanissetta stanno passando al vaglio l’intera catena di distribuzione, partendo dai siti agricoli d’origine fino al centro di cottura di Inzino e alle singole mense. Gli accertamenti comprendono la verifica delle procedure di autocontrollo Haccp, le analisi sulle attrezzature dei centri di preparazione e il riscontro sui campioni testimoniali degli altri cibi serviti negli stessi giorni, al fine di valutare o escludere eventuali contaminazioni crociate.

L’azione della magistratura è partita anche da circa quindici denunce formali presentate ai carabinieri dai genitori dei bambini coinvolti. Mentre i comuni interessati hanno temporaneamente modificato la gestione dei pasti nelle scuole per garantire la continuazione del servizio in sicurezza, le autorità sanitarie ribadiscono che il richiamo riguarda unicamente il lotto tracciato e non coinvolge la totalità della produzione orticola della zona d’origine.

Nelle prossime settimane sono attesi gli esiti delle analisi di laboratorio sul sequenziamento del ceppo batterico, passaggio fondamentale per confermare o smentire la corrispondenza con il lotto sequestrato e definire le responsabilità giudiziarie.

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