ARS, CAPORETTO DI MAGGIORANZA: SCHIFANI AL BIVIO

di Redazione

Una vera e propria Caporetto quella di ieri, che ha visto all’Assemblea Regionale Siciliana il centrodestra sgretolarsi sotto i colpi di un’opposizione compatta e, cosa ben più grave, a causa dei veleni interni che ormai scorrono copiosi tra i corridoi della maggioranza. Quanto accaduto rappresenta, per distacco, il punto più basso toccato dall’attuale coalizione di governo in Sicilia, con Palazzo dei Normanni teatro di un dramma politico che non lascia spazio a interpretazioni benevole.

Non è stata solo una sconfitta tecnica, bensì un’umiliazione politica che ha trasformato l’aula in un territorio di conquista per il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, capaci di dettare l’agenda a un governo che appare ormai non in grado di reagire se non implorando deroghe su provvedimenti che esso stesso ha finito per subire.

Nulla si può ormai fare in aula senza il consenso dell’opposizione e soprattutto invece molto riesce a fare l’opposizione senza il consenso del governo.

Ieri la maggioranza è stata sconfitta con il voto segreto per ben tre volte. Dalle indennità per i presidenti dei Liberi consorzi alla gestione dei decreti dirigenziali, ogni votazione è stata un calvario. Nemmeno i tentativi dei neoassessori di difendere i propri provvedimenti sono serviti a frenare l’emorragia di voti. Il tabellone elettronico dell’Ars è diventato un impietoso contatore di una crisi che coinvolge tutti i partiti della coalizione, con defezioni pubbliche e malumori striscianti.

E si è passati poi alla norma “fine del governo” ovvero la “blocca-assunzioni”, un provvedimento dal valore simbolico e pratico devastante. L’approvazione di una legge che congela ogni inserimento lavorativo negli enti regionali fino alla fine della legislatura, con l’unico obiettivo di umiliare il governo e dimostrare che questo non conta più nulla. La certificazione di un’impotenza che la maggioranza ha finito per sottoscrivere contro sé stessa.

L’apice del paradosso si è poi avuto quando, dopo aver tentato una timida resistenza, la maggioranza si è addirittura piegata a votare la proposta dell’opposizione esplicitamente rivolta contro il centrodestra con lo scopo di dimostrarne la dipendenza in aula. Una scelta dettata non dalla convinzione, ma dal terrore puro di restare ancora una volta sconfitti nel voto segreto, quello strumento che permette ai franchi tiratori di colpire nell’ombra senza assumersi la responsabilità del tradimento.

È stato il capogruppo di Fratelli d’Italia, Giorgio Assenza, a dare voce a un malessere che non può più essere nascosto dietro i sorrisi di facciata dei rimpasti. Le sue riflessioni in aula sono state un atto d’accusa chiaro verso molti colleghi della coalizione. Assenza ha descritto una realtà in cui l’opposizione ormai non deve fare altro che sedersi sulla riva del fiume e aspettare che le debolezze strutturali del centrodestra facciano il resto.

Secondo il parlamentare meloniano, la dignità di guidare l’Isola è stata smarrita tra veti incrociati e piccoli interessi di bottega. Il suo grido è risuonato come un ultimatum morale: o la maggioranza ritrova la capacità di essere tale, dimostrando compattezza nei numeri e nelle idee, oppure l’unica strada percorribile è quella di rimettere il mandato e tornare a casa. Per Assenza, il gioco delle parti e le imboscate parlamentari hanno superato il livello di guardia, rendendo la navigazione del governo Schifani un esercizio di pura sopravvivenza.

La contraddizione vera di tutto questo è che i risultati di questo governo in termini di risanamento economico e di occupazione sono oggettivamente straordinari. Verrebbe quasi da dire che il governo c’è, ma manca la maggioranza.

Il vero tumore del sistema politico siciliano, come diciamo da tempo, è il voto segreto. E il vero errore di questa maggioranza è stato quello di non affrontare il problema per tempo anche con il coraggio di mettere a rischio la legislatura.Vero è che la norma sul blocco delle assunzioni è stata votata a voto palese, ma non sarebbe mai stata votata senza il ricatto del voto segreto.

A questo punto deve essere chiaro a tutti che non si può più andare avanti. Un governo che ha subito tale umiliazione e che è stato pubblicamente “castrato” per un tempo lunghissimo del suo attributo fondamentale di assumere decisioni sul fronte di assunzioni e nomine, non può continuare come se niente fosse accaduto.

La Sicilia non può permettersi un’amministrazione ostaggio dei franchi tiratori, delle vendette personali e di un’opposizione capricciosa.

Esiste una sola via d’uscita per salvare la legislatura e restituire l’onore a questo governo: Schifani si presenti in aula chiedendo l’abolizione immediata del voto segreto e comunicando la propria volontà di presentare immediatamente le dimissioni nel caso non venga abolito.

L’alternativa è rimanere per un anno e mezzo ostaggio dell’opposizione e della rissosità della propria maggioranza in un’agonia fatta di sessioni parlamentari umilianti e maratone d’aula che servirebbero solo a certificare l’ulteriore impotenza del centrodestra.