Intimidazioni ad Antonini, svolta nelle indagini, l’FC Trapani acquisisce i video e li consegna alla DIGOS. Scatta la denuncia
Calcio25 Settembre 2026 - 22:47
Di fronte all’ennesimo atto d’intimidazione, la risposta di Valerio Antonini non s’è fatta attendere ed è arrivata con la violenza di un duro atto d’accusa. Adirato ma tutt’altro che piegato, il presidente ha risposto colpo su colpo, mettendo a nudo un clima d’odio intollerabile e smascherando la matrice omertosa delle parole usate da chi agisce nel buio.
La battaglia all’omertà e la vergogna del termine “Spia”
Spogliando la parola “Spia” da ogni alibi, il presidente ha denunciato senza mezzi termini il significato che tale offesa assume nel contesto cittadino. Antonini ha rivendicato con rabbia e orgoglio la scelta di percorrere la via delle denunce di fronte alle aggressioni e alle minacce subite: «A Trapani “spia” non vuol dire traditore. Vuol dire “sei andato a denunciare”. È la parola dell’omertà, quella che per cinquant’anni in questa terra ha accompagnato chi non stava zitto».
Sui motivi che lo hanno portato in Procura e sul valore delle sue azioni, il patron ha ribadito con forza le sue parole esatte: «In qualsiasi città normale, uno che denuncia chi lo picchia e chi minaccia sua moglie ed i suoi bambini si chiama cittadino. Qui lo chiamano spia. Se questo fa di me una spia, a Trapani servirebbero più spie. Il problema di questa città non è chi parla. È chi tace, da troppo tempo».
Nessun passo indietro: la giustizia andrà fino in fondo
Nessun accordo, nessuna resa, nessun ritiro dei provvedimenti. Il presidente ha confermato la linea della fermezza totale: «Io non ritiro niente. Anche la foto di questo striscione è già dove deve stare». L’ennesima prova del clima persecutorio è stata infatti consegnata agli organi inquirenti per spezzare la catena di impunità e perseguire i responsabili nelle sedi opportune.
L’atto di accusa contro il Sindaco e le Istituzioni assenti
Le esternazioni di Antonini si sono poi trasformate in una dura denuncia contro la classe politica locale, additata per l’assoluta mancanza di supporto di fronte alle continue intimidazioni: «Perché intorno a me c’è stato un silenzio assordante. Istituzioni, la disinformazione locale, chi dovrebbe prendere posizione ma che sappiamo essere al soldo di chi comanda: insomma, nessuno».
L’ultimatum a Trapani: disinvestimento e addio concreto
Il punto di non ritorno è un avviso doloroso ma inevitabile per l’intera comunità. Di fronte all’invidia sociale e alla mancanza di garanzie, Antonini ha annunciato la decisione di allontanarsi con la propria famiglia e di valutare il disinvestimento: «A breve ci sposteremo con la famiglia lontanissimo da qui. Non è posto per chi vuole vivere sereno e scevro da invidie e odi sociali. Lascerò la gestione sportiva a dirigenti capaci, investendo denaro e tempo solo dove varrà la pena».
Telecamere e DIGOS: identificati gli autori del gesto
Attraverso una nota ufficiale diramata in data odierna, l’FC Trapani 1905 ha reso noto di aver acquisito i filmati del sistema di videosorveglianza che ritraggono in maniera nitida i responsabili dell’affissione degli striscioni dal contenuto apertamente diffamatorio e intimidatorio.
I registrati verranno immediatamente consegnati agli uomini della DIGOS per procedere con la rapida identificazione degli autori. Contestualmente, il patron granata presenterà una formale denuncia-querela nei confronti dei soggetti coinvolti.
«L’FC Trapani 1905 condanna con fermezza ogni forma di intimidazione» — si legge nel comunicato societario — «e continuerà a tutelare, in ogni sede, la dignità del Presidente, della Società e di tutta la comunità granata, fatta da persone perbene e distanti da violenza e minacce a cui si è stati costretti ad assistere da un anno a questa parte».