Non conosco Marco Sambataro, dirigente esterno della Regione che si occupa di cooperazione europea, che nelle settimane scorse è stato nominato dal Governo regionale all’Audit, ovvero al settore che verifica il funzionamento dei programmi cofinanziati dall’Unione Europea, la cui nomina è poi stata sospesa e che è stato alla fine costretto a rinunciare.
Scrivo quindi con assoluta serenità. La sua vicenda mi sembra una testimonianza eclatante della debolezza, dell’incertezza e, mi permetto di aggiugere, della superficialità che a volte colpisce le strutture a supporto del governo della Regione.
Nessuno può neanche accusarmi di non avere simpatie per il Governo Schifani che io considero, e credo che questo giornale ne sia testimonianza diretta, in assoluto, insieme al Governo Musumeci, quello che ha portato più risultati positivi per la Sicilia.
Ma, a volte, è proprio da vicende come queste che, al di là delle capacità di chi governa, si individua la debolezza della struttura di supporto.
Provo in poche righe ad illustrare i fatti:
Dopo la nomina arrivano le prime note polemiche dei sindacati dei dirigenti interni che, ovviamente, non sono trascinati dalla passione per i dirigenti esterni. Sostengono che la nomina potrebbe essere viziata da conflitto di interessi in quanto Sambataro si è occupato di alcuni progetti di cooperazione europea (Italia Malta nello specifico) e potrebbe trovarsi a dover valutare alcuni di questi progetti. Se avessero ragione quasi nessuno potrebbe fare il dirigente regionale ed esistono comunque varie soluzioni a questo problema che è di fatto quindi inesistente.
Ma non è questo il cuore della questione, bensì il fatto che la struttura a supporto del Governo non aveva previsto prima la reazione dei dirigenti interni che andava placata prima del suo esplodere. E questo sembra il primo errore. Arrivato peraltro dopo che a un professionista è stato chiesto di svolgere un compito di alta responsabilità.
Dopo la reazione dei sindacati, il Governo, ovviamente mal consigliato, fa un’altra mossa sbagliata: sospende la delibera di nomina in attesa di revoca. Qui manca la politica. In casi come questi le vie sono soltanto due: o si conferma la decisione con piè fermo e si spiega che il Governo prende nota delle critiche ma non recede dalla sua decisione, oppure non si fa nulla e si chiede riservatamente all’interessato, scusandosi, di ritirarsi per ragioni personali sapendo che la cosa sarà apprezzata anche in futuro.
Sambataro ieri ha scelto comunque di ritirarsi ribadendo che non esisteva alcun conflitto di interessi. È una sua scelta che ci è sembrata opportuna ed elegante.
Ma vorremmo sottolineare che adesso si sa che questo Governo a volte non è in grado, a fronte di proteste che vengono dallo stesso palazzo, di sostenere fino in fondo i suoi stessi provvedimenti.