Oggi la Imperia-Novi Ligure di 191km, la Corsa Rosa scalda i motori in attesa delle montagne

di Valentino Sucato

Tra il mar Ligure e l’Appennino e l’ipotesi di una volata ristretta e il rischio concreto di un finale con arrivo a ranghi compatti, la dodicesima tappa del Giro d’Italia 2026 promette di essere molto più insidiosa di quanto racconti la semplice etichetta di “frazione per velocisti”.

Sarà sfida Magnier-Milan?

Da Imperia a Novi Ligure il gruppo affronterà 191 chilometri che sembrano appositamente disegnati per i grandi duelli che caratterizza da sempre i grandi giri. Si attende oggi quello tra Paul Magnier e Jonathan Milan. Ma non è detto!

Dopo il tris di Narvàez, ci potrebbero essere altre fughe

La corsa riparte dopo una undicesima tappa spettacolare, dominata da uno straordinario Jhonatan Narváez, sempre più uomo copertina di questa edizione. L’ecuadoriano ha già conquistato tre successi e ha dimostrato una brillantezza impressionante, capace di trasformare anche le giornate interlocutorie in terreno ideale per attacchi improvvisi. Ed è proprio questo il tema della tappa di Novi Ligure: sulla carta sembra destinata ai velocisti, ma il percorso lascia aperta una quantità enorme di scenari alternativi.

Avvio facile ma non troppo

L’avvio è morbido ma ingannevole. Dopo un primo tratto in leggera ascesa verso l’entroterra imperiese, il gruppo supera il Colle San Bartolomeo attraverso una galleria che evita le pendenze più dure, prima di lanciarsi verso Albenga e ritrovare il mare. Da lì, per decine di chilometri, il Giro percorre l’Aurelia in direzione opposta rispetto alla Milano-Sanremo, attraversando località simboliche della Riviera ligure in una lunga fase che potrebbe favorire la formazione della fuga.

La corsa cambia volto dopo Savona. Il Colle del Giovo non è proibitivo nei numeri, 11,4 chilometri al 4,2%,  ma arriva in un momento delicato e soprattutto introduce una seconda metà di gara nervosa, senza veri attimi di respiro. Ancora più significativo sarà il Bric Berton, salita breve ma pedalata, con una rampa vicina al 9% che potrebbe mettere in difficoltà i velocisti più pesanti. Non è un’ascesa da grandi distacchi, ma abbastanza dura da selezionare il gruppo e creare disordine.

Ed è proprio il caos l’elemento che potrebbe decidere la giornata. Dalla cima del Bric Berton mancano ancora oltre cinquanta chilometri apparentemente sufficienti per organizzare un inseguimento. In realtà la strada continua a salire e scendere quasi senza tregua, tra tratti tecnici, carreggiate strette e continui cambi di ritmo.

Percorso ondulato

Anche dopo il rientro nella pianura piemontese, il percorso resta nervoso: Capriata d’Orba, Giora, Francavilla Bisio e soprattutto Pasturana rappresentano gli ultimi trabocchetti prima dell’arrivo. Lo strappo di Pasturana, posto a soli sette chilometri dal traguardo, potrebbe diventare il trampolino ideale per un attaccante coraggioso o per un finisseur deciso a sorprendere i treni dei velocisti.

Il finale di Novi Ligure aggiunge ulteriore fascino tattico. Gli ultimi chilometri sono quasi completamente rettilinei, ma in leggera salita. Una pendenza appena accennata, sufficiente però a fare la differenza tra chi arriva con ancora brillantezza nelle gambe e chi invece paga gli sforzi accumulati sulle colline liguri e piemontesi. Ed è qui che il confronto tra Magnier e Milan torna centrale.

Tra Magnier e Milan ci potrebbe essere un terzo incomodo

Finora il francese ha dominato il duello diretto, imponendosi due volte e mostrando una straordinaria capacità di interpretare gli sprint più complicati. Magnier sembra avere un’accelerazione più agile nei finali mossi, mentre Milan potrebbe soffrire proprio quel lungo rettilineo in lieve ascesa che richiederà esplosività e freschezza. Il friulano resta però uno dei velocisti più potenti al mondo e sa che questa tappa rappresenta forse una delle occasioni migliori per riaprire la lotta alla maglia ciclamino.

Alle loro spalle non mancano gli outsider. Dylan Groenewegen resta uno dei nomi più temibili quando si arriva in gruppo, Pascal Ackermann ha dimostrato di essere in crescita.

Percorso adatto a imboscate

Tobias Lund Andresen e Igor Arrieta potrebbero approfittare di una corsa più selettiva. Ma l’uomo che tutti guardano con maggiore curiosità è ancora Narváez. Dopo le energie spese nella tappa precedente, capire se avrà ancora la forza di inventare qualcosa sarà fondamentale. Se dovesse superare bene il Bric Berton e trovare libertà nel finale ondulato, l’ecuadoriano potrebbe trasformare ancora una volta una giornata apparentemente scritta in un’altra impresa personale.

La sensazione è che la dodicesima tappa del Giro d’Italia 2026 non sarà una semplice parentesi prima delle grandi montagne. È una frazione di transizione solo in teoria ma nella pratica può diventare una corsa imprevedibile, nervosa e spettacolare, dove i velocisti dovranno meritarsi ogni metro e dove chi avrà coraggio potrebbe trovare il terreno perfetto per sorprendere tutti.