Volley & VNL, Kate Antropova in posto 4, l’intuizione di Velasco che guarda al futuro
In evidenza16 Giugno 2026 - 19:46
Le parole del CT azzurro aprono uno scenario affascinante: l’ex opposta di Scandicci possiede caratteristiche rare per un’atleta di oltre due metri. Dietro questa idea non c’è una provocazione, ma una visione tecnica che potrebbe ampliare ulteriormente le soluzioni della Nazionale italiana
PALERMO – L’idea è nata sfogliando l’ultimo numero di Pallavolo SuperVolley.
Prima ancora di immergermi nell’intervista ad Antonella Del Core, mi ha colpito un passaggio contenuto nell’articolo di presentazione firmato da Eleonora Cozzari. Poche righe, sufficienti però ad accendere una riflessione: Julio Velasco ritiene che Ekaterina Antropova possieda già le caratteristiche per ricoprire il ruolo di attaccante di posto 4.
«È andata meglio di quanto pensassi, alla fine ha anche difeso palloni importanti. Kate nasce già come giocatrice con caratteristiche adatte a questo ruolo, per questo abbiamo deciso di fare il cambiamento», ha spiegato il commissario tecnico azzurro.
Parole che meritano di essere lette con attenzione. Perché Velasco non dice che Antropova può adattarsi al ruolo. Dice qualcosa di diverso: sostiene che possieda già le caratteristiche necessarie per interpretarlo.
E allora la domanda diventa inevitabile: quali sono oggi le caratteristiche richieste a un’attaccante di posto 4? E perché uno dei tecnici più influenti della storia della pallavolo vede proprio in Antropova il profilo giusto per questa evoluzione?
Una considerazione che può apparire sorprendente se si pensa all’identità tecnica con cui la fuoriclasse azzurra si è affermata negli ultimi anni. Eppure, dietro quelle parole, potrebbe nascondersi qualcosa di più di una semplice osservazione tattica. Potrebbe esserci una visione.

Non un cambio di posizione, ma di prospettiva
Perché immaginare Antropova in posto 4 non significa soltanto spostare una giocatrice da una zona all’altra del campo .
La frase del tecnico argentino, infatti, letta velocemente, potrebbe sembrare una semplice osservazione tecnica. In realtà, più la si analizza, più rivela proprio una possibile chiave di lettura della pallavolo che verrà. Perché spostare Antropova da opposta ad attaccante di posto 4 non significa soltanto cambiare la sua posizione sul campo. Significa interrogarsi su come stiano cambiando i ruoli nella pallavolo moderna e su quale direzione stia prendendo il gioco ai massimi livelli. Significa ripensare il modo in cui si interpretano i ruoli.

Cosa cerca Velasco in un’attaccante di posto 4
Tradizionalmente l’opposta è chiamata a garantire punti, potenza offensiva e presenza a muro. L’attaccante di posto 4, invece, deve possedere un bagaglio tecnico più ampio: ricezione, difesa, attacco da prima e seconda linea, lettura delle situazioni di gioco e capacità di mantenere equilibrio tra fase side out e fase break. Un’opposta può essere devastante soprattutto in fase side out. Un’attaccante di posto 4, invece, deve essere efficace in entrambe.
È qui che emerge l’aspetto più interessante della riflessione di Velasco.
In una gara internazionale di alto livello, un’attaccante di posto 4 può trovarsi a ricevere decine di servizi, difendere palloni complessi e, allo stesso tempo, rappresentare uno dei principali riferimenti offensivi della squadra. È probabilmente il ruolo più completo della pallavolo moderna. Non basta possedere centimetri e potenza: servono tecnica, sensibilità, continuità e capacità di interpretare il gioco in ogni sua fase.
Non è un caso che molte delle più grandi interpreti del ruolo abbiano saputo eccellere tanto nella costruzione quanto nella finalizzazione dell’azione.

