NAZISTI A PALERMO?

di Antonino Piscitello

Palermo si interroga sulla comparsa di una seconda svastica in soli sette giorni. Dopo l’episodio della pensilina AMAT vicino allo stadio “Renzo Barbera” del 19 marzo, un nuovo simbolo nazista è stato segnalato il 27 marzo all’interno del Giardino Inglese. svastiche

Non è più un caso isolato, ma una sequenza che adesso desta allarme sociale. A una settimana esatta dal 19 marzo, quando una svastica nera con la scritta “Fuhrer” aveva imbrattato la fermata bus di piazza Alcide De Gasperi, il simbolo dell’odio è riapparso. Questa volta il bersaglio è il Giardino Inglese, cuore verde della città recentemente riqualificato con i fondi PNRR. La segnalazione, giunta tramite l’app PalermoAlert, ha immediatamente mobilitato le istituzioni.

Mentre si procede alla rimozione e la Digos indaga, il dibattito politico si accende: se da un lato l’amministrazione è chiara e parla di offesa ai valori democratici, dall’altro le opposizioni puntano il dito contro una presunta sottovalutazione dei rigurgiti neofascisti a livello nazionale. Resta il timore che dietro la “bravata” possa celarsi un fanatismo pericoloso.

Sebbene l’assessore al Verde, Pietro Alongi, abbia confermato la tempestiva cancellazione dello scempio, il problema rimane di natura culturale e di sicurezza. Liquidare questi atti come semplici “bravate” di qualche sbandato rischia di essere un errore di valutazione. Come sottolineato già in occasione del primo episodio, la violenza simbolica è spesso il preludio a quella fisica.

Anche il sindaco Roberto Lagalla era stato netto nel condannare il primo raid: “Si tratta di un gesto ignobile e inaccettabile, che offende la memoria storica, i valori democratici e il senso civico della nostra comunità. Palermo è una città aperta, inclusiva e non c’è spazio per simboli di odio, né per chi tenta di diffondere messaggi di intolleranza e violenza.

In conclusione, se è vero che la mano che impugna la bomboletta appartiene spesso a soggetti dal profilo intellettuale molto discutibile, è altrettanto vero che il ripresentarsi di tali simboli in luoghi di aggregazione suggerisce una sfida alle istituzioni e un chiaro tentativo di marcare il territorio. Non si può ignorare il peso specifico di una svastica tracciata in un giardino pubblico frequentato da famiglie e bambini, è un atto che mira a normalizzare determinate idee, trasformando un luogo di svago in un palcoscenico per l’intolleranza.

Vedere un simbolo d’odio come questo proprio dove lo Stato ha appena investito soldi pubblici per la riqualificazione è un controsenso che fa male. Mentre le istituzioni lavorano per restituire spazi decorosi ai cittadini, questi vandali rispondono cercando di sporcarli con messaggi anacronistici e violenti. Non possiamo limitarci a pensare che si tratti solo di “ragazzate” o gesti isolati: il fatto che questi simboli appaiano ripetutamente e in posti così frequentati fa pensare a una precisa volontà di provocare la città e testarne la reazione. Certamente il lavoro della Digos e i controlli sono fondamentali, ma non bastano.

Serve una risposta che vada oltre la semplice pulizia della vernice fresca. È necessario che la società civile, le scuole e le istituzioni locali facciano fronte comune per riaffermare, con un linguaggio moderno e incisivo, il valore della memoria storica. L’indifferenza, in casi come questo, rischia di diventare il terreno più fertile per nuovi e più pericolosi rigurgiti ideologici. Palermo non può permettersi di abituarsi a vedere una svastica sui propri muri; la vera sfida è trasformare l’indignazione del momento in un impegno costante di educazione civica, affinché questi “cretini pericolosi” non trovino mai più spazio, né fisico né mentale, nel tessuto della città.