Il mosaico politico del centrodestra di Agrigento perde pezzi proprio nel momento in cui avrebbe dovuto mostrare la massima compattezza. Dopo mesi di trattative, incontri riservati e veti incrociati, la coalizione che governa la Regione ha deciso di rompere gli indugi, ma il risultato non è l’unità sperata, bensì una crepa profonda che ridisegna la geografia elettorale della città dei Templi.
Da una parte si schiera il blocco formato da Fratelli d’Italia, Forza Italia, il Movimento per l’Autonomia e l’Udc; dall’altra, in una posizione di netta rottura, rimangono la Lega e la Democrazia Cristiana, orientate verso un progetto alternativo che minaccia di trasformare le prossime amministrative in una sfida fratricida.
La figura scelta per guidare la carica dei quattro partiti è quella di Dino Alonge. Cinquantanove anni, avvocato stimato e professionista radicato nel tessuto sociale agrigentino, Alonge viene presentato come l’uomo della sintesi, il punto d’incontro ideale tra il mondo delle professioni e l’impegno civico. I vertici regionali delle sigle che lo sostengono descrivono la sua candidatura come una garanzia di competenza e affidabilità, sottolineando la necessità di offrire alla città una proposta di governo che sia al tempo stesso solida e capace di parlare alle categorie produttive. Tuttavia, quella che per una parte dello schieramento è una soluzione di alto profilo, per l’altra metà del cielo del centrodestra rappresenta un limite invalicabile.
Lega e Dc non hanno infatti nascosto le proprie perplessità, manifestando un’indisponibilità che appare difficile da ricucire. Il nodo del contendere non sarebbe solo legato al metodo utilizzato per arrivare alla designazione del candidato, ma anche alla percezione della figura di Alonge, considerata dai dissidenti come troppo poco nota al grande elettorato cittadino per poter trainare una coalizione in una sfida complessa.
In questo scenario di incertezza, l’attenzione si sposta ora sulle possibili mosse del fronte leghista e democristiano. L’ipotesi di una corsa solitaria con un proprio candidato sindaco si fa ogni ora più concreta. Tra i corridoi della politica locale circolano diversi nomi, mentre si osserva con attenzione il destino delle liste legate a figure storiche della politica locale che potrebbero trovare nuova collocazione proprio in questo asse alternativo.
L’obiettivo sarebbe quello di intercettare il malcontento, cercando di costruire una proposta che nasca proprio dalla critica verso le modalità con cui è stata gestita la trattativa negli ultimi tre mesi.
Il tempo, del resto, stringe inesorabilmente. La scadenza del 29 aprile per il deposito delle liste è ormai alle porte e le segreterie politiche lavorano a ritmo serrato per completare gli organigrammi. Mentre Alonge si prepara a una campagna elettorale che lo vedrà contrapposto a Michele Sodano e Giuseppe Di Rosa, il centrodestra agrigentino si trova a fare i conti con le proprie contraddizioni interne, consapevole che la divisione potrebbe pesare enormemente sull’esito finale delle urne.