Granfondo e Marathon Mountain Bike, la crisi che segna definitivamente la fine di un’era

di Fabio Bologna

Game Over, la Mountain- Bike ha detto stop. Sono una decina le manifestazioni dedicate alle Granfondo e alle Marathon che negli ultimi due anni hanno chiuso i battenti per sempre. Una crisi che è destinata a crescere e che trova la causa principale sul calo drastico dei partecipanti, stimato quasi nel 50% per singola manifestazione sportiva dal 2015 ad oggi. Ultima, in ordine cronologico, ad annunciare la fine dopo 20 anni è stata la GF “Il Carpegna mi basta”. Se a quelle più blasonate e con più edizioni alle spalle, aggiungiamoo tutte quelle gare, che seppur belle e ben organizzate, sono scomparse entro i primi 5 anni, allora l’elenco diventa così vasto quanto difficile da stilare.

Dalla Capoliveri all’AsproMarathon, la MTB non tira più

Il fuoristrada, che per anni è stato il manifesto vincente di un movimento ciclistico in evidente crisi, ha ormai calato il velo su una realtà ben diversa. Per anni il mondo delle ruote grasse in Italia ha vissuto una vera e propria età dell’oro. Calendari fitti, griglie di partenza affollate da migliaia di appassionati e iscrizioni che andavano esaurite nel giro di poche ore. Oggi lo scenario è radicalmente cambiato: il settore delle Granfondo e delle Marathon MTB sta attraversando una crisi sistemica profonda, che non viene più percepita come una flessione passeggera, bensì come la fine definitiva di un ciclo economico e sportivo. I dati parlano chiaro: tra il 2015 e il 2023, la partecipazione alle gare endurance di mountain bike ha registrato un crollo verticale dei partecipanti pari a circa il 43%. Una tendenza che è peggiorata ulteriormente negli ultimi anni, costringendo storici comitati organizzativi ad alzare bandiera bianca e cancellare gli eventi a causa della mancanza di iscritti.

La Capoliveri Legend Cup, che dal 2010 ha portato sull’Isola d’Elba il meglio della Mtb mondiale, ha annunciato la chiusura. Gli fanno eco la Dolomiti SuperBike, Aspromarathon, Granfondo Tre Valli , Sirente Bike Marathon, Castello di Monteriggioni, Marathon Bike, a queste si aggiungono quelle annullate nel 2026 come la Granfondo del Lago di Como, Marathon dei Castelli Romani, MTB Altopiano delle Rocche, Memorial Damiano Bianchi.

Cosa sta succedendo al popolo dei Biker

L’analisi evidenzia una tempesta perfetta causata da fattori economici, generazionali e dall’evoluzione tecnologica del mercato delle due ruote. Il ciclismo, specialmente quello agonistico, è percepito sempre più come uno sport d’élite e costoso. Da un lato, i prezzi delle biciclette da competizione (Cross Country e Marathon) hanno raggiunto cifre esorbitanti. Dall’altro, gli stessi costi di iscrizione alle gare sono lievitati enormemente. Organizzare una manifestazione è oggi un incubo economico e burocratico: tra permessi stradali, servizi di sicurezza, assistenza sanitaria e logistica, i costi fissi per gli organizzatori sono alle stelle. Se una volta bastavano poche centinaia di iscritti per coprire le spese, oggi sotto una certa soglia l’evento va inevitabilmente in perdita. Questo si ribalta sulle tasche dell’amatore che, tra iscrizione, viaggio e alloggio, si trova a spendere cifre non più sostenibili e comunque lo costringe ad una selezione delle gare alle quali prendere parte.

Esasperazione agonistica e mancanza di ricambio generazionale

Un altro fattore cruciale è lo scarso ricambio generazionale, evidenziato da un calo drammatico di iscritti nella fascia d’età tra i 19 e i 29 anni. I giovani faticano ad approcciarsi a questo mondo, anche a causa di un innalzamento eccessivo del livello competitivo. Molte Granfondo e Marathon sono diventate terreno di caccia per semi-professionisti o amatori evoluti che si allenano come atleti d’élite. I percorsi, di conseguenza, sono diventati sempre più duri e tecnici. Per un cicloamatore che riesce a ritagliarsi appena 5 o 6 ore di allenamento a settimana, affrontare tracciati estremi sapendo di accumulare distacchi abissali dai primi diventa frustrante, togliendo il divertimento e lo stimolo a presentarsi in griglia.

Burocrazia disarmante

Dietro le quinte, la macchina organizzativa soffre dello stesso invecchiamento. La maggior parte delle gare locali si reggeva sul volontariato e sulla passione di storici promotori del territorio. Oggi, le crescenti responsabilità legali, le difficoltà nel dialogare con le amministrazioni locali per i nullaosta e la gestione della sicurezza stradale richiedono competenze manageriali e risorse umane che mancano, portando molti storici comitati al burnout organizzativo. I volontari hanno smesso di essere volenterosi ed oggi hanno un costo che incide sulla quota da pagare per chi si iscrive.

La rivoluzione delle E-Bike e del Gravel

Il mercato e le preferenze dei ciclisti si sono spostati massicciamente verso nuove filosofie di pedalata: le e-bike e il ciclismo gravel. Le E-MTB hanno democratizzato la montagna, permettendo a molti ex-regolari delle gare di godersi i sentieri e le lunghe distanze senza l’assillo del cronometro o di tabelle di allenamento estenuanti. Il Gravel ha intercettato quella fetta di ciclisti stanchi dell’esasperazione agonistica, offrendo eventi orientati all’avventura, all’esperienza e alla convivialità (come i “gravel mondi” o i formati non competitivi), dove il “pacco gara” e il ristoro contano più della classifica. 

Cambiare modello per sopravvivere

La crisi delle Granfondo MTB non significa necessariamente che la gente stia smettendo di andare in bicicletta; al contrario, il turismo su due ruote e le vendite complessive dimostrano che la passione è viva. A essere entrato in crisi è il modello della gara vecchio stile. Per sopravvivere nel mercato attuale, gli eventi devono trasformarsi da semplici “competizioni a tempo” a vere e proprie esperienze di territorio e qualità. Le manifestazioni che resistono e continuano a registrare numeri importanti sono quelle capaci di offrire pacchetti turistici per le famiglie, percorsi differenziati per e-bike, eventi collaterali e una forte valorizzazione della sicurezza e dell’enogastronomia locale. La mountain bike sta lanciando un messaggio chiaro: riscoprire la sua anima originale fatta di avventura, evasione e natura, lasciando l’esasperazione del cronometro ai professionisti.