Mondello è, da oggi, teatro di un profondo mutamento che segna l’epilogo di una gestione durata oltre un secolo. La decisione della Regione Siciliana di dichiarare la decadenza della concessione demaniale marittima alla società Mondello Immobiliare Italo-Belga non rappresenta solo un atto burocratico, ma la chiusura di un capitolo complesso della storia cittadina.
Il provvedimento, che porta la firma del direttore generale del dipartimento Ambiente Calogero Beringheli, giunge al culmine di un’istruttoria che ha passato al setaccio ogni aspetto della gestione, concludendo che le spiegazioni fornite dalla società in sede di contraddittorio non possedevano la solidità necessaria per mantenere il titolo concessorio.
L’atto amministrativo si fonda su una valutazione tecnica che ha rilevato la rottura di quel legame fiduciario che deve necessariamente intercorrere tra l’ente pubblico e chi gestisce un bene demaniale. Secondo quanto emerso nelle verifiche, la società non ha garantito la continuità e la diretta responsabilità previste dalla normativa vigente.
Al cuore della contestazione vi è l’affidamento di servizi essenziali — dalla manutenzione degli spazi alla gestione delle strutture — a soggetti terzi, tra cui la ditta G.M. Edil, operazione avvenuta, in diversi casi, senza le prescritte autorizzazioni regionali. Tale prassi ha trasformato, di fatto, la natura della gestione, svuotandola di quel carattere diretto che la legge impone per la tutela degli interessi collettivi e la corretta gestione del demanio.
L’assessora all’Ambiente Giusi Savarino ha sottolineato la portata della scelta, evidenziando come l’intero iter si sia svolto con l’unico obiettivo di garantire il rispetto della legge. Il Governo Schifani ha operato in modo tale da supportare ogni decisione con pareri legali autorevoli, tra cui quelli dell’Avvocatura dello Stato, evitando di lasciarsi condizionare dalle pressioni esterne. Il tono utilizzato dagli uffici regionali è quello di chi ha preferito seguire i tempi tecnici necessari a una ricostruzione accurata dei fatti, prediligendo una prudenza istituzionale che ha permesso di costruire un fascicolo solido, inattaccabile sul piano della legittimità, piuttosto che inseguire le urgenze mediatiche.
Se da un lato l’intento demagogico del deputato Ismaele La Vardera ha agito da catalizzatore, attenzionando le anomalie nella gestione del sito, dall’altro è necessario riconoscere che la macchina regionale ha saputo muoversi, pur con la giusta cautela.
La Regione non ha agito d’impulso, ma ha atteso la definizione dei quadri istruttori, tra cui la relazione in merito al rischio di infiltrazioni mafiose nella gestione di beni demaniali approvata dalla Commissione antimafia lo scorso 19 novembre, assicurandosi che ogni passaggio fosse giustificato da evidenze oggettive. La linea tracciata dal presidente della Regione, Renato Schifani, ha infatti costantemente puntato verso un rigore assoluto, distinguendo tra la necessità di intervenire con fermezza e l’obbligo di seguire procedure corrette.
Le motivazioni alla base del provvedimento sono molteplici e stratificate. Oltre alla mancata richiesta di autorizzazioni per l’esternalizzazione dei servizi, l’amministrazione ha rilevato una gestione in cui la società titolare della concessione ha operato un distacco quasi totale dalle attività quotidiane, delegando l’operatività a imprese terze. Tra queste, la G.M. Edil è finita sotto la lente d’ingrandimento a causa della sua riconducibilità a soggetti legati ad ambienti criminali. La presenza di un’interdittiva antimafia, emessa lo scorso novembre a firma del prefetto di Palermo Massimo Mariani nei confronti di tale impresa, ha aggravato le criticità già emerse in merito alla tenuta etica dell’intera filiera gestionale.
La Regione ha quindi interpretato tale scenario come una violazione strutturale degli obblighi concessori, ritenendo che il venir meno della trasparenza e dell’affidabilità dei partner contrattuali abbia compromesso irrimediabilmente la posizione della concessionaria.
È pur vero che la Italo-Belga ha cercato di difendersi, definendo i servizi affidati a terzi come attività complementari e sostenendo che, in alcuni casi, le autorizzazioni erano da intendersi come tacitamente rinnovate o non necessarie. Tuttavia, il decreto firmato da Beringheli chiarisce in modo inequivocabile che tali deduzioni sono state giudicate insufficienti. La natura della concessione demaniale, che prevede il soddisfacimento dell’interesse pubblico alla legalità, è stata considerata prevalente rispetto alle tesi difensive della società.
Il futuro della spiaggia di Mondello appare ora in una fase di transizione. La società ha già annunciato che, una volta acquisito formalmente il provvedimento e analizzate le motivazioni in esso contenute, si riserva di agire in tutte le sedi opportune, compreso il ricorso dinanzi ai tribunali amministrativi. Questo scenario apre le porte a una probabile, e lunga, stagione di contenziosi che potrebbe rallentare l’assetto definitivo della gestione.
Nel frattempo, l’amministrazione si trova di fronte all’urgenza di garantire il decoro e la continuità dei servizi per i bagnanti, ipotizzando il ricorso a concessioni brevi o misure temporanee, in attesa che si definisca un nuovo quadro pianificatorio attraverso l’approvazione del PUDM (Piano di utilizzo del demanio marittimo, lo strumento urbanistico dedicato alle aree demaniali.
La conclusione di questo lungo rapporto segna indubbiamente un punto di non ritorno per la gestione delle spiagge siciliane. L’episodio dimostra come il controllo del territorio, specialmente in aree di alto valore turistico e simbolico, non possa prescindere da una trasparenza assoluta e da una rigorosa vigilanza sugli interlocutori economici.