Caso Trapani, Antonini esulta, esclusa la frode fiscale

di Redazione

La Corte di Trapani dimezza le sanzioni e smonta il dolo fiscale sul caso crediti: «Solo imprudenza, nessuna truffa». Il patron granata pronto alle vie legali per riprendersi la Serie C e la Serie A di basket: «Chiederemo i danni».

Il Trapani Calcio e il Trapani Shark incassano il punto più importante della loro stagione, e questa volta il verdetto non arriva dal campo, ma dalle aule di giustizia. La Corte di Giustizia Tributaria di Trapani ha infatti demolito l’impianto accusatorio dell’Agenzia delle Entrate, escludendo ufficialmente la presenza di una strategia fraudolenta dietro il caso dei crediti fiscali. La decisione dei giudici tributari dimezza le sanzioni pecuniarie e restituisce dignità all’operato del club. Si tratta di una svolta clamorosa che cancella l’ombra del dolo volontario e offre al presidente Valerio Antonini l’assist perfetto per sferrare l’attacco decisivo contro le pesantissime penalizzazioni inflitte dalle federazioni sportive

La decisione del giudice tributario: fu imprudenza, non dolo

L’intera controversia legale si focalizza sulle compensazioni effettuate tramite il modello F24. Questo strumento rappresenta una pratica ordinaria per migliaia di imprese italiane, a patto che i crediti siano reali, certificati e conformi alle leggi. Nel maggio 2025, l’Agenzia delle Entrate aveva contestato i movimenti finanziari del Trapani, sostenendo che la dirigenza granata avesse agito con dolo volontario. Nel diritto tributario questo scenario rappresenta l’infrazione più grave e comporta le sanzioni più severe in assoluto.

Il collegio giudicante ha però demolito la tesi dell’Erario. Nelle motivazioni si legge chiaramente che non emergono elementi oggettivi per dimostrare l’adozione di una strategia fraudolenta da parte dell’FC Trapani. Il verdetto conferma soltanto una colpa legata a una vigilanza superficiale. In sostanza, i vertici societari avrebbero dovuto verificare con maggiore severità l’affidabilità dei soggetti che gestivano l’operazione. I giudici hanno quindi derubricato la frode in semplice imprudenza, delineando una differenza enorme sul piano legale e dell’immagine pubblica.

La reazione di Antonini: «Adesso le federazioni pagheranno il conto»

Valerio Antonini ha seguito l’evoluzione della camera di consiglio per diverse ore, per poi sfogare la propria commozione in una diretta streaming sui canali social del club.

«Ho letto il dispositivo insieme all’avvocato Vincenzo Scontrino e ci siamo emozionati. Finalmente un giudice scrive nero su bianco che non esistono prove di dolo a mio carico nei confronti del fisco».

Il patron granata ha poi spiegato la strategia legale per i prossimi giorni:

«L’atto impositivo di maggio 2025 si basava sul dolo, quindi l’esclusione di questo presupposto lo rende nullo. Di conseguenza, cade anche la successiva cartella di riscossione di novembre 2025. Se crollano questi atti, perdono valore legale anche le penalizzazioni sportive decise da FIGC e FIP. Cara federazione calcio e cara federazione basket, adesso siamo noi a presentarvi il conto».

L’imprenditore ha annunciato un’immediata offensiva giudiziaria:

«Avvierò subito un tavolo tecnico con i nostri avvocati esperti in diritto sportivo, civile e tributario. Cercheremo prima un dialogo con le istituzioni dello sport. Se non otterremo risposte, presenteremo ricorso al TAR per annullare ogni sanzione contro il Trapani Calcio e il Trapani Shark, inserendo una maxi richiesta di risarcimento danni. Vogliamo la riammissione immediata del calcio in Serie C e del basket in Serie A».

