Cateno De Luca firma un passaggio politico di rilievo nel quadro parlamentare italiano e nelle alchimie del centrodestra con la formale costituzione, prevista per la giornata di domani, della componente “Sud chiama Nord” all’interno del gruppo misto della Camera dei deputati. Il leader messinese assicura così alla propria formazione una rendita di posizione pregiata e un’operazione gli permetterà di abbattere drasticamente la soglia delle firme da raccogliere per la presentazione delle liste nei collegi in vista delle prossime consultazioni politiche nazionali, riducendo l’ostacolo burocratico da 6.000 a soli 1.500 sottoscrittori.
Questa mossa poggia interamente su un’intesa strategica stipulata con Fratelli d’Italia. Il partito di maggioranza relativa ha infatti scelto di “prestare” due dei propri parlamentari per consentire al movimento di De Luca di raggiungere la quota minima di tre deputati richiesta dal regolamento di Montecitorio. I volti chiave di questo passaggio sono Luca Sbardella, commissario dei meloniani in Sicilia, e Manlio Messina, il quale fa così il suo rientro nella cerchia di Fratelli d’Italia. Insieme a Francesco Gallo, l’unico parlamentare eletto alla Camera da Sud chiama Nord, i due esponenti andranno a comporre la nuova pattuglia parlamentare.
Nonostante la stretta di mano e la sponda incassata a Roma, De Luca ha premurato i suoi sostenitori mettendo subito in chiaro i paletti dell’intesa: l’accordo – ha dichiarato formalmente – possiede un valore esclusivamente nazionale. Sul fronte siciliano, ha sottolineato il sindaco di Taormina, il suo movimento mantiene del tutto le “mani libere” da ogni vincolo di coalizione. Una presa di posizione netta e non smentita dai meloniani. Del resto, qualora un patto strutturale tra Fratelli d’Italia e Sud chiama Nord fosse già stato segretamente siglato anche in chiave regionale, per nessuno dei due soggetti vi sarebbe alcuna convenienza tattica a esplicitarlo pubblicamente prima della formale apertura del tavolo politico dell’intero centrodestra.
Quel che appare innegabile è che De Luca ha giocato bene le sue carte, riuscendo ancora una volta a scombinare le dinamiche tradizionali della politica regionale. La strategia alla “Ivan il matto” – citazione del gesto tattico di Marko Ramius nel film Caccia a Ottobre Rosso, in cui il comandante del sottomarino eseguiva repentine e impreviste virate a zig-zag tra destra e sinistra per svelare la posizione dell’avversario – ha prodotto i risultati sperati. Muovendosi in maniera apparentemente imprevedibile, il sindaco di Taormina si è proiettato al centro del dibattito nel centrodestra siciliano.
A spingere ulteriormente la figura di De Luca al centro delle trame politiche contribuiscono senza dubbio anche le recenti turbolenze giudiziarie che hanno investito la Regione Siciliana, quadro che ha inevitabilmente indebolito l’asse di governo e incrinato la compattezza attorno alla guida di Forza Italia. In questo clima di incertezza, Fratelli d’Italia osserva con attenzione l’evoluzione del dibattito interno agli azzurri, non nascondendo la volontà di rivendicare un ruolo di assoluto primo piano nella partita per Palazzo d’Orleans.
Sulla possibilità, oggettivamente remota, che De Luca si trasformi addirittura nel futuro candidato governatore della coalizione, Fratelli d’Italia arriva persino a non escludere neppure questa ipotesi. Riprendendo le dichiarazioni ufficiali rilasciate da Sbardella durante la recente iniziativa politica “Palermo Capitale”, non vi sarebbero riserve sull’ipotesi di un De Luca alla guida della Regione: “Non è scontato che sia lui, non è escluso a priori che non sia lui. È una cosa di cui discuteremo al tavolo con gli alleati”. La frase di rispetto e cortesia che Fratelli d’Italia riserva sempre a chi fa parte della coalizione. Una frase che riassume la prudenza ma anche la valutazione di Sud chiama Nord come affidabile alleato.