Forse è arrivato il momento di parlare chiaro. Il governo della Sicilia è un ottimo governo, capace di portare risultati di grande rilievo. Ma è un governo in bianco e nero, senza colori, che non riesce a comunicare passioni, idee, desideri e sogni ai siciliani.
Nello stesso momento c’è un personaggio che assomiglia più a un saltimbanco che a un politico, visibilmente incapace di confrontarsi con i grandi problemi dell’isola e di elaborare programmi, ma che riesce a costruire empatia con folle sempre più larghe. Che sa comunicare passioni e costruire sogni. Sogni che se vincesse, da incapace qual’è, si trasformerebbero prestissimo nell’incubo dell’incompetenza e della superficialità.
Nessuno si illuda che il buongoverno da solo faccia vincere le elezioni. Un grigio burocrate può essere il più capace dei governanti, ma non riuscirà mai ad incarnare una speranza, ad essere leader di un popolo che guarda al futuro.
E un popolo senza speranza si fiderà allora di venditori di fumo e di truffaldini piazzisti di medicine miracolose.
Abbiamo un governo regionale, che grazie anche al valore di alcuni suoi esponenti ha ottenuto risultati mai visti in termini di risanamento del bilancio, di occupazione, di prodotto interno lordo, di progetti per il futuro, di capacità di spesa e di tanto altro. Negli ultimi otto anni il centrodestra e gli ultimi due governi hanno raggiunto traguardi assolutamente insperabili, ma divisioni, piccolezze e vecchia politica hanno spesso oscurato quei traguardi.
Lo diciamo al Presidente Schifani, ma anche a tutta la coalizione di governo. Basta parlare di rimpasti; si parli di idee, di futuro, di rinnovamento. Si parli dei progetti in cantiere per la Sicilia e li si difenda con tutte le forze. Se bisogna cambiare qualcosa nella compagine di governo, lo si faccia. Ma si smetta di parlarne per mesi.
E soprattutto si dia del cialtrone ai cialtroni, e si rilanci l’idea di una Sicilia orgogliosa di se stessa, che sa rivendicare i risultati ottenuti, una Sicilia che per la prima volta ha ridotto le distanze dal resto del Paese e che sa essere locomotiva e non carrozza di coda.
Una Sicilia che parli ai giovani e dia loro insieme ambizioni e speranze e che riesca a farli restare.
Per vincere occorre mettere al bando opportunismi e compromessi deteriori e, come diceva un uomo saggio e capace di guardare al futuro, bisogna essere un po’ affamati e un po’ folli.
Se no, sarà di nuovo la stagione dei Crocetta con altri nomi e la Sicilia davvero non li merita.