Un anno di calvario e classifiche stravolte

Per comprendere l’importanza della sentenza occorre ripercorrere le tappe della crisi. La tempesta scoppia nella primavera del 2025, quando il Trapani finisce nell’inchiesta sui crediti fiscali fittizi che aveva già colpito il Brescia. Il 29 maggio dello scorso anno la giustizia sportiva infligge i primi 8 punti di penalizzazione per il campionato 2025/2026. Nei mesi successivi la situazione precipita con l’arrivo di altri passaggi sanzionatori (prima 7 e poi ulteriori 5 punti con ammenda), fino a un passivo totale di 25 punti di penalità. Nel frattempo, i canestri del Trapani Shark subiscono la totale estromissione dal massimo campionato di basket.

Il 12 febbraio 2026 la Corte Tributaria aveva concesso il congelamento cautelare delle sanzioni fiscali, rinviando la decisione di merito all’udienza dell’8 maggio. I tribunali dello sport avevano però tirato dritto: il 2 aprile la Corte Federale d’Appello aveva respinto l’istanza di revoca avanzata dai granata, evidenziando che la sospensiva tributaria tutelava solo il rischio di un danno economico urgente senza cancellare l’illecito. Una pronuncia di merito approfondita, come quella depositata ieri, ribalta però totalmente lo scenario.

Un precedente che scuote l’intero sistema calcio

La vicenda della compagine trapanese non rappresenta un caso isolato. Negli ultimi tempi le compensazioni tramite vantaggi fiscali sono diventate un terreno caldissimo per i club professionistici. Molte società sono finite sotto inchiesta per l’uso di crediti irregolari o inesistenti. Il confine tra un credito «non spettante» e uno «inesistente» definisce la barriera tra una violazione di tipo amministrativo e un reato di rilevanza penale.

Escludendo la fraudolenza, il magistrato di Trapani ha tracciato con precisione questo confine. La sentenza non cancella le colpe organizzative del club, ma cancella l’accusa di truffa che aveva dominato le cronache sportive e i titoli dei giornali. La difesa della società siciliana dispone adesso di una decisione di merito solida da far valere nei successivi gradi di giudizio. Questo verdetto pone un interrogativo pesante per l’intero sistema: le federazioni possono davvero ignorare le sentenze della giustizia ordinaria quando queste smontano i presupposti dei reati sportivi?

Il dolore personale e le accuse ai consulenti

Durante la trasmissione video, Antonini ha mostrato il volto dell’uomo provato da una lunga battaglia mediatica:

«Ho combattuto da solo contro l’opinione pubblica. Molte persone mi hanno etichettato come un ladro o un complice del sistema. Ho resistito perché conoscevo perfettamente la mia totale onestà».

Il presidente ha voluto raccontare l’affetto della piazza, citando i migliaia di messaggi ricevuti e l’incontro con un anziano tifoso in un’area di servizio:

«Un signore di 72 anni si è avvicinato per dirmi che la città ha capito la verità e mi sostiene. Le sue parole mi hanno trasmesso una forza superiore rispetto a quella dei tribunali».

La chiusura dell’intervento ha riguardato le responsabilità familiari e le accuse dirette ai vecchi consulenti:

«La mia famiglia ha sofferto molto e mio figlio ha persino subito delle intimidazioni fuori da scuola. Questo incubo deve finire. I giudici confermano il difetto di controllo da parte di chi avevamo pagato per svolgere le verifiche tecniche, ovvero Francesco Lupetti e la Compagnia di Spagna. Questi soggetti ci hanno ingannato sulla reale esistenza dei crediti. Per me si tratta di una vera e propria truffa e agiremo di conseguenza».

Cosa succede adesso ai titoli sportivi?

I punti tolti alle squadre non torneranno in classifica in modo automatico. I binari della giustizia tributaria e di quella sportiva restano formalmente indipendenti, come ha sempre rimarcato la FIGC durante la disputa legale. Le penalizzazioni non si cancellano con un semplice comunicato.

Tuttavia, gli equilibri del contenzioso sono cambiati radicalmente. La tesi difensiva di Antonini non può più essere considerata una mossa per prendere tempo. La presenza di un verdetto sul merito dei fatti offre un elemento solido che i giudici del TAR o del Collegio di Garanzia del CONI non potranno ignorare. Per l’ambiente trapanese si tratta del primo tassello capace di ripulire l’immagine della società, certificando la netta barriera tra la frode intenzionale e l’errore di valutazione.