OMICIDIO FLORIO, SVOLTA NELLE INDAGINI

di Antonino Piscitello

Un’inchiesta serrata, condotta sull’asse investigativo tra le procure di Messina e Catania, ha portato a una svolta decisiva nel caso del brutale omicidio di Giuseppe Florio, il sessantaseienne di Giardini Naxos, il cui corpo era stato rinvenuto lo scorso 26 aprile.

I Carabinieri hanno eseguito due decreti di fermo nei confronti di una coppia residente a Taormina, ritenuta responsabile del delitto e del successivo tentativo di sbarazzarsi dei resti.

La vicenda ha inizio domenica mattina nella frazione di Mitogio, nel territorio di Castiglione di Sicilia. Un passante ha segnalato la presenza di un involucro sospetto: all’interno di un lenzuolo e diversi sacchi di plastica giaceva il cadavere dell’uomo.

Le prime analisi sul posto hanno subito evidenziato segni di una violenta aggressione, con ferite da arma da taglio e l’uso di un corpo contundente, probabilmente un martello. Gli inquirenti hanno intuito immediatamente che il luogo del ritrovamento non coincideva con la scena del crimine.

Il coordinamento tra le forze dell’ordine ha permesso di rintracciare rapidamente, in località Santa Venera, la Fiat Panda della vittima, ridotta a un ammasso di lamiere annerite dal fuoco. Questo elemento ha confermato il tentativo degli assassini di cancellare ogni traccia della loro fuga.

Le indagini si sono quindi spostate sulla rete di frequentazioni di Florio, focalizzandosi su un appartamento nel complesso di edilizia popolare di Trappitello, frazione di Taormina.

Attraverso la visione meticolosa delle immagini catturate dai sistemi di videosorveglianza e la raccolta di testimonianze, il cerchio si è stretto attorno a una donna di 50 anni e al suo compagno, un pregiudicato trentanovenne originario di Palagonia. I rilievi tecnico-scientifici effettuati dal RIS di Messina all’interno dell’abitazione hanno fornito la prova regina: tracce ematiche e segni di colluttazione compatibili con l’aggressione.

Oltre alla coppia fermata per omicidio e soppressione di cadavere, risulta coinvolta una terza persona: una donna di 53 anni, originaria di Sesto San Giovanni e ospite dei due, indagata a piede libero per la sola ipotesi di occultamento dei resti.

Le autorità hanno precisato quanto segue: «Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e gli indagati devono ritenersi presunti innocenti fino a sentenza definitiva. L’eventuale giudizio si svolgerà nel contraddittorio tra le parti dinanzi a un giudice terzo e imparziale e potrà concludersi anche con la prova dell’assenza di responsabilità. I decreti di fermo saranno sottoposti al vaglio del GIP del Tribunale di Messina».