Il sistema aeroportuale della Sicilia orientale si appresta a vivere una trasformazione storica che ne cambierà l’assetto proprietario e le prospettive di sviluppo per i prossimi decenni. Con la pubblicazione ufficiale dell’avviso per la raccolta di manifestazioni d’interesse, la Sac, società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso, ha formalmente aperto le porte ai capitali privati. Non si tratta di una cessione simbolica, bensì di un passaggio di mano sostanziale: sul tavolo c’è una quota di partecipazione che parte da una base minima del cinquantuno per cento, segnando così il passaggio del controllo della società dai soci pubblici a un nuovo operatore economico.
L’operazione, che segue un complesso percorso burocratico avviato circa un anno fa, ha ricevuto il via libera decisivo dal Ministero delle Infrastrutture, che ha approvato lo schema di selezione. La strategia della governance attuale punta a intercettare partner di alto profilo, capaci di garantire non solo solidità finanziaria, ma anche quel know-how gestionale necessario per competere nei circuiti internazionali e potenziare la capacità ricettiva. La scadenza per la presentazione delle proposte è stata fissata per il 3 giugno 2026, termine entro il quale i soggetti interessati dovranno dimostrare di possedere requisiti rigorosi in termini di esperienza nel settore aeroportuale e capacità di investimento.
Le indiscrezioni sui possibili acquirenti animano già il dibattito economico. Tra i nomi che circolano con maggiore insistenza figurano colossi nazionali della gestione infrastrutturale e gruppi che già operano nei principali scali italiani, da Roma a Venezia. Tuttavia, l’attenzione è rivolta anche oltre i confini europei, con echi sempre più insistenti che vedrebbero i grandi fondi sovrani del Medio Oriente pronti a scommettere sul potenziale turistico e commerciale della Sicilia. Questa possibile proiezione internazionale ha scatenato un vivace confronto politico, diviso tra chi vede nella privatizzazione l’unica strada per l’efficienza e chi teme la perdita di controllo su una risorsa strategica per il territorio.
Il percorso verso la firma definitiva non sarà comunque immediato. Dopo la verifica delle manifestazioni d’interesse, la palla tornerà ai soci pubblici per un ulteriore passaggio assembleare che dovrà definire i dettagli della gara vera e propria. L’obiettivo dichiarato resta quello di rendere il polo aeroportuale orientale un hub sempre più competitivo, in grado di sostenere i volumi di traffico in costante aumento e di ammodernare i servizi offerti ai passeggeri.
A margine delle procedure nazionali, si registra un clima di forte contrapposizione nella provincia di Siracusa. Il Libero Consorzio Comunale aretuseo, che detiene una quota rilevante pari al 12,13% del capitale sociale della Sac, vive una fase di profonda tensione. Le critiche, riversate sul presidente Michelangelo Giansiracusa, si concentrano sulla mancata presenza dell’ente nel consiglio di amministrazione insediatosi nel novembre scorso. Molti osservatori politici e rappresentanti del territorio lamentano un’assenza di iniziative concrete volte a tutelare gli interessi della zona siracusana all’interno della società di gestione, sollevando dubbi sulla capacità dell’ente di incidere sulle scelte strategiche che riguardano il futuro degli scali.
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