Gli autotrasportatori siciliani si trovano in queste ore al centro di una protesta che sta paralizzando l’isola. Le ragioni della mobilitazione sono comprensibili: le aziende del trasporto sono stritolate da mesi da un caro-carburante ormai insostenibile, che azzera i margini di guadagno e mette a rischio molti posti di lavoro. Chiedere un sostegno concreto, un credito d’imposta sul gasolio e la riduzione dei costi dei traghetti significa difendere la sopravvivenza stessa di una categoria fondamentale per la nostra economia.
La situazione sulle strade e nei punti nevralgici della regione è fluida e segnata da divisioni interne. Il fronte unitario della protesta si è spaccato, generando un clima di confusione e incertezza che spinge molti piccoli trasportatori a rimanere fermi per il timore di ritorsioni. Il gruppo catanese, in particolare, ha scelto la linea della fermezza, confermando l’intenzione di proseguire con il blocco senza limiti di tempo.
Di contro, si registra il tentativo di allentare la presa per evitare la catastrofe economica nelle campagne isolane. Il Comitato dei trasportatori siciliani (Cts), guidato dal coordinatore Salvatore Bella, ha infatti avviato un’opera di sensibilizzazione per permettere la ripartenza dei carichi di prodotti agricoli freschi. L’obiettivo primario è svuotare i magazzini saturi ed evitare che tonnellate di prodotti ed eccellenze territoriali, come la pregiata uva locale, debbano finire tristemente al macero invece che sulle tavole dei consumatori.
Nel frattempo, i disagi per la popolazione e per il tessuto commerciale dell’isola cominciano a farsi seri. Nelle principali città si registrano le prime importanti carenze nei supermercati, in particolare nei comparti dei prodotti freschi e freschissimi come frutta, verdura, carni e latticini, con scaffali sguarniti e serie difficoltà anche per la distribuzione del carburante destinato ai mezzi del trasporto pubblico locale.
Tutti gli sguardi sono ora puntati al tavolo istituzionale convocato a Milano dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per domani. L’incontro, sollecitato anche dal presidente della Regione Renato Schifani per dare risposte immediate al territorio, vedrà il ministro Matteo Salvini confrontarsi con i rappresentanti nazionali del settore – a cui si aggiunge Salvatore Bella del Cts – per esaminare un pacchetto di richieste molto precise.
La piattaforma presentata al governo centrale include lo sblocco dei crediti d’imposta già maturati, un nuovo fondo di sostegno per coprire i costi dei carburanti, il saldo degli incentivi dedicati all’intermodalità e un contributo a fondo perduto per abbattere le tariffe del traghettamento nello Stretto. La risoluzione della vertenza è legata all’esito di questo vertice: solo risposte concrete da Roma potranno portare alla revoca del blocco.
Sebbene le rivendicazioni e le sofferenze economiche degli autotrasportatori siano ampiamente condivise, non possono tuttavia in alcun modo essere accettate né condivise le posizioni di chi diventa nemico della Sicilia bloccando irrimediabilmente i prodotti agricoli dell’isola, condannandoli a finire al macero. Tutto questo non è ammissibile, gli autotrasportatori sono chiamati a ponderare con estrema attenzione ogni loro prossima decisione. Proseguire ad oltranza con la paralisi rischia di sferrare un colpo mortale all’economia siciliana e di alienare il fondamentale sostegno dei cittadini, mentre una scelta di responsabilità saprebbe coniugare le legittime proteste con la tutela e la sopravvivenza della nostra terra.