Il clamoroso verdetto emesso dall’Ars mercoledì, con l’approvazione di una norma che prevede il blocco delle assunzioni alla Regione e nelle società partecipate a tutto il 2027, rappresenta una delle pagine più buie e sconcertanti della recente storia parlamentare siciliana. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, pur di infliggere un danno d’immagine al governo in carica e legargli le mani in vista delle scadenze elettorali del prossimo anno, non hanno esitato a sacrificare sull’altare del proprio tornaconto oltre mille posti di lavoro, calpestando le legittime aspettative di centinaia di famiglie e mettendo seriamente a rischio l’erogazione di servizi pubblici essenziali per i cittadini.
Con un colpo di mano cinico condotto in porto grazie alle ormai croniche fragilità della coalizione di centrodestra, l’opposizione ha fatto approvare una norma che, dietro la facciata del rigore moralizzatore contro presunte pratiche clientelari, nasconde una spietata strategia politica.
L’emendamento, che porta la firma del deputato dem Antonello Cracolici, è passato sfruttando lo spauracchio del voto segreto e l’imperdonabile assenza di numerosi esponenti della maggioranza al momento del voto. Il risultato pratico di questa manovra è devastante ed eterogeneo nelle sue ricadute sul territorio.
Il blocco investe in pieno la Seus, dove finiscono in un limbo indefinito circa duecentoquaranta assunzioni che avrebbero dovuto rinforzare l’organico degli autisti soccorritori delle ambulanze del 118, proprio in un settore in cui la tempestività degli interventi fa spesso la differenza tra la vita e la morte.
Non va meglio all’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, dove viene sbarrata la strada al rinnovo di quasi cento contratti a termine indispensabili per la gestione di delicati progetti legati al controllo del territorio.
La scure della sinistra si abbatte anche sull’Azienda Siciliana Trasporti, cancellando un atteso concorso da ottanta posti, e sul Consorzio Siciliano Autostrade, dove salta l’arruolamento di nuovi casellanti. Persino i Consorzi di bonifica dovranno fermare una massiccia tornata di contratti flessibili che, secondo le stime parlamentari, avrebbe garantito un’occupazione stagionale a circa settecento lavoratori.
Questo scenario desolante mette in luce la totale irresponsabilità di una sinistra che per creare difficoltà alla maggioranza è persino disposta a desertificare il mercato del lavoro. Il Partito Democratico, spalleggiato dai pentastellati, ha scelto la via del rigido ostruzionismo parlamentare, esultando per aver imposto la propria agenda disfattista a una maggioranza sfaldata, ma ignorando deliberatamente il grido d’allarme lanciato dalle organizzazioni sindacali che hanno infatti immediatamente definito la norma come un atto irresponsabile, evidenziando come la carenza di personale penalizzerà in modo immediato l’efficienza dei servizi pubblici.
Il centrodestra, guidato da Fratelli d’Italia, sta già studiando una contromisura da presentare in aula a giugno, subito dopo la tornata elettorale primaverile, per tentare di salvare almeno le selezioni più urgenti, puntando a riaprire la partita per enti strategici come Seus e Arpa, anche facendo leva su disposizioni legislative precedenti. Tuttavia, la strada si preannuncia in salita perché l’opposizione sembra intenzionata ad alzare ulteriormente il livello dello scontro.
Resta il fatto compiuto di un Parlamento regionale che, anziché creare sviluppo e occupazione, sceglie di sbarrare le porte alle assunzioni. Il Partito Democratico e i suoi alleati hanno preferito bloccare il futuro di più di mille siciliani pur di intestarsi una effimera vittoria d’aula, dimostrando una totale assenza di sensibilità sociale e anteponendo la guerriglia contro i rivali politici al bene comune della Sicilia.