Lega e DC hanno ormai deciso da tempo di marciare insieme in Sicilia, e la dimostrazione plastica di questo asse si è avuta ieri pomeriggio ad Agrigento, durante il comizio elettorale svoltosi in centro città a sostegno della candidatura a sindaco di Luigi Gentile. Nella città dei Templi la coalizione che governa la Regione si presenta profondamente divisa e frammentata in due blocchi contrapposti. Da un lato si registra la convergenza tra il partito di Matteo Salvini, la Democrazia Cristiana e Noi Moderati a supporto dello stesso Gentile; dall’altro lato si è posizionato il resto dello schieramento tradizionale, con Forza Italia, Fratelli d’Italia, Movimento per l’Autonomia e UDC che sono confluiti sulla candidatura di Dino Alonge.
Questo scontro girgentano che finirà per favorire la coalizione di sinistra nasconde in realtà una manovra politica di ben altra portata, con il leader leghista che ha lanciato una vera e propria OPA sulla Democrazia Cristiana. Quella che formalmente si presenta come un’intesa circoscritta alle imminenti scadenze delle urne comunali è infatti il preludio a un accordo a tutto campo destinato a ridisegnare gli equilibri politici dell’isola.
L’obiettivo immediato dell’alleanza punta a mettere al sicuro i seggi in vista della prossima e cruciale competizione per il rinnovo dell’Assemblea Regionale Siciliana, superando senza affanni la tagliola dello sbarramento prevista dalla legge elettorale. Tuttavia, lo scenario che si sta delineando va ben oltre una semplice convenienza del momento. L’orizzonte più probabile parla di una federazione strutturata a livello regionale o, addirittura, del trasferimento definitivo e in blocco dei parlamentari che furono in campo con Totò Cuffaro direttamente alla corte di Luca Sammartino, il vero stratega di tutta l’operazione.
Il piano di consolidamento risponde anche a precise esigenze personali e di percorso politico dello stesso Sammartino. Le indiscrezioni parlamentari indicano infatti che l’esponente politico con ogni probabilità non siederà a Palazzo Reale di Palermo nel corso della prossima legislatura, preferendo optare per un collegio nazionale alle elezioni politiche, una scelta che offre molte più garanzie e tutele in virtù dei procedimenti giudiziari attualmente in corso a suo carico.
Una transizione così radicale e repentina non si preannuncia comunque priva di scossoni interni e di forti resistenze. All’interno della Democrazia Cristiana non tutti i quadri dirigenti e i militanti sembrano disposti ad accettare passivamente quella che viene apertamente percepita come una sorta di annessione forzata al Carroccio. Per i dissidenti contrari al matrimonio politico con la Lega potrebbero quindi aprirsi altre porte e diverse prospettive di posizionamento, a cominciare da un comodo approdo nelle file di Forza Italia.
Gli azzurri hanno da poco avviato una profonda riorganizzazione interna nell’isola grazie alla recente nomina del nuovo commissario regionale Nino Minardo, che potrebbe essere pronto a raccogliere i pezzi e i malumori di un’area moderata e centrista in forte fermento e contraria alla trazione salviniana.
Nel frattempo, la prova di forza agrigentina è andata in scena in totale spregio dei diktat e degli avvertimenti arrivati dal vertice istituzionale della Regione Siciliana. Il presidente Renato Schifani aveva infatti avvisato i membri della sua giunta che non avrebbe gradito la loro partecipazione a eventi elettorali nei territori laddove il centrodestra si fosse presentato diviso alle urne. L’appello del governatore è rimasto del tutto inascoltato e ignorato. Sul palco allestito per l’evento, al fianco del ministro Matteo Salvini, si sono schierati apertamente ben tre assessori regionali in carica della giunta Schifani, lo stesso Sammartino, l’altro leghista Mimmo Turano, e Nuccia Albano, rientrata in giunta per la DC appena tre settimane fa.
Sul palco non c’era, né del resto avrebbe potuto esserci, Totò Cuffaro, visti i rigidi divieti legati alle sue vicende giudiziarie che gli impediscono di avere contatti diretti con esponenti del mondo politico. A testimoniare la saldatura e la profonda vicinanza tra le due forze politiche vi era però Marco Zambuto, già sindaco della città dei Templi e oggi compagno della figlia dell’ex presidente della Regione.
Al di là dei retroscena, delle strategie e delle ambizioni personali, la parola passerà adesso alle urne e al tempo. I pezzi sono tutti sulla scacchiera, non resta che attendere.