Il Questore di Palermo ha disposto la sospensione delle licenze per due locali – un pub in zona Tribunali-Castellammare e una nota discoteca – a seguito di gravi episodi di aggressione e addirittura una presunta violenza sessuale, senza che ai gestori venisse contestata alcuna colpa.
L’uso sistematico da parte del Questore dell’articolo 100 del TULPS solleva dubbi sull’efficacia di una strategia che punisce i gestori senza offrire soluzioni reali.
Resta inoltre il mistero sulla comunicazione tardiva di uno stupro avvenuto a settembre, le cui indagini appaiono ancora avvolte nel silenzio.
Il “pugno duro” del Questore: Pub e Discoteche nel Mirino
Il Questore, richiamando l’articolo 100 del TULPS, ha imposto lo stop alle attività per due locali cittadini. Il primo provvedimento riguarda un esercizio nel quartiere Tribunali-Castellamare, la cui licenza è stata sospesa per sette giorni.
Alla base della decisione, due fatti avvenuti in rapida successione lo scorso settembre: un presunto caso di violenza sessuale nei bagni del locale ai danni di una turista e, il giorno seguente, una rissa nel vialetto esterno dove sono stati usati gli arredi del pub come armi improvvisate.
Parallelamente, una discoteca è stata colpita da un provvedimento di chiusura di quindici giorni. Anche qui, il copione è segnato dalla violenza: una rissa tra circa venti giovani verificatasi a fine 2025 e un’aggressione brutale ai danni di un cliente, colpito con calci e pugni mentre era in fila alla biglietteria.La vittima ha riportato ferite giudicate guaribili in trenta giorni.
Per il Questore, queste misure sono necessarie per «tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini ed innalzare il livello di prevenzione dall’illegalità».
L’Inefficacia delle Sanzioni e il Silenzio sulle Indagini
Nonostante l’intento dichiarato, la politica delle chiusure a tappeto appare come un palliativo che non incide realmente sul problema.
Colpire i gestori a prescindere dalle loro responsabilità in merito ai fatti accaduti, o addirittura quando ne subiscono un danno diretto – come nel caso degli arredi distrutti durante una rissa – appare più come un atto punitivo simbolico che come una strategia di sicurezza reale.
Dopo oltre un anno di simili provvedimenti, per altro, la situazione nelle zone della movida non mostra segni di miglioramento; al contrario, la percezione di insicurezza dei cittadini è aumentata.
Non viene neanche spiegato ai proprietari cosa debbano fare, in termini pratici e collaborativi, per evitare queste sanzioni; manca un protocollo chiaro, un dialogo che non sia puramente repressivo.
Al contrario, le chiusure sembrano derivare da una visione pregiudiziale della movida come “intrinsecamente pericolosa“, in cui il locale non è visto come un luogo di aggregazione nel territorio ma come il catalizzatore di disordini e questo approccio finisce per colpevolizzare un’intera categoria.
Ancor più inquietante e inaccettabile è la gestione comunicativa della Questura riguardante lo stupro della turista.
È lecito chiedersi perché un fatto di tale gravità, avvenuto a settembre, emerga solo oggi, “annegato” in un comunicato stampa per giustificare la chiusura di due locali.
La scelta di parlarne soltanto adesso, e in questo modo burocratico, mettendo sostanzialmente il fatto in secondo piano, è offensiva per la vittima e per la città. Si ha la sgradevole sensazione che la violenza sessuale sia stata utilizzata come una sorta di “pezza d’appoggio” per legittimare un provvedimento amministrativo.
Accennare a una violenza sessuale senza fornire dettagli sui progressi investigativi – o peggio, farlo con mesi di ritardo per contestualizzare una sanzione a un pub – rischia di alimentare un clima di sfiducia.
A tutto questo si aggiungono alcune doverose domande. Dov’è lo stupratore? È stato preso? Ci sono sospettati? Queste sono le domande che Palermo pone, e a cui un provvedimento di sospensione di sette giorni non può minimamente rispondere.
Una Strategia da Rivedere
L’adozione di provvedimenti cautelari che, secondo la Questura, servono (peraltro dopo quasi quattro mesi) a «scongiurare il ripetersi di eventi pregiudizievoli per l’ordine e la sicurezza pubblica», sembra ormai un meccanismo automatico che rischia di ignorare la complessità del fenomeno, non risolvendo il problema.
Il Questore parla di finalità «esclusivamente preventive», ma la prevenzione non si fa con i lucchetti ai locali anche quando non hanno alcuna colpa.