LA VARDERA ATTACCA LA LIBERTÀ DI STAMPA

di Umberto Riccobello

L’onorevole Ismaele La Vardera mette in scena l’ennesimo show populista a mezzo social, spingendosi ben oltre il limite del decoro e trasformando la propria bulimia di visibilità in un attacco frontale contro l’indipendenza dell’informazione. Il deputato regionale e leader di Controcorrente ha scatenato una violenta offensiva contro il Giornale di Sicilia e il cronista parlamentare Giacinto Pipitone, rei unicamente di non avergli concesso una passerella mediatica nel resoconto sulle opposizioni all’Assemblea Regionale Siciliana.

La vicenda nasce da una cronaca sulle dinamiche d’aula e sul dibattito relativo alle cosiddette “mancette” del FIT, Il Fondo per gli Investimenti Territoriali inserito all’interno della manovra di variazione di bilancio all’ARS, dove la redazione ha legittimamente scelto di concentrare il racconto sulle posizioni di PD e Movimento 5 Stelle, ignorando i soliti proclami dell’ex iena.

Il racconto ha provocato una reazione isterica da parte del parlamentare, incapace di accettare che il mondo dell’informazione non ruoti attorno al suo verbo. Non gli è bastata la successiva pubblicazione di una precisazione: La Vardera si è ripresentato sui social a protestare ancora definendo “folle” il lavoro della redazione. Un comportamento che palesa una totale e pericolosa ignoranza dei concetti chiave che reggono il giornalismo libero, e che tradisce la pretesa di un pericoloso asservimento delle redazioni alla sua personale crociata.

Ogni quotidiano opera in virtù della propria linea editoriale: quell’insieme di valori, parametri e principi che guidano i giornalisti nella scelta, nel taglio, nel rilievo e nel trattamento delle notizie. È la linea editoriale a stabilire quali argomenti approfondire, con quale orientamento interpretare i fatti e quali dettagli o sigle tralasciare. La varietà delle linee editoriali è il pilastro del pluralismo divulgativo, che offre ai cittadini punti di vista molteplici senza dover subire la dettatura da parte della politica. Pretendere che una redazione funga da mero megafono propagandistico di un singolo deputato è una pretesa autoritaria e inaccettabile.

L’episodio sembra voler confermare quanto sostenuto in passato dal quotidiano palermitano che definì La Vardera “guascone dell’antimafia”, una figura incline al vittimismo metodico, alle pose teatrali e alla ricerca disperata dell’attenzione mediatica. Questa volta, però, la sua spavalderia ha travalicato il segno. Evocando i finanziamenti pubblici ricevuti dal quotidiano il deputato sembra adombrare minacce, alludendo a ritorsioni o a fosche trame pur di delegittimare un professionista autorevole.

Fermissima e sdegnata è stata la replica del Consiglio direttivo del Sindacato della Stampa parlamentare siciliana, che ha smascherato l’insopportabile supponenza del deputato. Il sindacato ha ricordato come i cronisti lavorino con autonomia e rigore, respingendo con forza la barbara abitudine di scagliare i giornalisti nella fossa dei social network, dandoli in pasto al linciaggio di odiatori e complottisti. Le invettive e i tentativi di condizionamento politico rappresentano un’offesa alla democrazia non tollerabile.

A fronte dell’ennesimo sconfinamento della politica nei confronti di chi fa informazione, la redazione de La Nazione Siciliana esprime la propria solidarietà a Giacinto Pipitone e al Giornale di Sicilia. Difendere la libertà di stampa e la dignità di un giornalista dalle intimidazioni della politica è un dovere deontologico imprescindibile, un presidio di libertà democratica su cui questo giornale non intende cedere il passo.