Federico Mangiameli, “Il calcio italiano è un sistema marcio. Ecco perché non andiamo ai Mondiali”

di Redazione

Mentre l’Italia del calcio si lecca le ferite dopo l’ennesimo disastro mondiale e il terremoto che ha portato alle dimissioni di Gravina e Buffon, c’è una voce che arriva dal “di fuori” e colpisce più duro dei risultati sul campo. È quella di Federico Mangiameli, ex promessa delle giovanili di Milan, Bologna e Torino. A 21 anni ha già appeso gli scarpini al chiodo, ma le sue parole, rilasciate all’indomani della disfatta in Bosnia, bruciano come acido su una ferita aperta.

La denuncia: “Buste di soldi e posti comprati”

Mangiameli non usa giri di parole per descrivere quello che definisce “lo schifo” dietro le quinte del pallone tricolore. La sua non è la rabbia di chi non ce l’ha fatta, ma la testimonianza di chi ha visto gli ingranaggi muoversi dall’interno e ha scelto di non farne più parte.

“Solo chi ha vissuto quel mondo può capire”, esordisce Mangiameli. “Procuratori che portano calciatori dalla Promozione alla Serie C grazie a una busta da 50mila euro. Serie A e squadre Primavera infarcite di stranieri pagati cifre folli, o allenatori che non avevano nemmeno la libertà di decidere chi schierare in campo”.

Un sistema senza rispetto

Il racconto dell’ex calciatore scava nel torbido dei rapporti umani e professionali all’interno dei club, dipingendo un quadro desolante di una classe dirigente spesso inadeguata e cinica.

“Mi è capitato di vedere cose oscene a livello economico. Compagni di squadra trattati senza alcun rispetto dai dirigenti. Questo è il sistema calcio italiano che fortunatamente ho lasciato da un po’. A differenza di altre discipline, il calcio oggi è diventato lo sport da non prendere come esempio.

Il campo è solo lo specchio della radice

Secondo Mangiameli, la mancata qualificazione ai Mondiali e il declino della Nazionale non sono incidenti di percorso, ma la logica conclusione di un processo di decadimento che parte dal basso. Se la radice è marcita, il frutto non può che essere amaro.

“Gente che si lancia per terra in continuazione, raccomandazioni ovunque, persone ignoranti e maleducate che per quattro soldi farebbero qualunque cosa. Il risultato sul campo è solo la conseguenza di tutto questo”.

Un addio che fa rumore

La scelta di un ventunenne di abbandonare il sogno che milioni di ragazzi inseguono è il segnale più d’allarme di tutti. Mangiameli descrive un mondo dove la meritocrazia è stata sostituita dal clientelismo e dove il valore tecnico soccombe di fronte agli interessi dei mediatori.

Mentre la FIGC si prepara a un nuovo corso e a nuove elezioni, le parole di Federico Mangiameli restano lì, come un promemoria scomodo: per riformare il calcio italiano non basterà cambiare un presidente o un allenatore, ma servirà una bonifica profonda di un sistema che sembra aver smarrito la propria anima sportiva.