Antropova, un profilo fuori dagli schemi
Non è un caso che, commentando le prime uscite della giocatrice nel nuovo ruolo, Velasco abbia evidenziato proprio un aspetto spesso trascurato quando si parla di Antropova: la difesa. «Alla fine ha anche difeso palloni importanti», ha osservato il CT. Un dettaglio che, probabilmente, racconta meglio di qualsiasi statistica la direzione del progetto tecnico azzurro.
Antropova non è un’opposta tradizionale. Non è soltanto una terminale offensiva da servire nei momenti difficili. Nei suoi anni ad alto livello ha mostrato qualità atletiche e tecniche che raramente si osservano in un’atleta alta oltre due metri: coordinazione, mobilità, rapidità negli spostamenti e una sorprendente capacità di adattamento alle diverse situazioni di gioco.
Le sue qualità offensive sono fuori discussione. La vera sfida sarebbe semmai quella della ricezione, fondamentale che distingue un’attaccante di posto 4 di livello internazionale.
Per un’attaccante di posto 4, infatti, la qualità della ricezione rappresenta una competenza imprescindibile. Ricevere con continuità i servizi delle migliori nazionali del mondo richiede tecnica, sensibilità e letture che si affinano nel tempo. È probabilmente questo il terreno sul quale Velasco immagina di lavorare.
Sfogliando proprio l’intervista ad Antonella Del Core pubblicata su SuperVolley, il collegamento appare quasi naturale. Per anni l’ex azzurra ha rappresentato uno dei modelli più efficaci di attaccante-ricevitrice: equilibrio, affidabilità, qualità tecnica e capacità di incidere in ogni fondamentale. Antropova appartiene a una categoria fisica completamente diversa, ma l’idea di fondo sembra la stessa: avere in campo un’atleta capace di contribuire al gioco in molteplici modi.

Due epoche e caratteristiche diverse, unite dal concetto di completezza tecnica che da sempre caratterizza le grandi attaccanti-ricevitrici

L’Italia che immagina Velasco
Ma perché investire energie in una trasformazione del genere?
La risposta potrebbe trovarsi nelle prospettive che una simile soluzione aprirebbe per la Nazionale italiana.
Un’Antropova in grado di interpretare il ruolo di attaccante-ricevitrice consentirebbe infatti all’Italia di schierare contemporaneamente due riferimenti offensivi di livello assoluto come Antropova e Paola Egonu. Una prospettiva che aumenterebbe ulteriormente il peso dell’attacco azzurro e offrirebbe nuove opzioni tattiche allo staff tecnico.
L’obiettivo, probabilmente, non è trasformare Antropova in una copia delle attuali attaccanti di posto 4 della Nazionale. Sarebbe impossibile. Giocatrici come Myriam Sylla o Alice Degradi hanno costruito il proprio percorso tecnico attorno alle esigenze specifiche del ruolo. Velasco sembra piuttosto interessato a sviluppare qualcosa di diverso: una giocatrice che mantenga il patrimonio offensivo di un’opposta e riesca al tempo stesso a garantire il contributo richiesto a un’attaccante-ricevitrice.

Non sarebbe la prima volta che Velasco anticipa i tempi. Nel corso della sua carriera il tecnico argentino ha spesso individuato soluzioni che inizialmente apparivano controcorrente e che successivamente sono diventate patrimonio comune della pallavolo internazionale.
Per questo la domanda più interessante non è se Antropova possa giocare in posto 4.
La vera domanda è un’altra.
Se una giocatrice di 202 centimetri possiede le qualità per ricevere, difendere e attaccare come un’attaccante-ricevitrice moderna, forse siamo davanti a un nuovo modo di interpretare il ruolo.
Forse è anche questo il fascino delle intuizioni di Velasco. Quando le ascolti sembrano semplici osservazioni. Poi inizi a rifletterci sopra e ti accorgi che, spesso, stanno già raccontando la pallavolo di domani.

Photo credits: @federvolley