LO STATUTO SICILIANO COMPIE 80 ANNI

di Redazione

Il 15 maggio del 2026 lo Statuto della Regione Siciliana compie 80 anni. L’anniversario deve vedere tutti i siciliani uniti nell’impegno comune della sua attuazione.

L’Assemblea Regionale Siciliana è l’istituzione che tutti ci rappresenta. Per questo riteniamo giusto pubblicare l’intervento integrale del Presidente dell’ARS, Gaetano Galvagno in in occasione del seminario di studi “Riflessioni sull’Autonomia a 80 anni dall’approvazione dello Statuto della Regione Siciliana” che si è tenuto oggi a Palazzo dei Normanni nell’ambito delle celebrazioni riguardanti l’ottantesimo anniversario dello Statuto.

Intervento del Presidente dell’ARS Gaetano Galvagno

Autorità, colleghi deputati,

Signore e Signori,

è con profonda emozione e sincero senso di responsabilità che oggi rivolgo il mio saluto in occasione dell’ottantesimo anniversario dello Statuto della Regione Siciliana, una delle pagine più belle ed alte della nostra storia istituzionale e democratica. 

Insieme ai tanti colleghi con cui ci siamo confrontati, in particolare all’on. Giovanni Burtone che è voluto intervenire affinché celebrassimo questi 80 anni, abbiamo pensato non a sfarzosi festeggiamenti, visto il momento drammatico che stiamo vivendo per le note vicende del ciclone Harry e della frana di Niscemi, ma ad un evento sobrio.

Questi Ottant’anni rappresentano un tempo lungo, sufficiente per guardare con lucidità al passato, per misurare le intenzioni originarie e la realtà che abbiamo costruito, e soprattutto per rinnovare un impegno verso il futuro.

Lo Statuto nacque in un momento drammatico e insieme carico di speranza. Era il tempo della ricostruzione, della fine della guerra, della nascita della Repubblica. In quel contesto, la Sicilia ottenne un riconoscimento straordinario: una forma di autonomia speciale che, permettetemi, non fu concessa come un privilegio, ma come risposta a una storia, a una identità e soprattutto a bisogni profondi del nostro popolo rispetto al resto d’Italia.

I padri dello Statuto immaginarono una Sicilia capace di governarsi, di valorizzare le proprie risorse, di ridurre i divari economici e sociali, di affermare una responsabilità piena verso il proprio sviluppo. Immaginarono Istituzioni vicine ai cittadini, una fiscalità capace di trattenere sul territorio le ricchezze prodotte, strumenti efficaci per promuovere lavoro, infrastrutture, cultura, istruzione e giustizia sociale.

Quelle pagine sono ancora oggi animate da una straordinaria fiducia nella democrazia e nella capacità dei siciliani di essere protagonisti del proprio destino.

Eppure, nel celebrare questo anniversario, non possiamo limitarci alla retorica. La celebrazione autentica passa dalla verità e la verità è che una parte significativa di quel progetto è rimasta incompiuta.

Nel corso dei decenni, va detto, disposizioni fondamentali dello Statuto sono rimaste inattuate o applicate solo parzialmente. Alcune prerogative finanziarie non hanno trovato quella piena realizzazione che si immaginava; competenze previste non sono state esercitate fino in fondo; il principio autonomista, pilastro dell’impianto statutario, è stato talvolta indebolito da ritardi, inerzie, conflitti istituzionali e, dobbiamo dirlo con franchezza, anche da responsabilità interne.

L’autonomia non è soltanto un insieme di norme. È una responsabilità quotidiana, è capacità amministrativa, visione politica, coerenza istituzionale. Quando queste condizioni vengono meno, l’autonomia rischia di trasformarsi da opportunità in promessa non mantenuta.

Non dobbiamo avere timore di riconoscere ciò che non ha funzionato e farlo non significa sminuire lo Statuto; significa, al contrario, rispettarlo profondamente, perché lo Statuto non è un monumento da commemorare una volta l’anno: è un patto vivo tra istituzioni e cittadini, un patto che chiede di essere attuato, aggiornato, difeso.

Oggi, dunque, non celebriamo soltanto un anniversario ma rinnoviamo un impegno, 

quello cioè di completare il percorso dell’autonomia, l’impegno a rendere effettive le competenze previste e quello di rafforzare la leale collaborazione con lo Stato, nel rispetto reciproco delle prerogative.

L’impegno ancora a trasformare l’autonomia in sviluppo, in servizi migliori, in opportunità per i giovani, in riduzione delle disuguaglianze.

L’autonomia speciale della Sicilia non è una rivendicazione identitaria fine a sé stessa, è uno strumento per costruire futuro, è la possibilità di adattare le politiche pubbliche alle specificità del nostro territorio ed è ancora responsabilità di dimostrare che il decentramento può generare efficienza, equità e crescita.

Alle nuove generazioni dobbiamo consegnare non soltanto la memoria di ciò che fu scritto nel 1946, ma la prova concreta che quei principi possono ancora guidare il nostro cammino.

Ottant’anni dopo, lo Statuto continua a indicarci una direzione: autonomia come responsabilità, come capacità di governo, come fiducia nella nostra comunità.

Sta a noi dimostrare di esserne all’altezza.

Con questo spirito dobbiamo tutti rinnovare il nostro impegno affinché i principi dello Statuto trovino piena attuazione e diventino motore di una nuova stagione di sviluppo e coesione per la nostra terra.