L’app dell’UE per la verifica dell’età non è a prova di hacker

di Elena Mandarà

L’app europea per la verifica dell’età è tecnicamente pronta e presto sarà utilizzabile dai cittadini”, così qualche giorno fa la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha annunciato l’arrivo di uno strumento sicuro, in linea con i più alti standard di protezione dei dati personali e semplice da utilizzare, per consentire la verifica dell’età degli utenti che accedono alle piattaforme online.

L’app, che in una prima fase dovrebbe essere testata in alcuni Stati Membri, fra cui anche l’Italia, potrà essere inserita all’interno dei cosiddetti “portafogli digitali” messi a disposizione dei cittadini, oppure utilizzata in modo autonomo. In Italia, ad esempio, dovrebbe essere collegata all’app IO, che attualmente consente di accedere ad alcuni servizi della PA e usare alcuni documenti in formato elettronico.

Una volta scaricata l’app – utilizzabile su tutti i dispositivi, come tablet, computer e telefoni – bisogna configurarla con il proprio passaporto o carta d’identità. Quando un utente tenta di accedere ai servizi online, l’app comunica al servizio se l’utente ha o meno l’età richiesta per usufruirne, senza rivelare altre informazioni personale. Questo, secondo la presidente della Commissione, impedisce che gli utenti possano essere tracciati, garantendone pienamente la riservatezza.

La Commissione aveva annunciato di stare lavorando a questo progetto già la scorsa estate, inserendolo nel più ampio piano di protezione dei minori che sta portando avanti con convinzione e che pone molta attenzione soprattutto ai pericoli legati alla presenza online dei minori.

L’obiettivo ultimo del piano è quello di creare un ambiente digitale più sicuro, intervenendo sia sulla moderazione dei contenuti che circolano sulle piattaforme, che cercando di controllare e limitare la possibilità per i minori di accedere a determinati servizi.

Un tema che, soprattutto nell’ultimo periodo, ha acceso un forte interesse da parte dell’opinione pubblica e delle istituzioni di moltissimi Paesi che, soprattutto dopo la pioneristica scelta dell’Australia di vietare per legge l’utilizzo dei social da parte dei minori, hanno dichiarato di voler sostenere iniziative simili.

Anche l’Italia si è inserita in questo dibattito, e il numero di proposte legislative che mirano a regolare l’utilizzo dei social da parte dei minori e altri aspetti, come quello della responsabilità delle piattaforme per i danni eventualmente procurati ai propri utenti, è altissimo.

Lasciando per un attimo da parte le riflessioni sulla correttezza di un approccio che punta sui divieti piuttosto che sull’educazione o sul miglioramento di alcuni aspetti, il punto è che le buone intenzioni delle iniziative legislative si sono finora scontrate con un problema fondamentale di natura tecnica, ancora prima che giuridica e sociale: l’assenza di meccanismi adeguati alla verifica dell’età degli utenti.

In altre parole, la mancanza di strumenti che consentano concretamente di far rispettare i divieti imposti. Le soluzioni sperimentate finora, infatti, si sono rivelate nella maggior parte inefficaci, facilmente aggirabili dagli utenti, oppure non sufficientemente sicure.

Per questo motivo la Commissione Europea ha deciso di investire nello sviluppo di un’app da mettere a disposizione dei propri cittadini e in grado di accertare la maggiore età degli utenti, nel rispetto dei più alti standard di tutela e protezione. Iniziativa che, come emerge chiaramente anche dalle parole della presidente von der Leyen, ha anche un altro scopo: proporre una soluzione unica a livello europeo e scongiurare il rischio di iniziative non coordinate fra i vari Stati Membri. Un approccio che, naturalmente, ha il vantaggio di rafforzare il mercato unico ed evitare che la corsa alle regole si trasformi in un boomerang per i Paesi dell’Unione.

Proprio il fatto che negli ultimi mesi diversi Stati Membri, come Spagna, Francia, Italia e Grecia, ma non solo, abbiano annunciato di volersi muovere velocemente per introdurre il divieto di utilizzo dei social per i minori sotto una certa soglia di età, ha quindi probabilmente contribuito ad accelerare i tempi di rilascio dell’app di age verification da parte della Commissione.

Il sospetto è che, di fronte alla crescente pressione politica, la Commissione abbia voluto dare un segnale concreto per affermare la leadership e la guida europea sul tema. L’app è stata infatti presentata come un tassello fondamentale per il raggiungimento dello scopo perseguito dalla Commissione di tutela dei minori: una soluzione di altissimo livello tecnico, rispettosa della privacy, e finalmente in grado di rispondere a un’esigenza percepita sempre più come urgente.

Tutto giusto, tutto positivo finché, a poche ore dal discorso di Ursula von der Leyen, non ha iniziato a diffondersi la notizia che l’app della Commissione è tutt’altro che sicura.

L’app è sviluppata su un codice open source, cioè consultabile da tutti, una scelta dettata dalla volontà di mettere a fattor comune la conoscenza acquisita, favorirne l’utilizzo anche al di fuori dei confini europei e rassicurare anche le piattaforme sulla sua qualità. Immediatamente dopo l’annuncio, quindi, migliaia di esperti sono corsi a consultarne il codice e uno di loro, Peter Moore, ha dichiarato con un post su X di essere riuscito ad hackerare l’app in meno di due minuti. A confermare la vulnerabilità dell’app sono poi intervenuti anche altri, mettendo in guardia sui rischi enormi a cui si andrebbe incontro se questi problemi non venissero risolti prima della sua diffusione completa.

A parte l’imbarazzo della Commissione, che non ha ancora chiarito come sarà gestito il problema, il fatto che sia emerso in una fase tutto sommato ancora embrionale del progetto è senz’altro positivo, ma dovrebbe invitarci a riflettere di più su quanto sia importante e quanto possa concretamente influire sulla vita di ciascuno di noi il fatto che le scelte della politica siano ponderate e dettate realmente dalla volontà di perseguire un interesse generale.

Se davvero le vulnerabilità tecniche dell’app della Commissione europea sono attribuibili alla fretta di lanciarla per evitare iniziative scomposte da parte dei singoli Stati Membri, poco sensibili, a quanto pare, all’idea di favorire un percorso unitario su queste tematiche, questa è davvero la dimostrazione di come la miopia dell’azione politica può trasformarsi in pericolo concreto per i cittadini.