DOTTOR GRATTERI, HA QUERELATO LEI IL PESCE D’APRILE?

di Redazione

Abbiamo ricevuto una querela. O meglio l’ha ricevuta Rino Piscitello, il direttore del quotidiano “La Nazione Siciliana”. Purtroppo questo per un giornalista è un fatto quasi normale. Ma la cosa stupefacente è che l’abbiamo ricevuta per un Pesce d’Aprile dichiaratamente tale.

Fin dall’antica Grecia tutti sanno che la satira non si censura e che va accettata, ma evidentemente qualcuno non riesce a farlo.

Chi può essere così suscettibile da querelare un pesce d’aprile? Chi può avere accumulato tanta rabbia e tanta tensione da voler uccidere un emoticon?

Per provare a rispondere a questa domanda dobbiamo ricapitolare i fatti di questa storia paradossale.

Decidiamo di pubblicare per mercoledì scorso un pesce d’aprile sotto forma di articolo, per sorridere un po’ e non essere troppo seri. Discutiamo in redazione e alla fine prevale l’argomento referendum che tanto interesse aveva suscitato nei giorni precedenti.

L’articolo viene pubblicato all’alba di mercoledì 1 aprile: il titolo è “ANNULLATO IL REFERENDUM. GRATTERI CONFESSA.”

Che sia un pesce d’aprile si capisce fin dal primo rigo. Chi volesse leggerlo lo trova a questo link.

Ma per evitare che qualcuno potesse comunque avviare un’inutile polemica, alla fine inseriamo comunque in grassetto la frase: “P.S. Si tratta ovviamente di un Pesce d’Aprile. Nulla di quanto riportato è vero. Quindi, se avete votato Sì non illudetevi, non ci sarà la rivincita. Se invece avete votato No non illudetevi ugualmente; avete fatto una cazzata e non c’è rimedio.

L’1 aprile passa e tutto viene dimenticato.

Venerdì 3 aprile a mezzogiorno il nostro direttore viene però raggiunto da una telefonata della Polizia Postale che lo invita a recarsi alla Centrale.

Lì gli viene comunicato di essere stato querelato per un articolo pubblicato sulla testata “La Nazione Siciliana” e sulla pagina Facebook della stessa testata il giorno 1 aprile e di essere già indagato. Il reato sarebbe quello previsto dal comma 3 dell’articolo 595 del codice penale, ossia diffamazione a mezzo stampa.

Non comunicano nient’altro. Né il nome del querelante, né l’articolo che ha causato la querela, né la Procura che ha avviato le indagini.

La prima cosa che balza agli occhi sono i tempi. Sono appena passate 48 ore dalla pubblicazione dell’articolo.

Un vero e proprio record da Guinness dei Primati.

Ricapitoliamo quello che immaginiamo sarebbe stato necessario fare in appena due giorni:

Mercoledì 1 aprile in mattinata pubblichiamo l’articolo; il futuro querelante lo legge, chiama il suo avvocato ed entro ora di pranzo scrivono la querela per diffamazione a mezzo stampa; nel primo pomeriggio consegnano la querela in Procura o presso i Carabinieri o la Polizia; entro sera chi la riceve la legge, la ritiene degna di considerazione e premura, assume tutte le informazioni sul giornale, il direttore, il giornalista che ha scritto l’articolo, l’iscrizione all’ordine dei giornalisti, la sede legale del giornale, l’iscrizione al Tribunale ed eventualmente al Roc; nella stessa serata la querela viene lavorata e inviata alla Procura competente; l’indomani mattina giovedì 2 aprile il procuratore competente legge la querela che viene subito assegnata ad uno dei PM; In tarda mattinata il PM studia la querela, verifica i fatti, si fa una propria convinzione, giudica urgentissimo procedere e iscrive il nostro direttore nel registro degli indagati; nel pomeriggio si passa alla verifica di tutte le informazioni per notificare la querela e l’indagine all’indagato. La sera di giovedì 2 finalmente è tutto pronto e viene spedito alla Polizia Postale del luogo di residenza del nostro direttore. La mattina di venerdì 3 aprile l’ispettore della Polizia Postale trova l’incartamento sul suo computer, fa le verifiche di rito e alle 12,05 chiama al telefono il nostro direttore chiedendogli di recarsi presso la loro sede. Alle 13,00 è tutto finito. Due giorni esatti dalla pubblicazione. Un vero e proprio record!

E guai a chi parla male dei tempi della giustizia.

A questo punto è indispensabile per la redazione capire qual’è l’articolo nel quale il querelante si sarebbe sentito diffamato.

Nel corso delle giornate, più articoli vengono pubblicati sul sito, ma solo i più interessanti vengono riportati sulla pagina Facebook .

Quel giorno sono stati pubblicati più articoli sul sito, ma uno soltanto anche sulla pagina Facebook: esattamente il nostro Pesce d’Aprile che è quindi di certo l’articolo incriminato.

Va segnalato peraltro che il suddetto articolo oltre ad essere stato dichiarato come Pesce d’Aprile è inserito nella categoria Satira del giornale ed è a firma Taperi, l’autore che ha firmato in questi anni tutti e solo gli articoli satirici. Non si tratta di un nome, ma di una sigla il cui significato è “TAnto PEr Ridere”.

Appurato che la querela riguarda incredibilmente l’articolo Pesce d’Aprile, dobbiamo adesso scoprire il querelante.

Stamani rileggiamo l’articolo. Non ravvisiamo in nessun passaggio, né noi né i nostri avvocati, le condizioni per una querela.

Gli unici nomi che vengono fatti nell’articolo sono quelli del procuratore Nicola Gratteri, del vice Presidente del Consiglio Antonio Tajani e della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Gli ultimi due sono però citati solo di passaggio.

Resta solo il procuratore Gratteri.

A questo punto non ci resta che chiederlo in modo diretto: “Procuratore Gratteri, ma è stato Lei che ha querelato il Pesce d’aprile?”

Noi vorremmo escluderlo e continuiamo a non crederci, anche se tutti i sospetti portano a Lei. Ma vorremmo davvero tanto avere sbagliato.